La coscienza del limite

di Sergio Genovese

Il mio grande professore di Storia e Latino, Domenico Simonelli, ci ammaliava e ci incantava con le sue lezioni di vita spesso rinunciando a Seneca. Ci diceva: “E’ giusto essere ambiziosi ma bisogna sempre avere la coscienza del limite da non superare.” Nel mondo spappolato di oggi si tende ad affermare invece la coscienza dell’infinito, cioè tutto è possibile anche il sogno di diventare Ministro partendo dal basso. La rincorsa al successo debordante, la voglia di stare in una stanza di ufficio con i quadri di valore ed i salotti veneziani, con il personale che si genuflette,  è diventata la forza motrice di chi si trova immeritatamente al terzo piano e vuole addirittura salire in mansarda. Il carrierismo senza limiti, ha disunito le persone, le ha rese presuntuose ed ardimentose scompigliando le scale dei valori che sono diventate  optional mentre dovevano essere articoli di serie. Nel mondo della Scuola che è stato il mio mondo, di certi personaggi ne ho fatto collezione. Sono al terzo piano, ambiscono di salire all’attico, ma io li riporterei in cantina. Ma c’è un’altra coscienza del limite che in questi giorni guadagna la scena. E’ quella di Fabio Briatore che con l’arroganza del ricco che si è dimenticato da dove è partito, in questi giorni ha scandalizzato la piazza buona sempre meno popolata, sostenendo che, poiché dà  da mangiare a centinaia di famiglie,  la pizza deve avere un costo extra lusso. Si sono giustamente ribellati i pizzaioli napoletani difendendo la popolarità di un prodotto che ci ha resi famosi nel mondo non certo per merito dei fastosi e peccaminosi locali di Briatore al secolo Mister bla bla bla. Allo stesso proprietario del lusso da rovesciare in faccia alla gente normale, vorremmo ricordare che qualche giorno fa è morto un imprenditore tanto apprezzato, Leonardo  Del Vecchio, che pagava lo stipendio a 180.000 persone. Se avesse voluto seguire la astrusa teoria  del proprietario del “ Bilionaire “ un paio di Ray-ban  li avrebbe dovuto vendere a 700 euro! C’è poi la coscienza del limite di Luigi Di Maio, lo scissionista. Se ognuno di noi avesse risentito quello che affermava sino a qualche anno fa,  avrebbe fatto ricorso alla famosa azione del grande Totò, non la scena del “Mi faccia il piacere” ma quella più connotativa dell’occhio mantenuto aperto pronto ad accogliere una robusta dose di saliva. Tutti dovrebbero ricordare quando urlava che dopo due legislature si doveva tonare a lavorare perché  non andavano costruiti i modelli dei politici a vita e soprattutto tutti dovrebbero rimembrare come  si accaldava quando pensava a chi eletto in un partito ne faceva un altro senza dimettersi dal parlamento. E che coerenza! Infine veniamo alla coscienza del limite del nostro Presidente Toma. La sua legislatura volge al termine. Nel percorso intrapreso il Molise non ha visto una strada nuova,  un treno nuovo, un’ industria nuova, un programma ambizioso per arrestare la fine del nostro essere regione. Riproporre baldanzosamente la propria candidatura ci riporta alla coscienza del limite che se fosse esistita, come reclamava il mio grande Professore, avrebbe inibito gran parte del mio ragionare evitandomi di tormentare la tastiera.