La Lego dice addio alle etichette di genere. Quali riflessi psicologici per i bambini?

Può un mattonino “neutro” confondere a livello psicologico e comportamentale i bambini? Oppure li lascia liberi di esprimere il proprio essere? Per l’appuntamento con le interviste del Quotidiano del Molise abbiamo interpellato la psicologa Serena Porfirio su uno dei temi di più stretta attualità: la decisione della Lego e di altre case produttrici di giocattoli di eliminare le etichette che definiscono i giochi adatti ai bambini e quelli adatti alle bambine per dire addio agli stereotipi di genere. Un modo per garantire a tutti la possibilità di “poter costruire – afferma proprio la Lego – qualsiasi cosa gli piaccia indipendentemente dall’identità di genere, giocando in un modo che aiuti a sviluppare e realizzare il talento unico”. Un approccio che per i più conservatori rischia di apparire fin troppo rivoluzionario per un tema spesso avvolto nel tabù. Quanto può influire questo “essere neutrale” dei giochi sullo sviluppo psico-cognitivo dei bambini?

Il gioco è l’attività chiave nello sviluppo dei più piccoli. Attraverso di esso i bimbi acquisiscono numerose competenze cognitive, emotive e sociali. Inoltre, esso contribuisce fortemente allo sviluppo dell’identità di genere. Quando si parla di identità di genere ci si riferisce alla relazione tra il proprio sesso biologico e i vissuti relativi ad esso.

Esiste poi un ruolo di genere che è costituito dalle aspettative che le altre persone hanno rispetto ai comportamenti “appropriati” di un maschio o di una femmina. Bene la scelta dei giochi “da maschio” o da “femmina” è operata dagli adulti che accudiscono il bambino e proietta su di esso tutte le aspettative legate ai ruoli di genere.

Il ruolo di genere viene appreso tra i 3 e i 7 anni, attraverso l’osservazione e l’imitazione. E i principali luoghi di questo tipo di apprendimento sono la famiglia, la scuola e il gruppo dei pari, e soprattutto gli adulti condizionano il modo di comportarsi di bimbi in modo che si conformino alle norme sociali previste per il loro genere.

In che modo i nostri comportamenti influenzano i ruoli di genere dei nostri figli?

Osservando cosa fanno i genitori, i bambini imparano cosa significa essere uomo o donna nella propria cultura. A 2 anni i bambini riconoscono già quali giochi sono per maschi e quali per femmine perchè spesso i loro comportamenti vengono rinforzati dai genitori sia in modo esplicito (ma quello è un gioco da femminucce) che più indiretto (sei proprio brava a pettinare la tua bambola). I genitori generalmente rinforzano più positivamente quando i bambini giocano con qualcosa più conforme al loro sesso. I bambini in questo modo imparano cosa si aspetta il genitore e questo influenza precocemente le loro scelte. Quando ad una bimba viene ripetuto più volte che “è molto dolce quando gioca con la bambola” e a un bambino che “non deve piangere perche è forte”, stanno imparando che la dolcezza e la forza sono caratteristiche positive da associare al loro ruolo di genere.

non solo il nostro comportamento influenza il ruolo di genere dei nostri figli, ma il gradimento dei giocattoli è mediato anche dal contesto. Entrando in un negozio di giocattoli per bambini è molto facile identificare il reparto femmine e quello dedicato ai maschi. Il primo è caratterizzato dalla presenza di giochi pensati per indurre una maggiore espressione emotiva, proponendo loro attività in cui ci si prende cura degli altri (bambole, accessori per la cucina) o di se stesse (trucchi, vestiti, spazzole). Nel reparto dei maschietti, invece, troveremo per lo più giochi che tendono a valorizzare la competizione e l’aggressività (supereroi, guerra) oppure a svolgere alcune attività (palle, giochi scientifici).

Spesso sono i bambini a chiedere i giochi che noi adulti riteniamo più adatti. Come si spiega questo comportamento?

