Il sogno sportivo rossoblù è sempre un brutto sogno

di Sergio Genovese

Sembra proprio una iattura, quando il calcio campobassano riannoda la città, le restituisce aggregazione, persino speranze di futuro, arriva la sterzata che ti riporta al punto di partenza.

Questa volta il fenomeno ha amplificato la sua potenza perché l’incantesimo che si era creato attorno alla squadra di calcio era contaminante, avevamo un patron che come diceva qualche giornalista aveva un bell’eloquio ( come se lo spessore di un uomo derivasse da certi dettagli) e si copriva le spalle con un fondo svizzero che appariva per tutti, quelli che guardavano la luna e quelli che non la guardavano, una cassaforte consistente per farci salire in paradiso.

Si intuisce senza sforzi, che essendo stati incantati da un prestigiatore di classe sopraffina, la realtà che si vive oggi ha una potenza deflagrante soprattutto per coloro che ingenui e illusi non volevano credere che la organizzazione legale della nostra Società avesse tante lacune presentando finanche un presidente senza portafoglio.

Addirittura c’è qualche giornalista abbastanza audace nonché scorretto che, per non ammettere la propria ingenuità che in piazza sarebbe stata definita con altro termine, pur di non riconoscere i propri errori da credulone, pur di non puntare il dito su Gesuè, rammenta il fallimento di Berardo che senza avere s(fondi) alle spalle resistette in sella per cinque anni senza mai avere anticipato una campagna abbonamenti in formato “questua”.

Da questa vicenda viene sempre fuori il provincialismo di noi molisani. Se pensiamo che una persona sia affidabile perché non sbaglia la coniugazione dei verbi, perché viene dall’alta Italia, perché veste in blu, siamo rimasti ai tempi post bellici e non post moderni. Siamo passati dal sogno di una possibile serie B da poter raggiungere in un lampo ad un contesto realistico dove il miracolo sarebbe quello di essere iscritto in serie d se si riescono a trovare investitori di livello. Molti non sanno che il bando che su approvazione della FIGC il Comune di Campobasso emanerà, dovrà prevedere un versamento che parte da una base di 300.000 euro ma che per le nostre sorti si aggirerà attorno ai 400.000. Diventa difficile immaginare che si possano trovare imprenditori e non broker che per un campionato dilettanti siano disposti a mettere a bilancio un milione di euro. Naturalmente ci speriamo tanto.

Ma chi si accollerà l’onere dovrà spiegarci bene da dove viene, quali sono le sue potenzialità, quale è la consistenza delle sue imprese. Con uno scatto di orgoglio i tifosi Campobassani la smetteranno di guardare il cielo, finalmente la testa tornerà a vista frontale e anche il cervello non mostrerà segni di assorbimento alle mistificazioni o agli imbonitori che hanno giocato sulla semplicità di appassionati che si sono fatti incantare da un personaggio che parlava e vestiva bene.

Sembrerebbe un auspicio invece dovrebbe essere una imposizione utile al nostro vivere con i piedi a terra e con la testa che guarda e osserva altre teste e non altre stelle. . .