Inquinamento, primi indagati

Diversi i nomi già iscritti nel registro in Procura – secondo il giornale il Fatto Quotidiano – e verifiche in corso

Un’ondata di aria fetida e maleodorante ha investito tutta la piana di Venafro, complice, probabilmente, il caldo anomalo di questi giorni. Intanto – come riferisce il Fatto Quotidiano – il Ministero della Salute ha acceso il suo faro acceso sulla valle dove lo sforamento di particelle sottili e ultrasottili è una costante e gli ammalati di tumore sono troppi. Pochi giorni fa, dopo una battaglia durata anni e portata avanti dai cittadini, la Regione ha annunciato il finanziamento, con 60mila euro, di uno studio epidemiologico. Intanto, in una lettera inviata di recente, dal Ministero della Salute al commissario dell’Istituto superiore di Sanità, si parla di “eccessi statisticamente significativi per tutte le cause di morte”.

Con queste parole, messe nero su bianco il 24 luglio 2019, il ministero spiega che quanto emerso in uno studio preliminare commissionato al Cnr di Pisa dall’associazione ‘Mamme per la Salute’ di Venafro indica la necessità “di approfondire l’indagine conoscitiva attraverso l’implementazione di uno studio epidemiologico”. In provincia di Isernia operano da oltre dieci anni due impianti: uno che brucia circa 100 tonnellate di rifiuti all’anno e un altro nel quale vengono incenerite quasi 25mila tonnellate di rifiuti ogni anno. Inoltre, a San Vittore del Lazio, comune al confine con il Molise, c’è un inceneritore che brucia fino a 400mila tonnellate di rifiuti. Dopo l’archiviazione di una prima inchiesta avviata nel 2013 e poi caduta in prescrizione, a dicembre 2017 l’ex procuratore di Isernia aveva annunciato l’apertura di un nuovo fascicolo contro ignoti per l’inquinamento della Piana di Venafro.

Fu l’ex prefetto Fernando Guida a sottolineare che «siccome le forze di polizia non erano del tutto convinte degli esiti degli accertamenti dell’Arpa» si era reso necessario ricorrere a un incidente probatorio, affidando ulteriori accertamenti a un laboratorio esterno. L’inchiesta, passata alla Dda di Campobasso, è stata poi archiviata, dopo la perizia del consulente del gip, secondo cui non era materiale pericoloso quello bruciato in uno dei due impianti. Dopo qualche mese, a novembre 2018, l’attuale procuratore capo Carlo Fucci ha disposto il sequestro del depuratore industriale di Pozzilli, in seguito a diverse segnalazioni di schiuma e odori nauseabondi nel Rava e nei pressi dello stesso impianto.

«L’impianto è rimasto sotto sequestro fino a poche settimane fa – spiega Fucci a ilfattoquotidiano – e, nel frattempo, abbiamo continuato a monitorare per verificare se ci siano o meno stati degli sversamenti». Ma la Procura di Isernia sta seguendo anche un altro filone di indagine, aperto in seguito dell’esposto dell’ex sindaco di Venafro, Antonio Sorbo, a cui si è aggiunta la denuncia dell’associazione ‘Mamme per la salute’. Diversi i nomi già iscritti nel registro degli indagati – secondo il Fatto Quotidiano – e verifiche in corso sui due impianti.

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