Il sorriso di Giovanni Bergantino, a Rotello una testimonianza di fede e amore

Se ci è mai capitato di trovarci soli, seduti sulla battigia del mare in una comunissima sera d’estate, con gli occhi persi all’orizzonte nell’ora del crepuscolo, allora possiamo comprendere quello che la comunità di Santa Maria degli Angeli di Rotello, in preparazione alla Festa eucaristica, nell’ascoltare il racconto di Antonella Salvato. Solo chi ha avvertito nella sua vita la voce del silenzio, può comprendere il clima di profondo raccoglimento che ha inebriato il cuore dei partecipanti, all’emozionantissimo racconto della vita del giovane Giovanni Bergantino. Ci sono silenzi che non hanno parole così eloquenti, da riuscire a descriverlo senza sminuirlo. Le tante lacrime di commozione che hanno solcato i volti dei presenti, come fossero terra arida che i vomeri scavano così in profondità da raggiungere la divisione più intima tra il cuore e l’anima. Tante lacrime quasi a formare un fiume, che scorre vivace nelle sue sponde ben ordinate da margini solidi, esattamente come il fluire sereno e lineare del racconto di Antonella.
Con una frase agghiacciante, la mamma di Giovanni ha iniziato il suo lungo racconto di un’esperienza terribile come solo la morte di un figlio può essere, ma che nella sua particolarità riesce a superare l’umanità trasformando la sofferenza in un grande senso di serenità: “Mentre tutti i ragazzi si preparavano a vivere nel migliore dei modi il passaggio dalle scuole elementari alle medie, Giovanni si preparava a vivere la lunga strada delle chemioterapie!”. È disarmante il volto sereno quasi sorridente con cui Antonella, riesce a parlare di quel lungo e travagliato ricordo. Vi sono silenzi che non hanno racconto. Non vi sono parole capaci di far rivivere il suono della commozione profonda di chi ascolta una voce che parla al cuore anche senza emettere suoni. Mentre Antonella ripercorre una lunga cronistoria degli eventi che riguardano la malattia di Giovanni, quel suo sguardo sereno urla a voce spiegata, di un dono ricevuto e che in questo momento riceviamo anche noi: quel sorriso che Giovanni ha chiesto di portare a tutti. “Mamma – diceva il piccolo Giovanni – se potessi darei a tutti i bambini un papà e una mamma affettuosi e premurosi, ma ciò che posso dare è il mio sorriso e voglio darlo il più possibile, perché Dio poi me lo restituirà”.
Vi siete mai chiesti perché a noi? Una domanda legittima di uno dei presenti a cui Antonella risponde con un sorriso e aggiunge: “Inizialmente quando sapemmo della malattia, siamo entrati in confusione com’è normale che sia per un genitore che sa quello che sta accadendo al proprio figlio. Però Giovanni ci ha insegnato a guardare oltre, non si è mai lamentato della sua malattia, e non ha mai pregato per la sua guarigione. Un giorno gli fu chiesto da amici, cosa chiedeva alla Madonna quando recitava il rosario e lui rispose: che tutti stiano bene. Ha sempre guardato agli altri e al loro bene. Questo chiedo quando prego! Quindi abbiamo compreso che dovevamo imparare da Lui. Mi diceva sempre: Mamma io devo pregare molto di più per gli altri, poiché il Signore poi me lo restituirà!”.
Giovanni ha vissuto tutto il suo lungo calvario, sapendo che la Madonna lo teneva per mano. Quel rosario bianco stretto nella sua mano, lo considerava come la mano della mamma celeste che mai ci abbandona. Giovanni era un ragazzo che viveva un rapporto intimo e profondo con Gesù e la Madonna. Portava al collo sempre la medaglietta Miracolosa da cui non si separava mai, come il suo rosario bianco. Sapeva che la Madonna era sempre con lui, sia nei momenti brutti che in quelli belli.
A causa delle importanti metastasi alla testa, Giovanni avrebbe dovuto perdere le facoltà cognitive, avrebbe dovuto perdere la capacità di parlare, ma rimase lucido fino alla fine, trovando sempre la felicità nel pensiero del paradiso. I dolori non intaccano la felicità, ma come diceva lui: sono solo dei fastidi. Sento una felicità che non riesco a spiegare.
Con voce fioca, Antonella racconta del grande insegnamento lasciato da Giovanni: nella vita non possiamo illuderci che non ci saranno difficoltà e a volte potremmo anche non superarle, ma oltre quelle difficoltà c’è sempre Altro che ci aspetta.
Una sera Giovanni chiese alla mamma di portarlo in parrocchia. Vi era l’adorazione Eucaristica. Giovanni rimase li fermo in silenzio, con gli occhi fissi sull’Eucarestia. All’uscita dalla chiesa, Antonella gli chiese: cosa hai detto a Gesù? Giovanni rispose: “Mamma io non mi sono mai sentito così sereno come in questo momento”. I genitori compresero che il loro compito era finito, Giovanni aveva bisogno di altro o di un Altro. Fino alla fine, condivise con tutti messaggi di fede profonda.
“Credo che questa sera – afferma il parroco, don Marco Colonna – tutti abbiamo compreso una lezione importante ed è proprio questo ragazzo a guidarci nella sua comprensione”. Un giorno i genitori lo portarono con altri ragazzi al mare, ma a causa delle terapie non poteva prendere il sole o fare il bagno, così gli venne chiesto se gli dispiaceva che non poteva giocare come tutti in acqua, Giovanni rispose: “Sono felicissimo poiché ho la possibilità di vedere il mare!”. Anche nei travagli della vita, abbiamo sempre la possibilità di vedere oltre. Esattamente come il papà di Giovanni, lì in silenzio in piedi accanto alla moglie, con volto sereno e disteso, parla con lo sguardo mentre scruta l’orizzonte, come chi tenta di scorgere tra i volti dei presenti quel viso di un ragazzo che non si stanca di regalare sguardi benevoli e sereni a chiunque incontra. In cerca di quel sorriso disarmante, impresso nella sua memoria e nel suo cuore.
Certamente il cognome di Antonella è una Dio-Incidenza, infatti oggi mi sento un Salvato.