La casa della Scuola che non è più una Scuola

 di Sergio Genovese

E’ di questi giorni la notizia che saranno investiti tre milioni di euro per rimettere in sicurezza la gloriosa Scuola “Enrico D’Ovidio” di Campobasso.

I penultimi e gli ultimi amministratori, con il cuore di pietra ed una certa nonchalance hanno però deciso di sloggiare i bambini con il grembiule per fare posto ad un fantomatico polo culturale che seppellirà la storia e la gloria di quello che dagli anni venti fino agli anni duemila ,era stato il nucleo incontrovertibile della Campobasso che imparava a leggere ed a scrivere.

La decisione di non fare entrare più i bambini nella Scuola di Via Roma è la dimostrazione che la storia della nostra città, per gli amministratori erranti, può soccombere in nome di qualsiasi altro proposito.

Facendo morire la Scuola si è interrotta una staffetta di vita che aveva visto i nostri padri,  noi stessi ed i nostri figli, frequentare le maestose aule  della “Enrico D’Ovidio”. Non riesco a capacitarmi come si sia potuto decidere di detronizzare quello che ha rappresentato per Campobasso la Casa della Scuola e non riesco a tollerare come la città ma soprattutto gli addetti ai lavori, supinamente, abbiano accolto la decisione di regalare all’oblio un secolo  di storia. Senza i bambini l’edificio non restituirà nulla della sua incantevole architettura, senza i dinamismi giornalieri delle mamme in corsa, Via Roma continuerà ad apparire ammutinata.

La “Enrico D’Ovidio” è nata scuola e doveva nei secoli restare scuola. Solo così si poteva mantenere viva la memoria di quei bambini che la frequentavano mentre si era in guerra, solo così si restituiva dignità a quei bambini che la frequentavano mentre l’Italia cercava di rialzarsi dalle rovine, solo così si dava un senso a quei bambini che sui muri del bagno scrivevano viva Coppi abbasso Bartali.

Con un colpo di spugna, senza promuovere un minimo di ragionamento fatto di pancia ma anche di cuore, si è deciso di togliere da Via Roma il chiasso gradevole delle piccole marmocchie per sostituirlo con un   polo culturale che avrà sempre e solo il  torto di aver frantumato una delle storie più accattivanti della città. In qualsiasi altra parte del territorio nazionale mai sarebbe accaduto quello che si è è verificato da noi ,ma questa non è una novità.

Amministratori attenti dovrebbero operare per mantenere in vita le memorie ancestrali della nostra città, quelle che hanno dato energia sociale  e spinte per andare avanti. Non mi sembra che sul tema trattato ci sia stata attenzione anzi è venuta clamorosamente meno anche la sensibilità. Salvo non si conoscesse la storia della Casa della Scuola.

La Casa della Scuola di via Roma