La dura legge del gol

GENNARO VENTRESCA

Ci vollero tre tentativi per veder vincere l’Adelmo. E un pacco di bigliettoni. Circolava ancora la lira. Tanto per rinfrescare la memoria: lo Zar Maiellaro versò sul suo  conto ben 120 milioni. Un po’ meno l’anno dopo, al terzo gli dissero: finisce qui. Taribello e Mancini furono i più pagati nell’anno del primato. Ma anche Orazio Mitri e Sasà Sibilli gonfiarono i loro portafogli. Per vincere servono tante componenti. Cominciando dai soldi. Che sono sempre al primo posto.

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Deve aver sofferto le pene dell’inferno SuperMario, il patron del Lupo. Non certo nel ritrovarsi di fronte un altro Supermario. Del calibro di Draghi. Ma per gli effetti della sfida nell’acquitrino di Fiuggi, città delle acque, non solo minerali, ma anche piovane. Dopo il bum bum del rigenerato Pierino Cogliati, il patron pensava di poter sorseggiare tranquillamente in poltrona un caffè, aspettando una terza piacevole segnatura. I suoi ragazzi stavano piegando i laziali come tanti fabbri una sbarra di ferro, lavorata dal fuoco.

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Quell’attimo di distrazione dell’intera difesa rossoblù gli ha fatto prendere spavento. Forse per questo, a vittoria acquisita, ha urlato al cielo un “Evviva!” che s’è sentito sino a Selva Piana. E c’è rimasto un po’ di sale quando gli hanno riferito che neppure un pugno di tifosi aveva atteso i ragazzi per ringraziarli della gagliarda prestazione. Lasciandosi andare ad un post su Facebook che ha preso in contropiede un po’ tutti i tifosi.

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Il campionato è una favola a calci. Piena di insidie. Nessuno lo dimentichi. Vincere è sempre difficile, specie quando si gioca lontano dal prato della Bomboniera che Goffredo cura amorevolmente. Su altri campi, pioggia a parte, c’è sempre tanto filo da torcere. Ho sempre apprezzato il cuore dei nostri ragazzi, specie sui campi stretti e sconnessi. Bisogna stare attenti alle trappole. Sempre presenti anche senza pubblico. Decisivo in altre circostanze. Basta ricordare le battaglie di Taranto, di Galatina, di Casarano. Al solo pensiero mi viene l’orticaria che di questi tempi dicono sia da evitare, per non confonderla con un contagio da Covid.

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Scrivemmo di aver buttato due punti a Castelfidardo, a chiosa di un modesto pareggio. Un pareggio che stando all’esito del recupero del Notaresco contro gli stessi “fisarmonicisti” è stato rivalutato. A conferma che il campionato è tortuoso, qualche volta bisogna sapersi anche accontentare. Non ha invece mancato il bersaglio la Recanatese che ha regolato con disinvoltura il Fiuggi, nell’altro recupero che ci interessava da vicino.

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Serpeggiando tra i miei pensieri notturni a palpebre spalancate, ancora non so darmi una risposta: come mai non siamo stati capaci di segnare lo straccio di un gol al modesto Giulianova? Rovistando tra i ricordi, a consolazione, trovo l’assurda sconfitta dell’Italia ai mondiali, contro la Corea. Decisa dal gol di un dentista, calciatore per hobby. Mentre mi brucia più forte lo scivolone casalingo del magnifico Campobasso di Mario Russo che, da capolista, dopo aver vinto ad Acireale per 3-0, perdette (0-1, gol di Cosa) al Romagnoli col Castrovillari, ultimo in classifica. Buttando via la C1.