La morte, il dolore, la sofferenza e la fede nella risurrezione

di don Mario Colavita

Oggi si parla sempre di meno di morte, sembra che l’uomo moderno, quello ipertecnologico eternamente connesso, abbia rimosso dal suo linguaggio la parola morte. 

La si usa poco. Quando una persona cara muore, non diciamo più è morta, usiamo modi di dire: è andato in cielo, non è più, è tornato alla casa del padre, è deceduto, è trapassato etc…! 

La parola morte dice una realtà dell’uomo! Vita e morte, dolore e sofferenza fanno parte della vita di ogni uomo contraddire questo è contraddire la natura umana.

La nostra fede cosa ci dice circa questa realtà? Una fede muta o silenziosa su argomenti del genere non è la nostra. La fede cristiana ha sempre annunciato come la risurrezione illumina la vita, diventa speranza nella morte e dopo.

L’annuncio della resurrezione è il non evidente, il non credibile per eccellenza, ma proprio questo è il nucleo della fede cristiana: fede in primo luogo nella resurrezione di Gesù Cristo, il Signore, e di tutti i credenti in lui. 

Come ha predicato l’apostolo Paolo, se Cristo non è risorto dai morti vana è la fede cristiana, e se non c’è resurrezione dei morti neanche Cristo allora ha vinto la morte, neanche lui è vivente per sempre.

Il Dio dell’amore non ci abbandona alla morte e nella morte, anzi leggendo bene la storia della salvezza, il figlio di Dio entra nella morte, muore per noi e la nostra salvezza e ne esce risorto!

La fede nella risurrezione, allora, illumina la morte anzi diventa il principio speranza per la vita credente. Un giorno risorgeremo, il nostro essere fatto di anima e di corpo, risorgerà!

Il brano del vangelo di questa domenica ci invita ad una profonda riflessione sulla morte, sulla risurrezione e sul nostro vivere in questo orizzonte.

La fede nella risurrezione con il tempo è maturata nella coscienza del popolo ebraico fino ad arrivare a Gesù. Nel racconto della persecuzione dei fratelli maccabei (II a.C) la certezza della risurrezione è affermata nonostante la barbarie della persecuzione così uno dei fratelli maccabei dinanzi al potere del re, afferma: “Tu, o scellerato, ci elimini dalla vita presente, ma il re dell’universo, dopo che saremo morti per le sue leggi, ci risusciterà a vita nuova ed eterna” (2Mac 7,9).

Il potere dell’uomo sull’uomo è dominio che dà morte ai vivi; quello di Dio è servizio, che dà vita anche ai morti. I sadducei, sacerdoti aristocratici, ricchi e materialisti, non credono nella risurrezione e ironizzano con Gesù. Lui risponde che i risorti sono figli di Dio: partecipano pienamente della sua vita. 

Nel confermare la fede nella risurrezione Gesù pone alla base Dio padre. Lui è il Dio della vita e non della morte pertanto chi crede in lui non è lasciato solo soprattutto nel momento della più grande debolezza e angoscia: la morte. 

La qualità della vita cristiana dipende in gran parte dall’accogliere questa fondamentale verità.

L’affievolirsi della fede nella risurrezione di Gesù rende di conseguenza debole la testimonianza dei credenti, perché se viene meno nella Chiesa la fede nella risurrezione, tutto si ferma, tutto si sfalda, mentre al contrario l’adesione del cuore e della mente a Cristo morto e risuscitato cambia la vita e illumina l’intera esistenza delle persone e dei popoli.

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