L’allarme dei giovani farmacisti del Molise: siamo tra le categorie più a rischio e ancora non siamo vaccinati

Il Presidente Agifar, dott. Gianluca Di Rita: «Abbiamo inviato diverse missive ai vertici della sanità regionale ma senza risposta. Stiamo valutando un ricorso in Procura»

«Siamo dei presìdi essenziali sul territorio. Siamo costantemente a rischio contagio. Ma per noi giovani farmacisti la vaccinazione è ancora lontana». A lanciare il grido d’allarme è il presidente dell’Agifar (associazione giovani farmacisti del Molise), il dott. Gianluca Di Rita. «Vogliamo sottolineare – ha detto ancora il presidente Di Rita – la condizione che stiamo vivendo e il conseguente ritardo nelle vaccinazioni. L’Asrem non ha chiamato, ad oggi, molti giovani colleghi e non sono stati rispettati, in Molise, quelli che erano gli accordi previsti dai piani nazionali per le vaccinazioni degli operatori sanitari. Molti colleghi dei altre regioni hanno ricevuto la prima dose del vaccino Pfizer che ha un “periodo finestra” di immunizzazione tra primo e secondo richiamo di circa 40 giorni. Da noi, come ho già evidenziato più volte, ancora non parte la campagna di vaccinazione tra i più giovani. Solo alcuni titolari delle fasce di età più alta sono stati vaccinati. L’Asrem, ad oggi, non ci ha ancora contattati. Il 30 dicembre 2020 abbiamo inviato una prima lettera indirizzata al presidente Toma e ai vertici della sanità regionale (Giustini, Grossi, Gallo) per avere spiegazioni in merito. Successivamente dopo una sorta di piano vaccinale ci hanno assegnato, a nostro modo di vedere ingiustamente, il vaccino AstraZeneca che ha un periodo finestra di immunizzazione tra primo e secondo richiamo di 3,4 mesi. Noi – ha concluso il dottor Di Rita – siamo presìdi essenziali sul territorio. I dati purtroppo evidenziano la morte di molti farmacisti. Noi ad oggi, giovani dai 24 ai 40 anni, non siamo ancora stati vaccinati. Per questo come associazione di giovani farmacisti molisani denunciamo quanto sta accadendo e stiamo valutando se presentare un esposto in procura. Abbiamo inviato anche altre due lettere ai vari rappresentanti regionali ma nessuno si è degnato di rispondere».