Invaso di Occhito, interpellanza di Patrizia Manzo

Per la consigliera pentastellata: «L’acqua è un bene comune e non può essere oggetto di negoziati commerciali»

«La nostra principale risorsa, l’acqua, è oggi un altro esempio di cattiva gestione. Mi riferisco in particolare alla questione che riguarda l’invaso di Occhito, che definisce anche il confine con la regione Puglia, uno dei laghi artificiali più grandi d’Europa le cui acque sono ‘oggetto del contendere’ dal 1978». Inizia così una nota a firma di Patrizia Manzo, consigliera regionale del Movimento Cinque Stelle, che continua: «L’argomento che sembra un tema del passato è di preponderante ed evidente attualità anche a seguito delle dichiarazioni dell’assessore Cavaliere che, solo martedì scorso, in Aula ha certificato un debito di oltre 16 milioni di euro in capo ai consorzi di bonifica di Larino e Termoli. E proprio l’ente di Larino avrebbe potuto e dovuto, in questi ultimi 42 anni e in base ad un accordo mai ratificato, approvvigionarsi delle acque dell’invaso di Occhito per le proprie esigenze irrigue. Possiamo supporre che il debito di oltre due milioni, in capo al consorzio di bonifica frentano, non sarebbe così gravoso se negli anni la Regione si fosse preoccupata di far rispettare i termini dell’accordo mai concretizzato nonostante le due Regioni abbiano, nel 1989 con altrettanti atti di Giunta speculari, deliberato in tal senso. In questi decenni, in luogo dei 20 milioni di metri cubi d’acqua di cui avremmo potuto avvalerci, abbiamo usufruito – in base a quanto deliberato dai presidenti pro tempore di Molise e Puglia – di soli 5 ogni anno. Ho presentato una interpellanza al presidente Toma e agli assessori competenti per sapere quali azioni intendano adottare per giungere ad una programmazione attesa da oltre 31 anni,  procedere ad una equa compensazione a fronte del mancato utilizzo dell’acqua da parte del Molise – che potrebbe concretizzarsi anche in opere infrastrutturali a beneficio dello sviluppo turistico dell’area di Occhito – e per conoscere le azioni istituzionali utili e che intende mettere in campo per dare seguito alle deliberazioni del 1989. Un’azione che ritengo doverosa per arrivare ad un chiarimento necessario circa le mancate azioni di questi ultimi decenni, nonostante le due deliberazioni del Consiglio regionale approvate all’unanimità nel 2015 e nel 2017. L’acqua è un bene comune e non può essere oggetto di negoziati commerciali ma necessita di regole che definiscano e promuovano la valorizzazione e gestione sostenibile per la qualità della vita e per lo sviluppo socioeconomico. Motivi per i quali l’utilizzo dell’acqua si deve fondare sulla solidarietà, sulla tutela, sulla razionalizzazione e sull’uso corretto e sostenibile. Con l’interpellanza protocollata, intendo inoltre evidenziare le inefficienze che si ripercuotono inevitabilmente sui lavoratori e sulle imprese del comparto rurale del basso Molise e per rimarcare l’inosservanza della legge regionale numero 4 del 2017, relativa alle risorse idriche del Molise che, nei suoi principi, disciplina il diritto dei territori, in cui avviene la captazione, ad essere indennizzati».

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