Il “Sabellismo” di Rocco Sabelli

GENNARO VENTRESCA

In un libro appena uscito anche in italiano, Jordi Punt, autore catalano, giornalista e tifoso sfegatato del Barcellona, racconta in modo stupendo Leo Messi, scrivendo un po’ tutto quello che c’è da sapere sul giocatore, ogni cosa mai detta, e anche un po’ di più. Ad esempio, spiega come un altro scrittore, Marius Serra, abbia coniato un fresco aggettivo per i posteri: messimo. Quando a una persona viene affibbiato un aggettivo, non è solo dovuto alla fama, ma allo stile, talmente particolare da meritarsi un termine tutto suo.

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Jordi Punt scrive anche che il gioco di Messi è facilmente tratteggiabile con gli stessi aggettivi con cui Italo Calvino descrisse come sarebbe stata la letteratura del XXI secolo: leggerezza, rapidità, esattezza, visibilità, molteplicità. A me, comunque, il gioco “messimo” sembra proustiano. Basta solo rifarsi ad alcuni gol che hanno lasciato il mondo dei calci d’angolo con la bocca aperta, per capirlo.

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Punt, Serra, Calvino, Proust, Messi. Forse sto esagerando. Noi che siamo così in basso, abituati a occuparci di modeste condizioni non possiamo certo sporgerci oltre il parapetto solo perchè un artigiano della scrittura che da qualche tempo si è lasciato crescere i capelli per non essere da meno di Cudini e Bontà, si è messo a disquisire di cose sublimi che mettono al centro nientemeno il re dei re, ovvero Leo Messi. Il più grande di sempre.

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Ho preso una lunga rincorsa per scrivere un paio di perline su un molisano di Agnone, dico l’ingegner Rocco Sabelli, che a mio sommesso parere meriterebbe se non proprio un aggettivo, ma di tanto in tanto, qualche citazione su questa e su altre pagine. Sabelli, nel suo romanzo di vita vissuta, ha infilato nel suo rosario tante perle, altro che perline, Piaggio, Tim, Telecom, Alitalia, Sport e Cultura, tanto per gradire.  Ebbene, quest’uomo così potente, e benestante, è rimasto semplice e genuino. E soprattutto innamorato della sua terra natia. Appena può vi ritorna.                                                                                  

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Il manager è innamorato pazzo del pallone. Nel suo piccolo si è dato da fare a calpestare i campi molisani e campani, con la divisa granata della sua laboriosa città. Non si contano i suoi atti di generosità ha mostrato con la squadra di volley e con i calci d’angolo agnonesi. Senza farsi pregare ha “scucito” a getto continuo. Ogni 2 gennaio, ormai da venti anni, il top manager, tanto per non farsi mancare niente, organizza sul suo campetto privato in sintetico un triangolare, tra vecchie glorie granata e rossoblù (erano presenti l’altro giorno Di Risio, Sarracino e Minadeo). E trascorre con loro, e una schiera di amici, una memorabile giornata tra pietanze, libagioni e giochi di società. Ispirandomi  il “Sabellismo”, che mi sono permesso di coniare.

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