Innovazione tecnologica sempre più legata all’industria: quali scenari per il futuro?

Confcommercio

In occasione del World Business Forum a Milano (WOBI), Wall Street Italia ha realizzato un’intervista all’ex pallavolista molisano della nazionale italiana, Pasquale Gravina, oggi Group Strategic Development Director dell’azienda Gi Group, da sempre in prima linea per creare nuove opportunità lavorative per chi cerca un lavoro e per le aziende. Vediamo di cosa si è parlato.

L’industria è sempre più 4.0

Uno dei temi centrali della discussione è stato proprio il repentino cambiamento del mondo del lavoro a causa della trasformazione digitale che ha invaso le medie e grandi realtà aziendali italiane, che oggi più che mai necessitano di figure sempre più specializzate. Se è vero che la rivoluzione tecnologica causerà nei prossimi sette anni la perdita di oltre 75 milioni di posti di lavoro, è altrettanto vero che contemporaneamente con la trasformazione digitale, ne arriveranno altri 133 milioni.

L’aspetto più evidente sarà uno spostamento importante dal classico lavoro manuale a basso costo verso lavori manuali che richiedono maggiori abilità cognitive. Il WOBI ha evidenziato come il mondo del lavoro abbia bisogno sempre più di risorse che oltre alle abilità tecniche siano in grado di sviluppare le cosiddette soft skill, per una maggiore flessibilità e adattabilità strategica. Naturalmente a questa rivoluzione industriale dovrà seguire una rivoluzione organizzativa per poter sfruttare pienamente la nuova tecnologia e cooperare con essa.

Questo è un punto focale, non si deve temere l’avvento della tecnologia e in particolare dell’intelligenza artificiale, perché questa nuova componente, come vedremo più avanti, servirà solo da moltiplicatore dell’intelligenza umana.

I miliardari vanno a braccetto con la tecnologia

Già negli ultimi anni si sta assistendo a una nuova ondata di imprenditorialità a livello globale condotta da miliardari all’avanguardia nell’innovazione che, con le proprie start-up, hanno raggiunto il miliardo in pochissimo tempo. Per chi volesse approfondire l’argomento è possibile consultare l’infografica realizzata da Betway Casinò, che utilizzando le fonti di Forbes ha preso in esame le 100 personalità miliardarie più rappresentative nel mondo, suddivise per categorie merceologiche, area geografica, età al momento di maggior successo e altri indici di misurazione significativi.

Al primo posto della classifica spicca Jeff Bezos, il magnate di Amazon che a soli 35 anni già guadagnava 90 miliardi, a nel mondo industriale l’imprenditore spagnolo Amancio Ortega, fondatore del Gruppo Inditex si posiziona al sesto posto con 70 miliardi raggiunti in 16 anni; mentre i fratelli Charles e David Koch co-proprietari delle Koch Industries si devono “accontentare” dell’ottavo e nono posto con un guadagno che oscilla tra i 58 e i 60 miliardi ciascuno. E in Europa? I miliardari europei si attestano a quota 629 con una crescita del 7% e un aumento del patrimonio pari al 17% a 2.500 miliardi di dollari e aspetto ancora più importante, il 60% di loro è costituito da self-made man.

Intanto il mondo asiastico non sta a guardare e soprattutto le nuove generazioni stanno sviluppando nuovi modelli di business, entrando velocemente in nuovi settori. Per quanto riguarda l’Italia, il volume di ricchezza dei miliardari è aumentato al 12%, arrivando a 170 miliardi di dollari. Nel 2017, i tre settori principali di attività dei miliardari italiani sono stati: beni di consumo e vendite al dettaglio, settore industriale e servizi finanziari.

I nuovi trend dello sviluppo industriale

Quali saranno allora i trend principali che cambieranno il volto dell’industria a livello globale? L’automazione industriale, l’intelligenza artificiale e la realtà virtuale. Le tecnologie di automazione stanno già cambiando le imprese manifatturiere, raggiungendo livelli altissimi di efficienza, affidabilità, e prevedibilità, soprattutto nel settore automotive e nelle macchine automatiche di confezionamento e packaging, dove i robot sono ormai in grado di interagire autonomamente con l’ambiente esterno e con i propri operatori.

Anche per quanto riguarda lo sviluppo di tecnologie di AI ci sono stati importanti progressi, permettendo alle industrie di accorciare i cicli di sviluppo, ridurre i costi, aumentare la sicurezza sul lavoro e l’efficienza. Infine anche la realtà virtuale oggi sta dando il suo contributo, soprattutto nell’industria manifatturiera, simulando la realtà circostante attraverso periferiche indossabili chiamati wearable device, come occhiali, guanti e visori.

Suddivisa in realtà aumentata, ovvero immagini digitali ed ologrammi e in realtà virtuale, dove viene costruito un ambiente virtuale a tutti gli effetti, questa tecnologia, secondo un sondaggio di PWC, sarà introdotta entro l’inizio del 2019 nei processi di produzione di un’azienda manifatturiera su tre. Le applicazioni della VR sono davvero estese: si va dal design e sviluppo del prodotto, alla formazione delle risorse umane nel campo della sicurezza e produzione, dagli interventi di manutenzione e riparazione, agli aspetti collegati al customer engagement e alla comunicazione.

Sembra ormai chiara la direzione che sta prendendo il mondo industriale globale. L’aumento di ecosistemi digitali all’interno dei processi produttivi spianerà la strada alla prossima ondata di crescita strategica, trasformazione delle aziende e dei prodotti, e di conseguenza dell’intero mercato mondiale. I progressi tecnologici e scientifici, se ben gestiti e sfruttati in combinazione con l’innovazione sociale e le riforme politiche, potranno essere la chiave vincente per far fronte alle tante sfide di questo panorama economico sempre più 4.0.

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