La favola dell’educazione motoria potenziata

di Sergio Genovese

Nel lontano 1975 dopo aver superato il concorso per entrare all’ISEF di Napoli misi piede nell’universo di una vera accademia dove si superavano anche le otto ore di sport al giorno.

Momenti indimenticabili che in un contesto di una grande città dalla grande tradizione universitaria, ti inserivano dentro un dibattito che già da allora ( 47 anni fa)  parlava della importanza di ottenere  più ore settimanali nelle scuole in particolare quelle primarie. Da quel tempo si sono succeduti decine di Ministri e decine di Presidenti del CONI.

Ognuno per proprio conto si è sempre dichiarato sicuro di arrivare alla riforma che non è mai arrivata, lasciando le cose ferme addirittura all’epoca Gentiliana. L’ultima impennata è stata quella di Malagò che, qualche anno fa, dava per certo l’inserimento di un docente laureato in Scienze Motorie nella Scuola primaria, ultimo tentativo in ordine di tempo, che ha seguito  il vento della disfatta. Da qualche giorno, il sottosegretario del Ministero della Pubblica Istruzione Rossano Sasso, in visita a Campobasso, ha rilanciato il vaticinio annunciando nuove prospettive e più spazi per l’educazione motoria nelle Scuole.  Più di qualche perplessità sopraggiunge a chi da quasi cinquant’anni ascolta la melodia di promesse mai mantenute soprattutto perché gli intestatari  non hanno mai avuto il pathos giusto per raggiungere l’obiettivo.

Aggiungerei che le responsabilità di un passo avanti mai conquistato vanno assegnate anche al mondo accademico perché le trasformazioni degli ISEF (vere accademie di sport) in facoltà universitarie, ha denuclearizzato la figura del docente di Educazione Motoria a metà tra un dottore ed un preparatore fisico. Anzi sembra che il percorso di studi incoraggi lo studente ad indossare più un camice bianco che una tuta. E’ evidente che questo quadro intriso di confusione nel quale appare incerta la identità di chi si laurea in Scienze Motorie, certamente non ha contribuito a convincere i legislatori di turno a potenziare l’inserimento della disciplina nelle Scuole.

Inoltre, come lasciavo intuire, mentre ieri il professore di Educazione Fisica era innanzitutto un educatore che si serviva dello sport per preparare alla vita il giovane, oggi sembra più preposto a farti crescere i deltoidi  ed i pettorali per poter, nell’edonismo imperante, recitare al meglio la parte. Proprio questa identificazione non ha contribuito a convincere gli sciatti iscritti al club degli spocchiosi, che la laurea in Scienze Motorie fosse un titolo di studio di pari consistenza rispetto a quelle santificate dimenticando che sono le persone che valorizzano i successi formativi conseguiti e non le pergamene appese in bella vista negli studi delle proprie case.

Si può avere un asino di ingegnere informatico ed un bravo laureato in Scienze motorie che a sua volta può essere un ciuco rispetto ad un intraprendente laureato in legge. Detto questo, appare ovvio che se le scuole allargassero gli spazi per realizzare un progetto educativo/motorio sarebbe  ’eldorado per chi nel suo piccolo ha cercato di difendere sempre la dignità della disciplina. Le nuove generazioni, sulle quali sembra non riverberare  un livello di passione simile ai mostri sacri che a Campobasso si sono chiamati Carlo Ciaccia, Enzo Risi, Enzo Mancini, Guido ed Antonio Cavaliere, Giulio Simpatico, e tanti altri,  avranno il compito di riportare nelle palestre e sui campi di gara flotte di studenti come succedeva una volta. La vedo difficile ma non impossibile.