Instagram, un social che cambia (in peggio) 

di Marianna Meffe

A chi usa Instagram ultimamente appare sempre più evidente come il social stia diventando una copia spudorata di Tik Tok.

Contenuti sempre più brevi, video con mille tagli velocissimi, canzoni orecchiabili in sottofondo per distrarci e messaggi, anche importanti, veicolati con reel di pochi secondi

Tutto a discapito dell’informazione di qualità, mentre gli utenti si convincono che la sintesi offerta dai reel possa rappresentare un valido surrogato di informazione. 

Per molti creators la necessità di sottostare alle rigide regole degli algoritmi che determinano la visibilità dei loro contenuti è penalizzante: con la conseguenza che molti profili validi, abituati a produrre contenuti di qualità, stanno scendendo a compromessi pur di restare a galla.

Questo ha delle ripercussioni sul loro modo di comunicare, che risulta snaturato e quindi nuovamente penalizzato. 

È la maledizione dell’incapacità di prestare attenzione: abituati ad avere tutto e subito, non abbiamo più la pazienza di andare incontro a quel grado di approfondimento che la comprensione del mondo richiede. 

Sono molti gli utenti che riferiscono che ormai, anche in altri social, ricercano la stessa immediatezza presente su Instagram: podcast troppo lunghi e approfonditi vengono scartati in favore dei più brevi discorsi sul nulla di 5 minuti; i video su YouTube vengono visualizzati a velocità aumentata, con il rischio che alla fine non ci resti proprio nulla di questa informazione accelerata. 

Insomma, ci si accontenta di fermarsi in superficie, di raccontarsi le cose con le stesse 4 parole copiate e incollate dal post di qualcun altro. 

Il discorso non progredisce e ci si attesta tutti sulle stesse convinzioni, spesso polarizzate tra due estremi netti e incompatibili, che non arrivano mai a un punto di incontro.

Non è un caso se, ad utenti orientati politicamente in un certo senso, non appaiano mai contenuti di vedute opposte, quasi a voler rassicurare ognuno che solo la propria visione del mondo è quella giusta, in quanto, apparentemente, l’unica esistente nel mondo social. 

Ma che Instagram stesse cambiando lo si sentiva da tempo: per alcuni già dall’acquisizione da parte di Facebook

D’altronde, che papà Zuckerberg segua i trend del momento, anche in barba alle ricadute psicologiche sugli utenti, non è un mistero. 

C’è da chiedersi, se i giovani che usavano informarsi perlopiù su Instagram, data la sua (ex?) natura di social diverso, libero e democratico, si trovano ora a fare i conti  con un social marionetta, pieno di finti contenuti volti a capitalizzareun’attenzione acritica e svogliata, votato all’immagine e povero di approfondimenti e risorse, che generazione stiamo crescendo? 

Riusciremo a svincolarci da questi meccanismi il tanto che basta per formarci una nostra opinione sui fatti, senza l’influenza di qualcun altro?