La maggioranza cade sullo stile e vota con la Calenda in ospedale

La consigliera regionale sferza i colleghi: «Nessuno ha chiesto la sospensione dei lavori sulle quote di genere. Mi sarei aspettata più rispetto»

CAMPOBASSO. Lo spettacolo deve andare avanti ma non sempre, volendo tradurre e concludendo in altro modo il verso di una canzone di successo planetario, soprattutto quando uno degli attori protagonisti è momentaneamente fuori causa per motivi di salute a lui, ovviamente, non imputabili. È il caso della consigliera regionale di maggioranza, Filomena Calenda (Prima il Molise) che, lo scorso 29 ottobre 2019, accusò un malore durante un confronto acceso sulle “quote rosa” a Palazzo D’Aimmo con i suoi colleghi di coalizione (L’ARTICOLO QUI). A pochi giorni di distanza, la consigliera è tornata sull’episodio, dal suo profilo social ufficiale, non risparmiando bordate agli stessi colleghi rei, «con un’ambulanza fuori dall’aula e un consigliere costretto al ricovero in ospedale», di non aver «avuto l’accortezza di sospendere temporaneamente i lavori de Consiglio regionale e capire cosa stesse accadendo. Mi sarei aspettata maggiore rispetto nei confronti di una collega. Tra l’altro tutti erano a conoscenza della mia volontà di voler intervenire nel dibattito sulle quote di genere. Ma i numeri sono numeri e un consigliere in ospedale che avrebbe votato a favore della proposta è un problema in meno da affrontare per la maggioranza. Che caduta di stile…».

Messaggio crudo, ma soprattutto forte e chiaro per chi ha deciso di tirare diritto infischiandosene del cosiddetto “garbo istituzionale” che resta spesso e volentieri solo un’espressione estemporanea del tanto agognato linguaggio del “politicamente corretto”. Tuttavia, la Calenda ha comunque ringraziato «tutti per l’affetto e la vicinanza che mi avete dimostrato in questi giorni. Siete stati tantissimi. Spero di gettarmi al più presto alle spalle questa brutta pagina della politica regionale». E con lei anche coloro che magari, prima di piantare la solita bandierina per l’approvazione di questo o quel provvedimento con il solito colpo di mano, ricordassero che esiste anche uno stile e un garbo istituzionale. Non scritti in nessuno statuto o regolamento, certo, ma spesso puntualmente ignorati.  

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