L’Afghanistan dimenticato

di Marianna Meffe

Le emergenze del presente hanno spesso l’effetto di farci dimenticare le altre crisi che in passato hanno suscitato il nostro sconforto.

È quello che sta succedendo ora con l’Afghanistan. Dopo i suoi “15 minuti di popolarità” nell’agosto del 2021, ora sembra passato in secondo piano rispetto ad altre questioni ed altre guerre.

Ma non dobbiamo dimenticare che anche se la manifestazione esteriore della guerra lì è finita, una guerra interna si combatte ogni giorno.

Il mondo sembra aver dimenticato che c’è un pezzo di Terra dove un genere intero è stato destinato all’oblio.

Dove l’esistenza stessa della donna viene negata, la sua identità confinata in un largo burqa blu scuro, uguale per tutte, con una rete che non permette neppure di vederci bene e che elimina l’individualità, restituendo solo l’idea di donna afghana a cui ci fa comodo abituarci.

In realtà, non è normale per nessuno e dobbiamo lavorare affinché normale non lo diventi mai.

Il loro sacrificio non è minore solo perché è già successo in passato.

Quando, nell’agosto 2021, in seguito al ritiro delle truppe americane, i talebani hanno riconquistato il paese per la prima volta dal 2001, alle promesse di un regime diverso non ci aveva creduto nessuno.

E infatti ora le ragazze sopra i 12 anni non hanno diritto ad alcuna istruzione.

Le immagini di donne sui manifesti, sulle insegne, nelle locandine dei film e dei negozi vengono deturpate o cancellate.

Pochi giorni fa è arrivato l’annuncio che le donne potranno uscire di casa solo se coperte da capo a piedi, l’ultima di una lunga serie di restrizioni.

 D’altronde, il burqa era già tornato nelle case afghane, per paura di ritorsioni.

Col passare dei mesi, le donne sono state private della pace, dell’istruzione, della libertà, dell’indipendenza, del futuro.

Pangea è un’organizzazione che in Afghanistan c’è sempre stata: dal 2003 ha avviato progetti di microcredito e imprenditorialità femminile per accompagnare le beneficiarie nella scoperta delle proprie capacità, in un percorso per l’indipendenza e l’autosufficienza economica.

Al fianco delle donne afghane da quasi venti anni, questa Onlus anche ora fa parte di coloro che non fingono di non vedere: stanno continuando la loro missione umanitaria, con distribuzione di cibo e altri beni di prima necessità e l’organizzazione, con le dovute cautele, di progetti di istruzione.

Possiamo sostenere Pangea facendo una donazione, anche di soli 10 euro, oppure comprando bomboniere e regali solidali, come queste bellissime spille, o anche donando loro il 5×1000.

Ogni singolo euro viene speso per aiutare le famiglie più bisognose e accompagnare le donne afghane e i loro figli nella loro lotta per la libertà.

Lotta che ha subìto un duro colpo, ma non si è fermata mai, perché anche ora queste donne continuano a chiedere giustizia, a mostrarsi col capo scoperto, a combattere il sistema oppressore come possono.

Ed è un nostro dovere morale non lasciarle sole e non chiudere gli occhi di fronte all’Afghanistan.