La lettura come “arma” di felicità

di Luigi Castellitto

Prima di internet, della televisione e degli smartphone leggere era un’attività predominante, uno dei maggiori riferimenti culturali e un consolidato passatempo. Ma la sua essenza positiva va ben oltre l’idea che può dare a prima vista.
Le radici della lettura vista come fonte di benessere sono remotissime. Nella Grecia antica, pensatori come Aristotele credevano che la letteratura avesse effetti di guarigione; idea condivisa anche dai Romani. Shakespeare, nel Tito Andronico, fece dire: «Vieni e scegli un libro dalla mia biblioteca personale e attenua il tuo dolore». Un riconoscimento ancora più imparentato con la medicina in senso stretto avvenne nel XVIII secolo, quando in Europa delle librerie entrarono a far parte di ospedali psichiatrici. Inoltre, un medico dei primi del Novecento prescrisse ai pazienti della clinica in cui lavorava la lettura di romanzi nell’ambito di trattamenti di diversi disturbi psichici, inserì quindi la libroterapia nel suo trattato di psichiatria.
Ma non è necessaria una conferma da fonti ufficiali, quasi tutti ci accorgiamo sulla nostra pelle del potere benefico dei libri. Non si tratta solo di cultura, di imparare o disconnettersi per un po’ dalla realtà, leggere è un intenso percorso di approfondimento personale, aiuta a scoprire il mondo e noi stessi, è un’attività che nutre l’anima.
Ad occhio può sembrare una pratica solitaria, che dà una sguardo sull’Universo ma che rimanga a noi, che i pro siano confinati all’interno della nostra persona, invece sono parecchi anche i vantaggi “sociali” che fornisce, di integrazione. Essa migliora la capacità di entrare in empatia con gli altri, in quanto aumenta l’abilità di comprendere le situazioni pubbliche con maggior profondità d’analisi. Rafforza anche la capacità di percezione verso il prossimo, specialmente se di diversa cultura, in quanto tramite la lettura ci si confronta con personaggi ed emozioni anche molto distanti o, viceversa, universalmente condivisi. Noti anche i benefici più concreti, ad esempio sulla memoria. Così come i muscoli, anche il cervello necessita di allenamento e, durante, la lettura si è portati a sforzare doti come l’immaginazione, la capacità di codifica e di immagazzinare informazioni. Questo esercizio, inoltre, migliora la capacità di concentrazione.
Esiste anche una sostanziale differenza rispetto ad altri media: i libri ci permettono di “premere pausa” per avere il tempo di elaborare e riflettere, al contrario di televisione, cinema, radio, teatro, che danno un segnale continuo a cui dobbiamo stare dietro.
E chi direbbe mai che possono esistere anche vantaggi strettamente fisici? Secondo un sondaggio della National Endowment for the Arts d’America chi legge pratica più sport e partecipa ad attività all’aperto con maggior propensione rispetto ai non-lettori.
Se da un lato la “comunicazione lampo” e gli strumenti più recenti hanno livellato i tempi dedicati alla lettura pura verso il basso, è vero anche che diverse invenzioni ne hanno aiutato la diffusione: internet ha permesso un notevole approvvigionamento di informazioni, un costante scambio di pareri e gusti, e sono nati anche nuovi modi per leggere (vedi ebook e simili) ed acquistare libri.
Ma tutti questi lati positivi come possono essere valorizzati? Si sa che l’Italia non ha una buona media di lettori al confronto di altri paesi europei, ed esistono differenze sostanziali anche tra territori della Penisola stessa. La presenza di biblioteche pubbliche dovrebbe essere una prassi, invece Campobasso sta attraversando un brutto momento in tal senso, essendo venuto a mancare tale supporto. In soccorso alla mancanza sono nate altre librerie private che si sono affiancate a quelle storiche, ma ciò non basta. Le scuole invitano alla lettura, ma il minor numero di lettori si registra non nei bambini, ma negli adulti, che andrebbero invogliati con maggiori iniziative: più eventi pubblici dedicati ai libri, più possibilità di formarsi come autori o addetti ai lavori, sovvenzioni e vantaggi per i lettori. L’invogliare ai libri in famiglia deve essere un punto fermo, infatti i dati ufficiali precisano che i componenti, se lettori o non, si influenzano l’un altro. Insomma, forgiare l’idea che la lettura rimane un punto cardine dell’essere umano.
Kafka diceva: «Un libro deve essere un’ascia per il mare ghiacciato che è dentro di noi».

Questo sito utilizza cookie per migliorare l'esperienza per l'utente. Per ulteriori dettagli puoi consultare la pagina dedicata. Accetta Dettagli

WP Twitter Auto Publish Powered By : XYZScripts.com