In Diocesi le reliquie di San Nunzio, missionario canonizzato da Papa Francesco

A Mastrati oggi le spoglie sacre del “Santo dei Giovani”

VENAFRO. Evento religioso di rilievo assoluto per la piccola comunità di Mastrati, centro alto casertano della Diocesi d’Isernia/Venafro al confine con l’estremo Molise occidentale. Da ieri, ed anche per l’intera giornata di domani, la locale chiesa di Sant’Anna ospita le reliquie di San Nunzio Sulprizio, Missionario dell’Eucarestia, conosciuto come “Il Santo dei Giovani”. Le reliquie del Santo di origini abruzzesi, esattamente di Pescosansonesco, che i napoletani  -nel capoluogo campano il giovane visse a lungo, concludendovi la propria breve esistenza (1817/1836) in quanto afflitto da cancrena e problemi ai reni e ai polmoni- amorevolmente sono soliti definire in dialetto partenopeo “ o’ Santariell’ nuost’ “, sono arrivate a Mastrati nella mattinata di oggi sabato 9 novembre ed esposte nella chiesa del piccolo centro per essere oggetto di fede e preghiere da parte dei bambini del posto e dell’intera comunità locale, prima del Santo Rosario e delle Litanie Lauretane del pomeriggio, della celebrazione religiosa presieduta dal Rettore del Santuario di Pescosansonesco e della successiva adorazione eucaristica. Il programma di domenica 10 novembre prevede invece le lodi mattutine, il Santo Rosario, le Litanie Lauretane, la Santa Messa presieduta dal Parroco di Mastrati, Don Girolamo Dello Iacono, e quindi nel primo pomeriggio domenicale il saluto e la partenza delle Reliquie del Santo dei Giovani, San Nunzio Sulprizio. Notizie di San Nunzio Sulprizio, “ O’ Santariell’ nuost’ “ a detta dei napoletani. Nasce nel 1817 in un paesino dell’Abruzzo, Pescosansonesco, da umile famiglia e presto resta orfano dei genitori. Viene così affidato e cresciuto dalla nonna, che lo accudisce con tanto amore insegnandogli il valore dell’eucarestia, di cui il giovane Nunzio si innamora da subito. C’è però tra i parenti un personaggio violento che lo costringe ad una dura vita di stenti. Questo non scalfisce la fede del ragazzo che in continuazione prega per il Santo Rosario. Finalmente conosce un personaggio influente dei suoi tempi che lo apprezza e gli si dedica amorevolmente, permettendogli  una  esistenza dignitosa all’interno del Maschio Angioino di Napoli, la cui stanza che lo ospita Nunzio trasforma in un luogo di raccoglimento e preghiera. Intanto le condizioni di salute del giovane si aggravano sempre più, passa da un ospedale all’altro ed intanto dedica tutta la propria vita all’adorazione ed all’eucarestia sino alla morte avvenuta il 5 maggio 1836 nel capoluogo partenopeo, non mancando di manifestare particolari doti miracolose. Già apprezzato da Papa Giovanni XXIII, che amava definirlo “Il Santino” data la sua brevissima esistenza terminata a 19 anni, alla luce dei miracoli attribuitigli venne beatificato da Papa Paolo VI e finalmente il 10 ottobre 2018 è stato canonizzato da Papa Francesco con cerimonia pubblica in Piazza San Pietro Rioma, gremita di fedeli.

Tonino Atella

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