La dura realt? dei migranti nel Molise ‘felix’

Tristemente il Molise ? percepito da pi? parti come un ?buco nero? nella cartina d?Italia. Qui sembrerebbe che Storia ed Arte non siano mai passate, una specie di terra aliena refrattaria a seguire le vicende del resto della Nazione.
E? questa un?errata percezione, pi? endogena che esogena. Infatti i molisani per primi (spesso complici consapevoli di tale interpretazione) credono di vivere in un?area tutto sommato beata: non ricca, culturalmente sonnacchiosa, ma sicuramente tranquilla, ben lontana dalle amare problematiche della pi? cinica quotidianit?.
Ma la realt? ? stata ed ? ben diversa! E se il Passato lo si deve apprendere dai libri, il Presente -invece- lo si pu? analizzare ?in diretta? mentre si va materializzando, davanti ai nostri occhi, in tutta la sua crudezza. Nello specifico a turbare i ?i tranquilli sonni? ? la dura realt? dei migranti. Un problema che fino ad ora pareva riguardasse il Volontariato, gli attivisti impegnati nel sociale, qualche prete dal pulpito e, soprattutto, altre zone d?Italia. Ma da un po? di tempo il numero crescente di ?bisognosi?, ed il dovere di solidariet? nazionale, hanno coinvolto ampiamente anche il ?Molise Felix? nella tragica avventura chi ha intrapreso un (a volte mortale) viaggio della Speranza.
Emblematica ? la quotidiana coda di persone che, in via Tiberio, aspetta di espletare negli uffici della Questura alcuni dei passaggi burocratici necessari a regolarizzare la propria posizione. Il loro numero, e la necessit? di non ?perdere il posto in fila?, li porta ad organizzarsi in autentici bivacchi di fortuna, con tanto di generi di sopravvivenza: viveri, materassi e quanto necessario al loro breve stazionare… e ci? non passa inosservato alla perplessa cittadinanza, che transita e si interroga.
Pazientano costoro a ridosso del vecchio e fatiscente Macello, emblema del progressivo degrado di una Citt? che non riesce a recuperare i suoi spazi storici. Sono dignitosi e sereni, confidando in un futuro migliore. Aspettano che si aprano cancelli della Questura, edificio simbolo dello Stato, di quello Stato attraverso il quale sperano di entrare in Europa. Oltre alle problematiche contingenti quali accoglien-za, ospitalit? ed integrazione, nolente o volente anche il Molise ? stato investito da quel mutamento della Societ?, che a breve -indipendentemente dai risultati di tal processo- dovr? di fatto definirsi multietnica.
La Storia bussa alla nostra porta e noi rischiamo di non essere pronti, vittime di pregiudizi o di luoghi comuni, di disattenzione o di snobismo intellettuale. Non ? un semplice transito migratorio, bens? ? un Mondo che sta cambiando nel profondo… e lo far? comunque con o senza di noi! P.G.

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