Il Tar del Lazio annulla la nomina di Isabella Ginefra a Procuratore di Larino

I giudici romani hanno accolto il ricorso presentato da Antonio Clemente

LARINO

Con sentenza pubblicata il 1 agosto (leggi qui), il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Prima) ha annullato il bando attraverso il quale è stato assegnato l’incarico di Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Larino alla dottoressa Isabella Ginefra. I giudici romani hanno di fatto accolto il ricorso presentato dal giudice Antonio Clemente, alla luce dell’esito di votazione emerso nel Plenum del Csm. Come si ricorderà l’incarico di Procuratore Capo in quel di Larino a Isabella Ginefra giunse nel mese di settembre, e in maniera anche inaspettata, visto che la nomina che ha di fatto ribaltato l’esito di voto della quinta commissione del Consiglio Superiore della Magistratura, che il 26 luglio aveva assegnato proprio al dottore Antonio Clemente, originario di Montesarchio, 4 voti, a fronte dei 2 ottenuti appunto da Isabella Ginefra. Riunitosi poi a settembre, il Plenum del Csm ha invece consegnato 4 voti al Sostituto Procuratore Bari, consegnando così anche le chiavi della Procura frentana. 57 anni, la dottoressa Ginefra annovera nel suo curriculum il ruolo di Sostituto Procuratore alla sezione della Direzione Distrettuale Antimafia, nel cui ambito ha condotto diverse ed importanti inchieste che hanno messo nel mirino la mafia barese. Non solo. Il suo nome è anche associato all’inchiesta per truffa che coinvolse l’ex inviato del tg satirico “Striscia La notizia” Mingo, autore di diversi servizi televisivi falsi che gli costarono la fuoriuscita dal programma di Antonio Ricci. «Con il ricorso rubricato al n. 12090/2019 R.G. – si legge nella sentenza – il dottor Clemente ha impugnato la nomina della dottoressa Ginefra per motivi riconducibili all’omesso esame e/o adeguata valorizzazione di alcuni titoli da lui vantati, con correlativa sopravvalutazione di alcuni titoli vantati dalla dottoressa -OMISSIS-, il tutto supportato da motivazione inadeguata e contraddittoria rispetto alla precedente delibera della V Commissione, che aveva deliberato la proposta».

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