Italianità in etichetta, exploit dei prodotti molisani: +30,7%

Inarrestabile il fenomeno dell’italianità in etichetta, arrivato a valere oltre 7,4 miliardi di euro di fatturato nei soli supermercati e ipermercati italiani. La settima edizione dell’Osservatorio GS1 Italy ne fotografa la crescita e rileva che oltre 20 mila prodotti alimentari (un quarto di quelli del paniere analizzato) riportano sulle loro confezioni un richiamo alla loro origine italiana. L’indicazione più rilevante è la bandiera italiana (presente sul 14,8% dei prodotti, che generano il 15,3% del giro d’affari del paniere), seguito dai claim “100% italiano” e “Prodotto in Italia”. A mettere però a segno le migliori performance di vendita sono le denominazioni Dop e Docg, che hanno visto crescere le vendite dei prodotti su cui sono segnalate rispettivamente di +7,1% e +4,8% annui. Il richiamo in etichetta delle regioni italiane è arrivato a rappresentare il 10,8% del paniere food dell’Osservatorio Immagino per un giro d’affari superiore a 2,4 miliardi di euro (+2,6% rispetto al 2018). In testa alla classifica regionale per fatturato si conferma il Trentino-Alto Adige, seguito a pari merito da Sicilia (+4,2% sul 2018), Piemonte ed Emilia-Romagna. E proprio Sicilia e Piemonte, con la Toscana, sono le tre regioni segnalate sulla maggiore percentuale di prodotti a scaffale. Tra le migliori performance, da segnalare l’exploit del Molise (+30,7% di vendite annue). La nostra regione registra un incremento soprattutto grazie alla pasta (dopo il +13,3% del 2018). Ad aver contribuito al dinamismo dell’italianità in etichetta la fama che il made in Italy ha saputo costruirsi nei decenni e che rimanda alla promessa di un’esperienza organolettica di qualità. A ciò si aggiunge l’estensione a latte, formaggi, riso, pasta di grano duro e conserve di pomodoro dell’obbligo di indicare in etichetta il luogo in cui è avvenuta l’ultima trasformazione sostanziale e la coltivazione o l’allevamento della materia prima agricola prevalente.