La zona archeologica di Altilia in stato di completo abbandono

La denuncia di Pasquale Giordano che ha inviato una lettera al ministro Bonisoli

In una lettera inviata al ministro Bonisoli, alla dirigenza del Mibac Molise, Pasquale Giordano denuncia lo stato di abbandono di Altilia.

«Vi scrivo – si legge nella nota a firma di Giordano – per condividere con voi il senso di vergogna che ho provato nel visitare il sito Archeologico di Saepinum (conosciuto anche come Altilia) presso il comune di Sepino (Campobasso). È da presumere e, spero, che sia anche a Voi noto che sto parlando di un luogo di elevatissimo pregio archeologico decantato da Tito Livio a Mommsen, Piovene e tanti storici e scrittori di chiara fama. Il dubbio che non conosciate il Sito è lecito, e per Voi sarebbe minor colpa, visto lo stato di abbandono in cui versa. In proposito, allego un corredo fotografico per suscitare in chi legge i sentimenti di rabbia e di sdegno che ho provato nel vedere Saepinum soffocata da erbe e siepi, uno scrigno archeologico purtroppo ubicato in Italia (peraltro nel povero Molise) e non in altro Stato Europeo che ne avrebbe avuto ben altra cura ed utilizzo.

Questa la situazione: Il lastricato del Foro è quasi irriconoscibile per le erbe sovrastanti; mentre il basolato del Cardo sud-est è omologabile al sentiero di un parco: nessuna pietra traspare. La vasca in pietra del Macellum (in prossimità della Basilica) è sommersa da erbacce; allego per un raffronto una foto pregressa al “vandalismo” amministrativo odierno.  Stesse pietose condizioni per il Pranaos e il Podio del vicino Tempio.  Così pure per le Orci interrate (zona degli opifici), e per l’intera zona termale (adiacente alla maestosa Porta di Boiano) quasi invisibile ed in piena apnea erbacea. Le Torri, ormai anonime (in primis quella prospiciente il Teatro), sono aggredite fino alla sommità. Ma la cosa che più procura sbigottimento e allarme sono le piccole, diffusissime piante che spuntano ovunque tra le mura che circondano la città, minando la stessa stabilità dell’ Opus Reticolatum che, sopravvissuto nei secoli, testimonia l’ingegno dell’ antico popolo di Saepinum e la stupidità dei contemporanei. Le panchine della zona ristoro sono inutilizzabili e interamente coperte da sterpaglie.

Ma è tutta la Città di Saepinum che sta per essere sepolta da terra, erbacce e dalla insipienza di chi sarebbe tenuto a manutenerla e gelosamente custodirla. Altro? Qualche auto attraversa il sito percorrendo il Cardo (manca ogni adeguata cartellonistica di divieto di accesso dalla Superstrada). E Saepinum muore strozzata da ogni tipo di vegetazione; intanto, greggi e mandrie di vacche e buoi hanno libero accesso ed arbitrio. Occorre agire con urgenza per non cagionare ulteriori danni al Patrimonio Collettivo e restituire un minimo di dignità alla nostra Saepinum. Indirizzo la presente anche alla cortese attenzione dell’Onorevole Vittorio Sgarbi che ben conosce Saepinum e Sepino – da Egli pubblicamente definito tra i paesi più belli del mondo – sperando – conclude Pasquale Giordano – che non definisca “capra” anche me per non aver scritto prima».

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