L’accorato appello di una famiglia: diteci se nostro padre è positivo

L’uomo è ricoverato al Cardarelli. I familiari: siamo stati con lui sino al 23 marzo

«Abbiamo appreso solo dalla stampa che una persona a Campochiaro, il paese dove abito insieme alla mia famiglia, è positiva. Quella persona potrebbe essere mio padre, ricoverato dallo scorso 23 marzo con febbre alta e crisi respiratorie. Se così fosse vorremmo saperlo perché, da quando si è sentito male la prima volta, a turno siamo stati tutti vicino a lui».

Inizia così lo sfogo di una insegnante di Campochiaro che, ad oggi, non sa ancora se il padre è positivo o meno al Coronavirus.

«La nostra odissea – continua – è iniziata lo scorso 12 marzo. Mio padre, che già stava curando una patologia pregressa, si sente male. Ha una crisi respiratoria. Così allertiamo il 118 e sul posto arriva l’ambulanza. Il personale “indossa” solo una mascherina (ma non le tute). In quell’occasione a mio padre fu fatto solo un elettrocardiogramma che risultava normale a loro parere; noi lo volevamo ricoverare ma, di fatto, c’è stato il diniego, lo hanno lasciato a casa nonostante le comorbilità. Per questo, il giorno seguente, abbiamo chiamato il medico di base che ci ha dato una cura e abbiamo proseguito con una terapia domiciliare. Nel frattempo nostro padre è stato a contatto naturalmente con mia madre e a turno con tutti noi figli. La situazione il 23 marzo si è aggravata. Mio padre ha avuto crisi respiratorie sempre più frequenti e febbre alta. A quel punto abbiamo allertato nuovamente il 118 che questa volta ha provveduto al trasporto e al ricovero in ospedale.

Ad oggi – conclude la donna – ufficialmente non sappiamo se mio padre ha il Coronavirus. L’Asrem, malgrado numerose sollecitazioni, ancora non ci comunica nulla. Come anticipato abbiamo appreso solo dagli organi di stampa che c’è un positivo a Campochiaro e l’abbiamo associato a nostro padre. Vorremmo sapere se è lui e, pur avendo noi utilizzato tutte le precauzioni del caso in questi giorni, mettendoci in isolamento volontario, se è il caso che vengano effettuati tamponi anche su noi, sul resto della famiglia che è stato a costante contatto con nostro padre perché, lo ribadiamo, necessitava di costanti cure e attenzione».