Il Vangelo richiede coraggio!

XII Domenica del tempo ordinario

Commento a  Mt 10, 26-33

Perché Gesù esorta i suoi discepoli ad essere coraggiosi e a non temere chi ha “il potere di uccidere il corpo”, se non per un valido motivo conseguente alla scelta di seguirlo? I versetti che andremo a commentare hanno tutto il sapore di un discorso che un generale fa al suo esercito: ai discepoli viene prospettata una difficile battaglia che costerà a molti di loro la vita del corpo, ma che non gli toglierà la resurrezione e  l’eternità. Le cronache dei nostri giorni ci rendono coscienti che anche oggi molti cristiani sono perseguitati e uccisi a causa del loro credo, e spesso anche per il loro impegno nella difesa dei diritti umani e della giustizia. La scelta di seguire Gesù è una vera militanza che impegna ogni aspetto della vita, una lotta ininterrotta per il trionfo del Comandamento dell’Amore, eredità di Gesù.

+In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli:
«Non abbiate paura degli uomini, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto.+

Quella Cristiana non è una religiosità criptica ed esclusivista, ma l’esatto opposto. Il Vangelo è quella insperata vittoria annunciata a un’umanità schiavizzata e oppressa, a causa della sua stessa miopia, anzi, a volte vera e propria cecità! “Su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse. Hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia!” (Is 9,1)  Questa notizia, la resurrezione dai morti, pur essendo il più grande arcano rivelato dall’avvento del cristianesimo, non è un segreto che va custodito gelosamente, non si tratta di un tesoro che potrebbe esaurirsi, ma una meravigliosa Grazia che più si diffonde e più porta frutto. Perchè allora si dovrebbe temere di annunciare al mondo qualcosa di così grande è bello? Semplice: perché le categorie di pensiero e la scala di valori adottate dai più sono in netta contrapposizione con la proposta evangelica, che mette al centro la carità come culto e prassi di vita.  Se il nostro destino è la resurrezione e la beatitudine sta nella conformazione a Cristo, cose come la ricchezza e il potere pèrdono senso e valore.

+Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze.+

Gesù ci chiede di annunciare con coraggio il suo Vangelo che non è solo rivolto all’intimità spirituale, ma è anche un meraviglioso progetto di vita da proporre al mondo. Il cristianesimo alle origini è stato “seme piantato e nascosto”, ma a questa fase è susseguita quella del germogliare e del prosperare alla luce del sole. Il Maestro ha dovuto prima parlare ai suoi discepoli al buio e sussurrare le verità più profonde al loro orecchio. Il Regno di Dio è venuto con discrezione, Gesù era stato confuso con uno dei tanti autoproclamati messia che allora abbondavano, ma il fatto della resurrezione ha stravolto ogni aspettativa: Gesù era davvero il Cristo che Israele e il mondo aspettavano ed ha portato molto più che un regno terreno. Egli ha condiviso con noi la sua divinità rendendoci suoi fratelli e coeredi. Tutto questo gli è costato la Croce, ora tocca a chi lo segue addossarsi lo stesso rischio per la Salvezza dell’uomo: il campo del Signore ha bisogno di operai per la messe.

