“La donna delinquente e la prostituta”

L’eredità di Lombroso nella cultura e nella società italiane

L’Ottocento del Positivismo, dell’età eroica della scienza e del metodo sperimentale, ha da sempre avuto un lato umbratile molto spesso trasfigurato in termini letterari e condiviso dalla medicina, dall’antropologia, dalla giurisprudenza, dalla sociologia allora fra loro strettamente correlate. Lo si vede bene nel volume collettaneo La donna delinquente e la prostituta, a cura di Liliosa Azara e Luca Tedesco, docenti di Storia contemporanea presso l’Università di Roma Tre, che martedì 10 dicembre, alle ore 10.00, saranno ospiti dell’Università degli Studi del Molise. La presentazione del volume già ricordato, organizzato dalla Biblioteca di Ateneo, si svolgerà presso la Sala Fermi in collaborazione con il Comitato Unico di Garanzia. L’argomento trattato, infatti, non può che richiamare una quotidianità violenta nei confronti delle donne, nella quale sembrano sopravvivere ancora, anche sotto la formula subdola della battuta di spirito, sterotipie di genere che provengono da un percorso storico e scientifico ben definito. Nel XIX secolo, i progressi dettati dal Positivismo e dal metodo sperimentale finiscono per disegnare, oltre a innegabili avanzamenti, un crinale che all’occhio della contemporaneità appare obliquo, ricco di coni d’ombra, di inesattezze e, quel che è peggio, che si dimostra spesso in piena sintonia con la misoginia, più o meno dichiarata, che caratterizzava in negativo parte della società borghese e progressista del XIX secolo.

Cesare Lombroso morì nel 1909, ma la sua eredità ha caratterizzato a lungo la cultura italiana. Se le sue teorie sull’atavismo, sulle stimmate del male indagate per via anatomica e sull’inferiorità della donna sono oggi considerate soltanto nei termini di un importante documento storico, giustamente ma soltanto idealmente avulso dalla contemporaneità culturale, certi stereotipi sembrano duri a morire. Il volume collettaneo curato da Azara e Tedesco ripercorre attraverso i saggi di autori molto noti, come Mary Gibson, il lascito lombrosiano circa la normalità e la devianza femminili tanto nella riflessione teorica, quanto nei dispositivi normativi dall’ultimo decennio dell’Ottocento fino all’Italia repubblicana. Si va dalle teorie lombrosiane e dalle pratiche politico-istituzionali italiane tra XIX e XX secolo, di Tedesco, che si occupa anche della ricezione delle teorie lombrosiane e dal rapporto fra Cesare Lombroso e Paolo Mantegazza, riletto da Matteo Loconsole, fino alla «questione insoluta» dell’Italia repubblicana proposta da Azara. Naturalmente, l’isteria, vero fantasma di fantapatologia ottocentesca, immancabile in un volume come quello del quale qui si scrive, compare nel saggio di Emilia Musumeci, che trova un evidente collegamento con le pagine firmate da Annacarla Valeriano sulla devianza femminile in manicomio; ma è con i lavori di Tommaso Dell’ara e di Annalisa Cegna che si arriva al paradigma lombrosiano della “donna delinquente” nel regime fascista e alla condizione delle internate durante la dittatura, in un periodo storico maggiormente prossimo in termini cronologici alla nostra contemporaneità rispetto alla seconda metà dell’Ottocento nella quale visse e operò Cesare Lombroso. 

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