La Cgil Molise: «Programmazione e gestione del territorio, urge chiarezza e condivisione»

Il segretario generale Paolo De Socio: «Guardare ad una nuova qualità dello sviluppo»

«Nel pieno della discussione relativa ai fondi ordinari e a quelli di programmazione europea 2021 – 2027 ci sarebbe la necessità di mantenere costante il confronto con tutti gli attori territoriali per provare ad operare scelte condivise anche in materia ambientale e di gestione del territorio». Inizia così una nota del segretario generale della Cgil Molise, Paolo De Socio, che continua: «La ribalta mediatica dedicata nelle ultime settimane al Molise, definita come una Regione da scoprire, richiama ancora di più l’esigenza di una definizione precisa degli obiettivi strutturali che indirizzino la nostra Regione verso una forma culturale di impostazione economica che guardi, come la CGIL dice da tempo, a una NUOVA QUALITA’ DELLO SVILUPPO.

In questa direzione, non aiutano sicuramente le contraddizioni dei diversi strumenti di programmazione intervenuti sul territorio e non aiuta nemmeno la proposizione campanilistica o partitica, proposta da sindaci e da amministratori a diverso titolo che, forse, troppo spesso pensano più alla propria gloria personale auspicando una tranquilla rielezione che allo sviluppo e al benessere del nostro territorio.

A prescindere dalle contraddizioni rilevate in questi giorni riferite alla perimetrazione del Parco Nazionale del Matese che sembrano dettate più da interessi di nicchia che da evidenze scientifiche riportate da Organismi nazionali preposti (come l’ISPRA), ci sarebbe da chiedersi come fanno a convivere idee contrastanti rispetto a diverse proposizioni fatte in un territorio che non sempre ha pensato alla sua tutela e al suo futuro anche in termini di provvedimenti legislativi.

Più volte, nel corso degli anni, ci siamo trovati di fronte al proliferare di zone industriali che hanno ospitato attività produttive sopravissute semplicemente nel periodo del “boom economico” legato tendenzialmente a sovvenzioni pubbliche. Zone industriali che, dobbiamo prenderne atto, sono diventate immense e tristi cattedrali nel deserto. Più volte abbiamo trovato nei cassetti impolverati di diversi Enti progetti ben pagati che parlavano di costruzione di parchi fluviali magari adiacenti a percorsi autostradali. Più volte siamo stati costretti a denunciare incuria ambientale legata anche alla mancanza di provvedimenti decisionali in zone tipo il venafrano che oltre all’inquinamento ordinario subiscono anche quello derivante da ecomostri realizzati e da realizzare nelle zone limitrofe. Lontani sono i tempi in cui, nel basso Molise grazie a una discussione politica di alto e altro livello e alla mobilitazione popolare si fermò il nucleare e lontani sono anche i tempi in cui si è persa la battaglia per scongiurare l’installazione di una, forse poco utile, centrale turbogas nei pressi del nostro litorale molisano.

Appare lontana anche l’epoca in cui una classe dirigente che sapeva guardare lontano nel rispetto delle legittime diversità, intuendo forse la poca credibilità del Molise come Regione industriale, contribuiva a indirizzare le scelte dei Comuni e anche degli organi di controllo preposti tipo la Soprintendenza, verso vincoli paesaggistici e/o ambientali.

Negli ultimi mesi, inoltre, tanto si è detto del Contratto Istituzionale di Sviluppo voluto dal Governo Conte, dal Governo Conte bis e gestito sopra le teste di diversi attori locali da Invitalia, che impegna risorse nella nostra Regione per un budget complessivo di 230 milioni di euro: la CGIL ha già espresso la propria opinione in merito denunciando che quando si tratta di investire su un territorio dove insiste una grave crisi demografica e occupazionale e dove sono presenti aree di crisi industriale semplici e complesse, la programmazione di somme così cospicue deve essere accompagnata da una idea precisa di cosa si voglia fare del nostro territorio nel breve, medio e lungo periodo.

Oggi, proprio agli organi dello Stato sul territorio, con la spinta di tutti gli attori Istituzionali e con un autorevole presa di posizione della Regione, andrebbe chiesto come farà a convivere, ad esempio, l’installazione di una stazione radio base di telefonia mobile che prevede la realizzazione di un ripetitore di 25/30 metri in agro di Oratino (considerato uno dei Borghi più belli d’Italia) in una zona dove è previsto un massiccio investimento proprio dei fondi CIS per la valorizzazione e la tutela del territorio anche a fini turistici.

La CGIL, pur comprendendo le ragioni di chi invoca la messa in atto di strumenti tecnologici utili non solo per la comunicazione ma anche per la proposta di processi inclusivi tipo la telemedicina per le aree disagiate, non entrando nel merito specifico della questione che oggi riguarda il piccolo Borgo Molisano ma che domani potrebbe interessare diversi luoghi della nostra Regione, chiede che la questione di programmazione e tutela del territorio venga affrontata a tutti i livelli per contribuire a determinare condizioni che scongiurino il prevalere dell’interesse PRIVATO su quello PUBBLICO costringendo i cittadini a fenomeni di autorganizzazione senz’altro encomiabili ma che raramente ottengono risultati sperati e costringono spesso a esorbitanti esborsi per spese legali oltre che all’esposizione verso rischi giuridici derivanti dalle stringenti norme del recente Decreto Sicurezza e a indubbio sacrificio personale. 

La CGIL del Molise, come sempre accaduto e come ribadito anche nel corso della Convention Regionale per l’ambiente dello scorso novembre, è pronta a dare il suo contributo e a fare la sua parte nel corso di processi che dovranno necessariamente riguardare trasformazioni non solo delle politiche produttive ma anche degli stili di vita di una moltitudine di persone, di lavoratrici e lavoratori».

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