Il Sale e la Luce

V Domenica del tempo ordinario (A)

I versetti evangelici proposti da questa liturgia ci offrono la possibilità di riflettere sulla responsabilità che ciascun cristiano ha di essere testimone. Forse il concetto di testimonianza è entrato in crisi quando il fatto di essere cristiani ha smesso di identificarsi con l’appartenenza etnica o culturale, questo specie in occidente. La vita religiosa, infatti, è nata per essere profezia per i profeti, in un contesto dove la necessità non era quella dell’evangelizzazione, ma dell’esortazione alla santità. Oggi non è più così: ciascun battezzato ha il dovere di essere “luce” vivendo la sua vocazione profetica (che è molto diverso dal fare proselitismo) per annunciare il Vangelo al mondo attraverso la sua stessa vita. Ognuno deve restituire all’altro quello che gratuitamente ha ricevuto da Dio. Sì, proprio l’amore incondizionato è la più eloquente testimonianza di fede; essa diventa “sale” dando sapore all’esistenza e trasmettendo la gioia di vivere a chi l’ha persa.

Commento a MT 5, 13-16

+In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.+

Quante cose belle fa il sale. Una di quelle più evidenti è il “dar sapore”, così, la gioia del Vangelo, è sale perchè riempie di senso la Vita, che altrimenti potrebbe apparire incomprensibile, senza senso, insipida. Quando diciamo “hai del sale nella zucca” intendiamo lodare una persona per la sua saggezza/sapienza: notate come ci sia un forte legame fra maturità e sapore nei termini che usiamo per definire le persone migliori. Ovviamente c’è un motivo per questo ed è legato alle proprietà del prezioso prodotto della natura. In un tempo in cui i frigoriferi non esistevano, il fondamentale  ingrediente, veniva largamente usato per conservare il cibo, quando ce n’era in abbondanza, in previsione di momenti in cui sarebbe stato più difficile trovarlo. Il sale infatti aveva la proprietà di tenere lontani batteri, insetti e muffe. Per tale motivo la saggezza popolare lega allegoricamente il sale alla  Verità, accolta e custodita, essa ci preserva dagli errori della vita, siano essi piccoli e grandi, conseguentamente anche dalla corruzione del male. Il sale veniva inoltre usato per disinfettare le ferite, grazie alle sue note qualità antisettiche, anche se restava un modo molto doloroso per farlo. Così la Verità, anche se a volte dolorosamente, guarisce e sana. Definendoci “sale della terra”, Gesù vuole invitarci a portare nel mondo il sapore della Gioia, la  sua Sapienza sublime, la Verità che ci salva dalla corruzione, la Guarigione dalle ferite del peccato! Tutto questo però può avvenire solo grazie a una testimonianza fedele che poteva sembrare scomoda o addirittura scandalosa. Se siamo privi di questo “sale”, e dunque “senza sapore”, difficilmente potremo diffondere nel mondo questi benefici, saremmo infatti “cristiani inutili”, inoltre, la cattiva testimonianza, scandalizzerà la gente allontanandola da colui che vorremmo annunciare.

+Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli.+

Cosa c’è di più nobile e bello della luce? È lo stato della materia più veloce, secondo Einstein. Essa coi permette di vedere e quindi anche di stupirci della bellezza che irradia la creazione. Non è un caso se essa è stata sempre associata alla divinità. E’ chiaro che, definendoci “luce”, il Signore vuole dirci che siamo chiamati a essere sua “visibilità” nel mondo. La luce scaccia le tenebre del male e dell’ignoranza, ci permette di vedere e capire dove dirigerci e rende più difficili gli agguati del nemico. Essa è fonte di vita e ci scalda dal freddo. Fra le tante caratteristiche, però, il Signore mette in evidenza proprio il legame con la vista. Siamo la città che brilla sul monte, una comunità che non si nasconde e non tace. Le opere dell’Amore devono risplendere perchè il mondo creda, questo è il compito che Egli ci ha affidato. Il Cristianesimo non è una religione che si chiude nel riserbo di una cerchia di iniziati, non è lampada che va nascosta per diventare inutile, anzi, a immagine del Dio che venera, si proietta verso l’altro, non disgiungendo mai la predicazione dalla concretezza di chi è realmente solidale. L’impegno per la pace e la giustizia non sono elementi accessori, ma rivelano l’essenza del cristianesimo: sono luce, appunto.

Felice Domenica!

Fra Umberto Panipucci