La crisi morde ma non per i dirigenti della Regione Molise che sono i più pagati d’Italia

Nel 2017 hanno percepito in media 118mila euro lordi ciascuno. Nel ricco e produttivo Veneto, solo per fare un esempio, “appena” 86mila

I dirigenti delle Regioni, quelli che occupano ruoli apicali negli enti, dovrebbero contribuire non solo a far funzionare la macchina amministrativa, ma anche a raggiungere risultati positivi per la realtà territoriale in cui svolgono il proprio lavoro.

Ebbene il Molise non solo è in recessione da un decennio, come ha certificato lo Svimez solo pochi giorni fa (-20 punti di Pil negli ultimi dieci anni), al netto dell’aumento dell’1% registrato nell’ultimo anno, ma ha anche i dirigenti della Regione più pagati d’Italia. Qualcuno potrebbe pensare ad uno scherzo o ad uno sbandamento frutto delle temperature elevate. Invece è tutto vero. Lo ha certificato la Corte dei Conti nel rapporto sui costi del personale di regioni ed enti locali appena pubblicato. In Molise i dirigenti regionali sono costati in media 118 mila euro lordi a testa nel 2017, facendo registrare un aumento del 38% rispetto al 2015. Nel ricco e produttivo Veneto, solo per fare un esempio, sempre nel 2017, i dirigenti sono costati 86mila euro l’anno. Una vera e propria contraddizione (eufemismo), se pensiamo alle condizioni in cui versa la nostra regione. Ma ingenerale gli stipendi dei dirigenti pubblici sono aumentati in tutto il Sud, dove la crisi si trasforma in recessione. Ma non per i vertici amministrativi. Chi occupa i piani alti delle burocra- zie regionali è riuscito a far impennare le proprie buste paga.

I 35 dirigenti della Regione Molise, nel 2017, come detto, sono costati in media 118mila euro lordi a testa, cioè il 37,87% in più rispetto a due anni prima. In Puglia (107mila euro medi) il costo medio pro capite dei dirigenti nello stesso periodo è cresciuto del 25,78%, superando sul filo di lana quello dei colleghi campani aumentato fra 2015 e 2017 del 23,56%. Facile immaginare l’invidia dei colleghi della Regione Veneto, che si sono fermati a 86mila euro pro capite, e mentre altrove gli stipendi lievitavano hanno visto il proprio costo medio scendere del 9,41%.

In Lombardia il malumore di fronte a questi numeri può essere tamponato dal fatto che i livelli retributivi sono più alti (110mila euro il costo medio dei 196 dirigenti regionali): ma anche lì, in due anni, la spesa pro capite è scesa del 5,65 per cento. Tutte queste cifre – ha spiegato Gianni Trovati ieri su Il Sole 24 Ore – si incontrano in una tabella a pagina 60 del ricco rapporto sui costi del personale di regioni ed enti locali che la Corte dei conti ha appena pubblicato. E al netto di qualche oscil- lazione annuale dovuta ai tempi di pagamento delle voci variabili mostrano una dinamica evidente. E indicano che le tante norme per stringere i bulloni degli organici dirigenziali non hanno funzionato dal punto di vista dei bilanci. La strada per aggirarle tutto sommato è semplice. Gli organici sono diminuiti, ma chi è rimasto in ufficio spesso ha potuto dividersi le quote “accessorie” degli stipendi di chi se n’è andato. Perché accanto alle somme di base (tabellari), lo stipendio del dirigente pubblico poggia su due altri pilastri, la retribuzione «di posizione», collegata al suo ruolo di responsabilità, e quella «di risultato», che dovrebbe essere misurata in base ai risultati suoi e della struttura che guida. Queste due voci sono finanziate dai fondi che ogni amministrazione ha in dote per il salario accessorio: voci che non si sono alleggerite in proporzione al numero dei dirigenti che diminuiva.

Risultato: negli ultimi tre anni passati sotto la lente dei ma- gistrati contabili i dirigenti regionali sono diminuiti del 10,4%, e sono oggi poco più di 4mila. Ma il loro costo medio è cresciuto del 4,4 per cento. Il tutto in attesa di un rinnovo contrattuale che non arriva: chiuso il contratto di medici e presidi, quasi ultimato quello dei dirigenti statali, restano in panchina solo i vertici amministrativi di Regioni ed enti locali. Ma il miracolo non è avvenuto ovunque allo stesso modo. E anche la geografia delle buste paga regionali divide l’Italia: nelle Regioni ord narie del Nord la spesa media per dirigente fra 2015 e 2017 è scesa del 2,5%, in quelle del Centro è aumentata del 3%, ma solo per il +14,3% fatto registrare dal Lazio, perché in Toscana, Marche e Umbria c’è sempre il segno meno, mentre al Sud si incontra un sontuoso +16,2 per cento. Il quadro non è troppo diverso dove lo Statuto è autonomo: con l’eccezione della Sardegna (-20%), il costo medio è praticamente fermo ovunque, tranne che in Sicilia dove cresce del 7,5 per cento.

Lo stesso gioco torna nei Comuni, ma con oscillazioni meno eclatanti perché nel comparto i soldi sono meno. Il quadro in questo caso è quasi statico. Ma anche qui c’è un dato che balza agli occhi: il costo medio dei dirigenti comunali è sotto i 100mila euro ovunque tranne che nel Lazio. Come mai? Facile. Sul dato laziale ha un peso determinate il Comune di Roma, dove si concentra quasi la metà dei dirigenti comunali della regione. E basta spulciare i dati della Ragioneria generale rielaborati dall’«Efficientometro» Ancitel per scoprire che Roma è la Capitale anche in fatto di stipendi al Comune: i dirigente tipo del Campidoglio guadagna 116.929 euro lordi all’anno, stracciando i colleghi di Milano (96.584 euro), Napoli (87.617) e delle altre grandi città.

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