Il vento spinge nella giusta direzione

GENNARO VENTRESCA

Ci fu un tempo, andando così a lume di naso e facendomi aiutare da Stefano Castellitto che ha messo nero su bianco, in cui Elpidiense e San Crispino erano due squadre distinte. E, neanche a dirlo, furono inserite nello stesso girone del Campobasso. Correva il campionato 1963-64, uno dei migliori della nostra storia del periodo. Non si può dire lo stesso delle due formazioni marchigiane che, assieme alla Mezzanotte di Pescara retrocessero tra i Dilettanti.

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All’epoca, la D faceva parte dei Semiprofessionisti. I rossoblù chiusero il campionato al quinto posto, a sei lunghezze dalla Ternana che vinse il girone D. La mancata promozione in C del nostro club, paradossalmente, fu determinata da altrettante sconfitte sui campi delle retrocesse. Sarebbe stato sufficiente vincere quei tre scontri per cambiare lo scenario e mandare in estasi con largo anticipo rispetto al 1975 il popolo sportivo.

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Elpidiense e San Crispino, dopo tante traversie capirono che sarebbe stato meglio fondersi. Così nacque il Porto Sant’Elpidio che domani ci troveremo di fronte, con la voglia di battere, per non lasciare nulla di intentato. Ormai lo sanno tutti: non ci resta che vincere. E sperare che le tre formazioni che ci precedono inciampino più di una volta, specie il Notaresco che ha un margine di punti che può ammettergli anche un paio di pareggi. Persino una sconfitta e un pari.

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Noi giovani sbriciolavamo gli intonaci dei condomini, a suon di pallonate. Volevamo spaccare il mondo, che per noi significava guadagnarsi quella maglia tanto agognata. O, almeno, far parte della “rosa”, come successe a me che mi sentii ricco come un sultano, quando per il lascito di Nazareno Cordone minato da un brutto male, la sua elegante tuta con al scritta Molino Martino, e l’armadietto mi furono assegnati da Armando, il custode-padrone dello spogliatoio.

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Altri tempi. Ben diversi dai moderni, in cui si allarga il cielo in uno sventolio di bandiere. Non ricordo alcuna bandiera nel nostro impianto. Ma, in compenso, la gente si faceva sentire e invocava il gol gridando “uno-uno”. Cose che adesso fanno sorridere, ma che vi assicuro riempivano i nostri cuori genuini.

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Avverto in giro un contagioso ottimismo reaganiano. Un ottimismo che mi piace e che condivido. Esattamente opposto ai musi lunghi dei primi mesi, in cui ci fu più di qualcuno che, forse senza rendersi conto di ciò che stava facendo, pensò addirittura di contestare Gesuè. A cominciare dalla sonora scoppola di coppitalia, in terra laziale. Per fortuna basta poco per cambiare atteggiamento. Bravi come siamo, noi dei calci d’angolo, a fare gli ondivaghi. Ora, però, sembra che il vento si sia placato e tutti insieme stiamo spingendo nelle stessa direzione.

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