Impianto biometano a Pozzilli, parere negativo del Consorzio

Lo rende noto l’associazione Mamme per la Salute di Venafro

L’associazione Mamme per la salute di Venafro rende noto che il Consorzio Industriale ha espresso parere negativo per la realizzazione di un impianto di produzione di biometano:

“Il parere di diniego motivato del Consorzio Sviluppo Industriale di Isernia-Venafro forse mette una pietra tombale sulla vicenda del PROGETTO “POLO TECNOLOGICO PER LA PRODUZIONE DI BIOMETANO AVANZATO, localizzato nel Comune di Pozzilli. Le precise, approfondite e accurate osservazioni che hanno portato al diniego alla realizzazione dell’opera da parte del Consorzio, in parte corrispondono e ampliante in parte si aggiungono a quelle che la nostra associazione aveva già espresso nel 2020, e che vogliamo riportare sinteticamente.

Con il fondato auspicio che l’Autorità Competente, prendendo atto delle criticità gravi che l’impianto causerebbe, ritenga a sua volta di negare definitivamente l’autorizzazione alla sua realizzazione. Nel nostro studio concludevamo: che il proponente nella redazione del progetto non ha tenuto conto dell’eccessivo consumo di suolo e della perdita del suolo drenante, non ha tenuto conto della incompatibilità del gas prodotto e del gas utilizzabile, e non ha tenuto conto della storia pregressa del sito, omettendo la necessità della caratterizzazione e della bonifica preventiva del sito.

Il proponente dell’opera non ha sviluppato lo Studio di Impatto Ambientale secondo quanto previsto dalla norma, ovvero secondo quanto indicato Al titolo III, capo I, Art.24 del D.lgs 152/06 e D. Lgs. 16 giugno 2017, n. 104. In particolare non risultano correttamente stimati gli impatti indiretti dell’opera in fase di esercizio:
Impatto sul clima, poiché non vengono considerate per nulla le immissioni in atmosfera di CO2 operate dai terzi utilizzatori della CO2 prodotta comunque ex novo dall’impianto.
Ancora impatto sul clima, perché non vengono per nulla considerate e valutate le inevitabili perdite di metano dal sistema di produzione, trattamento, compressione e immissione in rete del gas. Impatto sulla sostanza organica e sul suolo, poiché il processo anaerobico priva il materiale trattato di una quota di carbonio organico solido (trasformato in metano) pari a circa il doppio di quello che vi lascia e causando anche la possibile perdita di qualità del materiale (fino all’impossibilità del suo utilizzo) ai fini dell’impiego al suolo e ripristino della frazione organica di questo.
Impatto su tutte le matrici ambientali e sul sistema regionale di gestione dei rifiuti, in quanto non analizza, con la dovuta precisione e nel dovuto dettaglio, quantità e tipologia di rifiuti liquidi e solidi che l’impianto genera e l’effetto del suo trasporto e smaltimento; ciò a fronte della conclamata e dichiarata inutilità dell’impianto a soddisfare il fabbisogno impiantistico per la chiusura del ciclo dei rifiuti in ambito regionale, per cui i rifiuti prodotti dall’impianto, derivando da materiali che possono provenire anche da altre regioni, costituiscono un incremento netto di produzione di rifiuti speciali e anche pericolosi nella regione.
Inoltre il proponente non sviluppa, nel SIA due importantissime parti espressamente prescritte, ovvero il confronto con ipotesi alternative e il confronto con l’ipotesi zero:
a) Il proponente non sviluppa correttamente il confronto con la tecnologia di solo compostaggio (di cui fra l’altro è pienamente consapevole, gestendo già impianti di tale tipo), liquidando apoditticamente, impropriamente e in poche righe di testo e con citazioni non verificabili, il compostaggio come meno valido del sistema combinato anaerobico-compostaggio. In ciò non tiene in debito conto la valenza del compostaggio:
in merito alla gerarchia della gestione dei rifiuti, dove questo si posiziona più in alto grazie alla maggiore quantità di materia recuperata che genera;
in merito al minor impatto del compostaggio sul clima, grazie alla minore emissione di gas climalteranti e il maggior sequestro di carbonio in forma solida;
in merito al minor impatto e maggior effetto positivo del compostaggio sul suolo e sulla frazione organica rispetto al sistema proposto, grazie alla maggiore massa e alla più frequente qualità del materiale compostato misto che il primo produce;
in merito al minore rischio di concentrazione di inquinanti che si ritrova nel compost ottenuto direttamente rispetto a quello ottenuto dal digestato, grazie alla massa maggiore della matrice carboniosa in cui sono diluiti eventuali contaminanti;
in merito al minor rischio di incidenti ed esplosioni presso impianti di compostaggio, grazie all’assenza della produzione e gestione di materiali altamente infiammabili (come il metano);
in merito alla maggior flessibilità, resistenza e resilienza di un sistema basato sul compostaggio diffuso, grazie alla possibilità di distribuire i flussi su più stazioni di trattamento, piccole e facilmente gestibili e resistenti ad eventi estremi;
di contro non fa menzione dell’esistenza di corposi incentivi economici pubblici alla produzione di biometano (di cui è privo il compostaggio), che frutterebbero un notevole introito al proponente, non ottenibile con altra tecnologia.
b) Il proponente non esegue affatto il confronto con l’opzione zero. A causa di questa omissione, non emerge la considerazione che non realizzando l’opera, l’ambiente non subirebbe i vari impatti previsti, che anche nell’ipotesi che fossero minimi, sarebbero sempre più di 0, come il proponente stesso ammette, mentre sarebbero pari a 0 se l’opera non si realizzasse; ciò, lungi dall’essere ovvio e scontato praticamente per qualsiasi importante azione antropica, assume enorme rilevanza a fronte della conclamata e dichiarata inutilità dell’impianto a soddisfare il fabbisogno impiantistico per la chiusura del ciclo dei rifiuti in ambito regionale, ovvero a fronte dell’assenza di un significativo interesse pubblico all’opera. Infatti, tranne che per l’eventuale vantaggio temporaneo nella costruzione dell’impianto (sempre se con impiego di ditte e maestranze locali) e per gli ipotizzati 25 posti di lavoro (a che questo sempre se con impiego di maestranze locali), la comunità locale può solo ricevere rischi, fastidi e danni dalla realizzazione dell’opera, a fronte di vantaggi solo e quasi esclusivamente del proponente.
Il confronto con l’opzione zero, pertanto, non avrebbe potuto che condurre a privilegiare quest’ultima come la più ragionevole, utile e sicura, a impatto nullo sull’ambiente”.