I bambini si adattano a questi stereotipi. Già da molto piccoli, impariamo che verremo maggiormente apprezzati dagli altri se confermeremo le loro aspettative: chiedere e utilizzare i giocattoli “giusti” è un’ottima strategia per farsi accontentare dai grandi e per essere accettati nel gruppo dei pari. In realtà ogni bambino, maschio o femmina che sia, dovrebbe essere lasciato libero di esplorare qualsiasi attività trovi interessante. Le scelte di genere sono importanti perché rafforzano l’identità biologica, ma è altrettanto importante consentire a maschi e femmine di dedicarsi, se lo desiderano, a giochi e attività considerati comunemente più confacenti all’altro sesso. Ogni gioco permette al bambino di sviluppare determinate abilità, e non c’è genere all’interno di un gioco

Proporre ai piccoli giochi pensati per entrambi i generi, contribuisce allo sviluppo di una serie di capacità emotive, cognitive e relazionali che dovrebbero essere trasversali alle persone e non legati al proprio genere! Un bambino che cucina o che riordina una casa di bambola non dovrebbe scandalizzare più nessuno, anche perché probabilmente da grande quel bambino dovrà condividere con un/una partner i compiti necessari alla vita quotidiana. E una bambina deve essere libera di poter scegliere anche giochi e attività sportive che, per tradizione, vengono considerati “maschili”, senza per questo essere definita un “maschiaccio”.

Qual è il giocattolo giusto? Come comportarsi dunque di fronte alla scelta di un giocattolo da offrire a un bambino o a una bambina? Meglio sceglierne uno che rafforzi la distinzione di genere o uno “neutro”, che vada bene sia per maschi sia per femmine?

La risposta è che, come per altri aspetti della vita quotidiana, non occorre essere rigidi. Questo non significa dare un accesso esclusivo ai giochi neutri eliminando tutto ciò che di rosa e blu si trova nelle nostre case. Ci sono giochi che attirano più l’interesse dei bambini e altri che vengono scelti più frequentemente dalle bambine. Bisogna comprendere che i giochi, qualunque essi siano insegnano abilità, fanno crescere le capacità fisiche, cognitive e comunicative dei bambini. Con i giochi il bambino capisce chi è, cosa è giusto e sbagliato fare, quali sono i limiti propri e delle altre persone, quali sono le sue inclinazioni, come rapportarsi con gli altri e con le proprie emozioni.

Tutti gli stereotipi di cui abbiamo parlato finora portano ad una serie di conseguenze di rilievo, basti pensare alla disuguaglianza di genere presente nel sistema scolastico e sociale.

La maggiorparte degli studenti propende verso l’area scientifica, mentre le studentesse verso l’area umanistica e soprattutto di cura. Queste differenze emergono già alla scelta della scuola secondaria, alle superiori, ma all’università sono chiare e nette, dove il 94% delle laureate in scienze della formazione primaria è donna, mentre in ingegneria i ragazzi sono il 75%.

È culturale, non naturale che le femmine abbiano una propensione per le materie legate all’accudimento: la ricerca ha dimostrato che non ci sono differenze nelle abilità matematiche e scientifiche tra maschi e femmine. Tuttavia in genere le ragazze credono di essere meno brave in queste materie rispetto ai ragazzi. La maggiorparte delle donne che non sceglie certi percorsi accademici come nelle stem (scienza teconlogia ingegneria e matematica) è dovuto a barriere psicologiche create dagli stereotipi di genere. Questo perché gli stereotipi di genere influenzano le credenze delle persone e di conseguenza i comportamenti e le scelte personali come la selezione della carriera universitaria. Le differenze di genere sono il risultato di cio che si aspetta a società da uomini e donne. Gli stereotipi di genere sono dinamici se i ruoli di genere cambiano (come i lavori che svolgono uomini e donne) anche gli stereotipi di genere possono cambiare portando a sua volta un modo diverso di concepire se stessi e quindi di comportarsi.