Isernia, riapre il museo archeologico nazionale di Santa Maria delle Monache

In mostra anche la famosa iscrizione di Calidio Erotico

Riaperto a Isernia il Museo Archeologico Nazionale di Santa Maria delle Monache con la presentazione al pubblico di oggetti d’arte, testimonianze della vita quotidiana e documenti relativi alla civiltà delle popolazioni che hanno abitato Isernia e l’Alto Molise, tra il VI secolo a.C. e gli inizi del XV secolo d.C.
Il progetto espositivo illustra i caratteri dell’antica Aesernia, una fondazione romana nel contesto socio-culturale delle genti del Sannio ancora indipendente, sollecitando riflessioni sull’incontro di due civiltà, la latina e l’italica, che con la loro integrazione hanno dato origine alla specificità culturale del Molise moderno.

Tra i documenti che arricchiscono il Museo isernino c’è il calco in gesso alabastrino della famosa insegna di L. Calidius Eroticus. L’originale dell’iscrizione lapidea, ritenuta proveniente da Macchia d’Isernia, è conservato al Louvre di Parigi.

Altra opera importante che sarà possibile ammirare a Santa Maria delle Monache è una lastra policroma d’ambito funerario raffigurante Mercurio Psicopompo (Hermespsychopompos), rinvenuta a Isernia e conservata nel Museo Archeologico Nazionale di Napoli che ne ha concesso il prestito.

L’esposizione isernina comprende, inoltre, graffiti con frasi di incitamento verso i gladiatori Etruscus e Priscus, la colonna di un tempio del III secolo a.C., il ritratto di un gladiatore premiato dopo la vittoria e un Lare danzante proveniente dagli scavi di Pietrabbondante.

La cerimonia di riapertura ha visto gli interventi interventi del prof. Massimo Osanna (Direttore generale Musei), del dott. Enrico Rinaldi (Direttore regionale Musei Molise), del prof. Adriano La Regina (presidente INASA, vedi intervista) e dell’arch. Enza Zullo (direttore del Museo Archeologico Nazionale di Santa Maria delle Monache).

La stele (o forse l’insegna) di Calidio Erotico (vedi foto) è una pietra di circa 440 kg che risale all’età imperiale (I-II secolo d.C.). Fu probabilmente rinvenuta nel luogo dove c’era un’antica locanda, nei pressi di Macchia d’Isernia. Oltre all’iscrizione riporta la raffigurazione di un oste e di un avventore della locanda col suo mulo. Di questo singolare reperto, il cui originale è conservato al Museo del Louvre dal 1901, esistono due “calchi conformi”.