Incidente mortale auto-moto sulla Bifernina: chiesto il processo per l’automobilista

Il tragico incidente costò la vita a Maria Incoronata Melfi. A conclusione delle indagini preliminari il Pm di Campobasso ha chiesto il rinvio a giudizio per il 72enne di Roma che con una manovra scriteriata ha tagliato la strada alla moto della coppia

Nulla e nessuno, purtroppo, potranno restituire ai suoi affetti Maria Incoronata Melfi, ma ai suoi cari rimane almeno la consolazione che otterranno presto un po’ di giustizia e a suo maritoLino Carmine La Selva, 59 anni, quella ulteriore e ancor più importante di non aver avuto alcuna colpa nel tragico incidente costato la vita, a soli 50 anni, alla moglie che trasportava sulla sua moto. A conclusione delle indagini preliminari sul terribile schianto accaduto l’11 luglio 2020 sulla Statale 647, Fondo valle del Biferno, nel territorio comunale di Colle d’Anchise (Cb), il Pubblico Ministero della Procura di Campobasso titolare del relativo procedimento penale, dott.ssa Elisa Sabusco, ha chiesto il rinvio a giudizio per Vittorio Treccape, 72 anni, nativo di Castelpetroso (Is) ma residente a Roma, l’automobilista ritenuto unico responsabile della tragedia: dovrà rispondere dei reati di omicidio stradale per la morte della donna e di lesioni personali stradali gravissime per le lesioni fisiche procurate al marito. Riscontrando la richiesta del Sostituto Procuratore, il Gup del Tribunale ha fissato per il 17 maggio 2022, dalle 9.15, l’udienza preliminare di un processo da cui i congiunti della vittima, assistiti da Studio3A e già risarciti, si aspettano risposte anche sul fronte penale

Per fare piena luce sui drammatici fatti i familiari della signora Melfi, conosciutissima e ben voluta da tutti a Morrone del Sannio (Cb), dove abitava con il marito, attraverso l’Area manager Puglia e responsabile della sede di Bari Sabino De Benedictis, si sono affidati a Studio3A-Valore S.p.A., società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e nella tutela dei diritti dei cittadini, che ha messo in campo tutte le sue migliori professionalità per accertare le responsabilità di quello che era sì una sorta di tamponamento da parte della moto nei confronti della vettura, ma del tutto particolare per la condotta di guida censurabile del conducente del mezzo tamponato

Attraverso gli avvocati penalisti Fabio Ferrara, del Foro di Bari, e Marco Bevilacqua, del Foro di Chieti, con cui Studio3A ha collaborato da vicino, è stato chiesto espressamente al magistrato inquirente, che ha accolto la richiesta, poi autorizzata dal Gip, che fosse disposta una perizia cinematica per ricostruire la dinamica e le cause del sinistro e lo Studio ha messo disposizione come consulente tecnico di parte per i propri assistiti l’ing Pietro Pallotti, che ha partecipato alle operazioni peritali condotte dalconsulente tecnico d’ufficio incaricato dal Giudice per le Indagini Preliminari di Campobasso, dott.ssa Veronica D’Agnone, l’ingegnere forense Beniamino Borzillo, dando un contributo determinante per l’esatta ricostruzione dei fatti. 

Come avevano evidenziato fin da subito gli esperti di Studio3A, infatti, anche l’ing Borzillo ha concluso che la “causa scatenante del sinistro” va individuata nell’improvviso “scarto sulla carreggiata” della Fiat Punto di Treccape il quale, all’altezza della progressiva chilometrica 2+100 e del bivio per Colle d’Anchise, decelerava improvvisamente – spiega nella sua perizia il Ctu – e compiva uno spostamento verso sinistra non giustificabile dalle esigenze della circolazione né tanto meno consentito dalla segnaletica orizzontale, dove in quel punto era presente tanto il segnale verticale con l’obbligo di proseguire diritto quanto la linea continua a terra. Una manovra che inoltre, precisa il consulente tecnico del Tribunale, “non era ragionevolmente prevedibile dal conducente della moto”, che, altro elemento che sgrava di ogni responsabilità il centauro, com’è stato accertato, procedeva con la sua Yamaha FZ 8 a una velocità di 71 km/m, al di sotto del limite vigente in quel punto di 80 km/h, ma che non ha avuto la possibilità di frenare in tempo né di evitare l’impatto perché la vettura ha di fatto occupato di traverso tutta la corsia e parte di quella opposta, non lasciandogli alcun “corridoio utile” per passare.

Di qui dunque la richiesta di processo per il conducente della vettura a cui la dott.ssa Sabusco imputa il decesso della povera signora Melfi e il grave ferimento del merito per – come scrive nella sua richiesta di rinvio a giudizio – “colpa generica consistita in negligenza e imprudenza nonché per colpa specifica consistita nella violazione degli art. 143, 149 e 157 del Codice della Strada”, per aver effettuato “una manovra non consentita dalla segnaletica stradale consistita nel rallentare e svoltare repentinamente a sinistra per imboccare una strada laterale secondaria (si presume volesse immettersi sulla strada per Colle d’Anchise, ndr), in questo modo impattando con il motociclo che sopraggiungeva da tergo”, con conseguenze tragiche

L’epilogo dello schianto e del rovinoso volo sull’asfalto infatti è tristemente noto: marito e moglie sono stati trasportati in condizioni disperate all’ospedale Cardarelli di Campobasso. Maria Incoronata Melfi, purtroppo, non ce l’ha fatta, è spirata poche ore dopo per le gravissime lesioni riportate; Lino Carmine La Selva, dopo aver lottato per più di due settimane tra la vita e la morte in Rianimazione, alla fine è uscito dal tunnel, ma ha subìto numerosi e pesanti politraumi, ne ha avuto per mesi, gli è residuata una pesante invalidità permanente e, soprattutto, ha perduto per sempre la compagna della sua vita, che ha lasciato in un dolore immenso anche due figli oltre agli anziani genitori e ai fratelli. I quali adesso chiedono giustizia.