Il “terremoto silenzioso” un anno dopo tra paure e costanti difficoltà

Report sullo stato dell’arte a 12 mesi dal sisma che colpì il basso Molise il 14 e 16 agosto. Il sindaco Bellotti: «La situazione è ancora critica anche se in leggero miglioramento»

Da tutti era stato soprannominato il “terremoto silenzioso”. Un terremoto che non aveva fatto (fortunatamente) vittime. Che  non aveva fatto crollare a terra scuole o palazzi. Che non aveva intrappolato all’interno degli edifici bambini o famiglie intere. Un terremoto che quasi era passato in secondo ordine, surclassato dalla tragedia del crollo del Ponte Morandi di Genova che, invece, le vittime le aveva fatte: 43 per l’esattezza in una realtà, quella di Genova, decisamente più importante dal punto di vista strategico ed economico del piccolo Molise che non esiste. La prima scossa di quel terremoto che le istituzioni nazionali hanno fatto in fretta a dimenticare c’è stata attorno alla mezzanotte del 14 agosto dello scorso anno, quando la terra ha tremato con forza risvegliando una paura che, invece, in Molise è ben radicata e che riporta alla mente un altro terremoto, ben più spaventoso e doloroso, quello di San Giuliano di Puglia quando il crollo della scuola Jovine portò con sé una intera generazione di bambini. Poi la “pausa” di Ferragosto e la speranza che forse si era trattato di una scossa passeggera. Di quelle che possono capitare. E infine la scossa più violenta di tutte: quella del 16 agosto, quando alle 20.19 i sismografi dell’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia hanno registrato un terremoto di magnitudo 5.2 e profondità 9.4 chilometri. Epicentro Montecilfone, piccolo paese a una manciata di chilometri da Termoli e Guglionesi, i due centri più popolosi della zona. Secondo la scala Richter un evento di magnitudo 5.2 è classificato come un terremoto “moderato” che può causare gravi danni strutturali agli edifici costruiti male e danni minori a quelli edificati secondi i moderni criteri antisismici. A subire i danni maggiori le case dei centri storici, il serbatoio dell’acqua di Montecilfone con la necessità di sgomberare tutta la zona circostante per il pericolo di un crollo imminente. E ancora le abitazioni di campagna, quelle più vecchie. E le chiese. Diverse quelle che vennero dichiarate inagibili a seguito dei controlli nei giorni successivi. Decine le case che subirono la stessa sorte e decine le famiglie costrette ad uscire dalle proprie abitazioni, a trovarsi una autonoma sistemazione, come definita in questi casi. Quello del Molise, però, è rimasto un terremoto silenzioso. A un anno di distanza da quei giorni che hanno gettato il panico nella popolazione e spinto centinaia di turisti che si trovavano sulla costa per il Ferragosto a rimpacchettare le loro cose e fuggire il più lontano possibile, è il sindaco di Guglionesi, Mario Bellotti, a fare il punto della situazione. Una situazione che è «ancora molto critica – racconta Bellotti – anche se in leggero miglioramento. Sono ancora 50 le persone sgomberate che sono oggetto di autonoma sistemazione che per via di tutta una serie di controlli burocratici arriva a rilento. Abbiamo un immobile dello Iacp che dovrebbe essere demolito e ricostruito ma su cui non si hanno tempi certi». Mentre tempi certi si hanno per Palazzo Vernucci, il palazzo che si era inclinato già prima del terremoto e la cui insicurezza aveva obbligato l’amministrazione comunale a disporre lo sgombero delle abitazioni circostanti che, per ironia della sorte, erano state costruite con metodo antisismico e quindi non avevano riportato neanche una lesione. «Abbiamo già il progetto esecutivo e nelle prossime settimane appalteremo i lavori di rifacimento delle fondamenta», il che potrebbe portare a una fine che le famiglie sperano sia il più veloce possibile. Tra le criticità, invece, resta quella del Liceo Linguistico, dichiarato inagibile dopo i sopralluoghi. «Non si tratta di una criticità logistica perché la sistemazione che avevamo trovato lo scorso anno è stata ottimale tanto che è cresciuto nuovamente il numero degli iscritti (che era crollato a seguito del terremoto quando diversi genitori ritirarono i propri figli dall’istituto, ndr) ma non ci sono tempi certi per la ricostruzione, il rifacimento e l’adeguamento sismico dell’edificio». Una popolazione, quella di Guglionesi e di tutti i paesi del basso Molise colpiti dal terremoto, che nel corso di questi 12 mesi ha cercato di reagire. Di andare oltre la paura di evitare quell’effetto spopolamento che avrebbe distrutto interi borghi. «Ci siamo rimboccati le maniche e abbiamo iniziato a ricostruire – afferma fiero Bellotti – spesso, però, la popolazione si è trovata sola e abbandonata». Ne sa qualcosa il Comitato Terremoto Guglionesi che per mesi si è battuto contro la difficoltà maggiore: quella di reperire i fondi dell’autonoma sistemazione. «L’unico ente che ci ha sempre appoggiato è stato il Comune di Guglionesi – ha affermato il presidente del Comitato Achille Ionata – a lungo è andato avanti un botta e risposta con le istituzioni. La nostra è una situazione difficile. Ci sono persone che vivono con 600 euro al mese e ne pagano 400 di affitto e altri che sono senza un lavoro. Si tratta di un contributo che è fondamentale». «Abbiamo visto un trattamento diverso rispetto ad altre realtà che avevano subito delle calamità naturali simili alle nostre – ha affermato ancora Bellotti – è vero che non ci sono stati morti o feriti ma i danni sono stati notevoli per Comuni come i nostri che vivono una crisi economica importante e che hanno avuto delle difficoltà a dare risposte alle persone». Sotto la lente ci vanno, quindi, a finire i freddi numeri della ricostruzione: «per quella leggera, dei 25mila euro, a Guglionesi erano state presentate 16 richieste, di queste ne sono state evase 7 le altre sono in fase di completamento. Sono arrivate anche ulteriori richieste fuori termine e pare che siano state accettate. Nei prossimi 20 giorni ci sarà il primo accreditamento del 40% e a fine lavori arriverà quello del 60%. Per quanto riguarda la ricostruzione pesante stiamo aspettando il decreto che ne disciplini la ricostruzione». Dovrà essere il Governo nazionale a stabilire criteri e metodi di assegnazione. La preoccupazione in basso Molise è che la crisi del Governo giallo-verde possa dilatare ancora di più i tempi e trasformare un “terremoto silenzioso” in un “terremoto invisibile”.

Questo sito utilizza cookie per migliorare l'esperienza per l'utente. Per ulteriori dettagli puoi consultare la pagina dedicata. Accetta Dettagli

WP Twitter Auto Publish Powered By : XYZScripts.com