+E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l’anima e il corpo.+

Il Vangelo non è un’avventura casalinga soft e “in totale sicurezza”, ma la grande sfida della vita su cui misuriamo i nostri progressi nel cammino verso Dio. I suoi valori rivoluzionari, tutt’altro che  socialmente e culturalmente acquisiti, espongono chi li persegue a una continua lotta contro i principii del mondo. Quanti uomini e donne di pace, cristiani e non, sono stati perseguitati, imprigionati e messi a morte per aver semplicemente lottato per un mondo più giusto ed equo? L’uomo ha questa terribile possibilità: il potere di uccidere.  Il V comandamento è oggetto da parte di Gesù di una particolare attenzione, in quanto chi lo viola si esclude nel modo più radicale dalla comunione con Dio, perché la sua trasgressione, la violenza e la morte, sono all’antitesi del suo messaggio di vita e amore. Questo pericolo, è tanto vero che non solo l’omicidio, ma ogni forma di violenza, fisica o morale, verso se stessi e il prossimo, comporta un rischio per il proprio stato di grazia (cfr Mt 5, 21-22). Il cristiano non lotta solo perché trionfi la verità, ma anche contro chi rinnega la via dell’amore per perseguire i sentieri della violenza e del soppruso, sempre però attraverso i mezzi che Gesù ha usato: la testimonianza, la predicazione e  la denuncia. Per questo ci vuole coraggio, ed è per questo che veniamo esortati a non avere paura.
Gesù ci rivela in questi versetti, qual’è il bene supremo: la vita eterna (che è comunione con Dio e grazia nell’amore). Questo vuol dire che la propria vita biologica, pur restando eminentemente sacra e preziosa, non è il più grande bene da difendere, sopratutto quando c’è in ballo la diffusione della Verità salvifica a cui è legata il destino di ogni uomo. Del resto c’è chi muore per la libertà o la difesa dei diritti umani, nessuno oserebbe dire che le gesta di questi eroi possano essere inutili o sterili, tanto meno che non abbiano testimoniato a loro modo il Vangelo. Non bisogna temere le persecuzioni, ma l’infedeltà al Vangelo che incrina la qualità del nostro rapporto con Dio. Infatti, l’unico che ha il potere di far perire l’anima e il corpo è proprio il Signore. In questi versetti Gesù parla della seconda morte (quella dell’anima), una possibilità terribile che (secondo la teologia cattolica) è l’estrema conseguenza della libertà concessaci da Dio, l quale ci permette anche di chiuderci per sempre alla sua Grazia salvifica (il libero arbitrio). In altre teologie cristiane (come quella calvinista e luterana) la Salvezza è considerata come un dono che prescinde dalla volontà dell’uomo e dai suoi atti. È Dio a scegliere dall’eternità chi deve essere slavato e chi no (doppia predestinazione) secondo i suoi misteriosi criteri. Ovviamente la mia è una semplificazione che non può essere esaustiva. Gesù in questi versetti accenna alla Geènna, ma di che luogo si tratta? Il termine deriva dall’ebraico “gē-hinnom”  che tradotto vuol dire valle dell’Hinnom. Questo era un luogo tragicamente famoso per l’antico Israele. Secondo alcune testimonianze bibliche lì venivano offerti in sacrificio bambini al dio Moloch (2 Cronache 28,1-3; 33,1-6; Geremia 7,31-32; 32,35). Non solo, nello stesso luogo, secondo il libro di Geremia (Geremia 7,32-33; 19,2-11) sarebbero poi stati bruciati gli israeliti sconfitti durante la guerra contro l’impero babilonese (VI sec. AC). Sotto il regno di Giosia i culti idolatrici furono soppressi e la valle dell’Hinnom fu trasformata in una discarica da cui si alzava perennemente il fumo dei rifiuti bruciati, da qui il riferimento di Gesù al fuoco della Geènna. Si può dire che questo luogo rappresenta il male assoluto da un lato (il sacrificio degli innocenti) e le sue terribili conseguenze dall’altro (il rogo dei caduti in battaglia). Per questo la Geènna era per gli ebrei dell’epoca sinonimo di orrido peccato, punizione e disgrazia. Chi all’amore preferisce radicalmente l’odio e il rancore, entra in uno stato di contraddizione profonda con la propria ragion d’essere, uno stato di atroce sofferenza e cecità che imprigiona, non solo la mente e la psiche, ma anche l’anima:  questo è la Geènna delle anime.

+Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri!+

Dalle tinte forti  dei versetti precedenti, le analogie di Gesù, si colorano di tenerezza rassicurante, come per controbilanciare. Se è vero che abbracciare la sequela di Cristo vuol dire mettere il suo Vangelo al di sopra di tutto, lo è altrettanto che Dio non abbandona mai chi soffre persecuzioni a causa sua. Se anche la vita di un passero può avere valore per un uomo, molto di più lo sarà per Dio. L’esempio fatto da Gesù vuole rassicurare e infondere coraggio, ma sopratutto rendere l’idea di quanto ciascuno di noi possa essere prezioso e inestimabile  davanti a Dio, per chi decide di abbracciare la croce (quindi per ogni vero cristiano) Egli dispone un piano: la resurrezione!

+Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli».+

La comunità a cui si rivolge Matteo ha una matrice Giudeo Cristiana. Nel momento in cui è stato trascritto il Vangelo, come testimoniano anche gli Atti degli Apostoli, le persecuzioni abbondavano per chi riconosceva Gesù come profeta e Messia. La Chiesa, ricordando le parole del Signore,  incoraggia  se stessa a non cedere al terrore e alla tentazione di negare la propria appartenenza a Cristo. Oggi in tanti posti del mondo i Cristiani sono perseguitati solo perchè professano la loro fede apertamente. Non possiamo permetterci dunque di rinnegare il nostro Dio e far trionfare l’odio cieco che uccide e distrugge. Nella carità professiamo, con l’orgoglio di chi porta il segno battesimale della Salvezza, la nostra appartenenza alla fede che Gesù ci ha trasmesso.

Felice Domenica

Fra Umberto Panipucci

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