Il ritorno di Adamo

I Domenica di quaresima (B).

Comemnto a Mc 1, 12-15

Il tempo di Quaresima è il tempo dell’essenziale, infatti il riferimento evangelico più significativo per rappresentarlo è proprio la narrazione delle sue tentazioni nel deserto, dove non c’è il superfluo ed ogni risorsa è preziosa, rara e quindi essenziale. Nel deserto gli asceti di tutti i tempi si recano per fuggire dalle distrazioni del mondo, ma sopratutto  per mettersi in ascolto del sussurro di Dio, che si svela solo a chi
purifica il cuore (cfr Mt 5,8). Ma che bisogno aveva Gesù di essere provato? Forse per esserci d’esempio? Probabilmente sì, ma tale spiegazione non basta. Cerchiamo di approfondire  questo mistero per vivere meglio la nostra quaresima.

+In quel tempo, lo Spirito sospinse Gesù nel deserto e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana.+

Il fatto che, dal concepimento in Maria, l’umanità di Gesù sia indivisibile dalla sua divinità, non ha mai escluso ciò che l’asimmetria delle sue due nature necessariamente comportava: il cammino del “vero uomo” verso la scoperta del “vero Dio”. Se neghiamo la fatica che Gesù ha dovuto compiere per completare questo percorso, facciamo dell’Incarnato solo un contenitore senz’anima e volontà, come affermava l’eresia di Apollinare (IV sec.), la quale negava la perfetta e completa umanità del Cristo. Ed è proprio la pienezza di questa armonizzazione che Gesù deve perfezionare nel deserto, anche attraverso il terribile crogiolo della lotta con l’ “avversario”. Il “satana” come leggiamo nei sinottici (Matteo 4,1-11,  e Luca 4,1-13), fa leva sulle fragilità che ci contraddistinguono come specie (potere, orgoglio, bisogni primari, ecc.); uno dei suoi fini, come leggiamo nel libro di Giobbe (cfr Gb 2,1-6), è dimostrare al suo Creatore come il progetto “uomo” fosse un fallimento e una partita persa dall’inizio, ma, come sappiamo, l’unico a fallire sarà proprio lui.

Lo Spirito, a volte, conduce anche noi nel deserto. Lo sperimentiamo ogni volta che sentiamo il peso di un bisogno a cui non sappiamo rispondere. Proprio nella solitudine cresce la selva di voci che affolla il cuore, una per ogni nostra dipendenza…e oggi ne abbiamo più di ogni altra epoca. In queste circostanze capiamo quanto sia diviso l’animo, ci accorgiamo anche di come resta precario il nostro benessere, ma sopratutto di quanta fatica occorre per mantenerlo. Con le sue mille illusioni di falsa felicità, satana vorrebbe distrarre Gesù dal suo vero obbiettivo: accogliere pienamente la volontà del Padre, prima di iniziare la sua missione. L’avversario non si comporta con noi diversamente, quando ci spinge a cercare il senso della nostra vita in ciò, che pur allettando i sensi e l’immaginazione, resta sostanzialmente vuoto e annichilente.

+Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano.

“Il deserto e la terra arida si rallegreranno, la solitudine gioirà e fiorirà come la rosa; si coprirà di fiori, festeggerà con gioia e canti d’esultanza; le sarà data la gloria del Libano, la magnificenza del Carmelo e di Saron. Essi vedranno la gloria del Signore…” (Is. 35, 1-4).

Gesù, il nuovo Adamo, ricrea attorno a se la perduta armonia dell’Eden. La creazione riconosce all’uomo nuovo l’autorevolezza negata a quello vecchio, perchè ne riconosce la giustizia e la purezza d’intenzione. Da notare: se in Matteo e in Luca, l’inizio di questi segni è evidenziato come il risultato di una prova superata (cfr. Mt 4, 11; Lc 4, 14), in Marco, notoriamente più antico degli altri vangeli, il testo fa intendere che nella lotta Gesù ha sempre avuto il sostegno delle creature; forse i sinottici volevano suggerire agli iniziati che le opere dello Spirito si sarebbero manifestate in loro solo dopo aver purificato il cuore? Certo questo ritorno all’Eden, sembrerà avverarsi anche per tutti i testimoni autentici dello Spirito, da S.Antonio Abate a S. Francesco d’Assisi: chi è in armonia con Dio è in Armonia con il cosmo.

+Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».

La profezia non può essere arrestata, anzi sembra che più la si ostacoli e  più essa trovi modi clamorosi per manifestarsi. Fermato Giovanni, il più grande dei profeti, arriva il Messia vittorioso, con tutta la potenza del Cielo e della terra, una forza che non verrà mai usata per imporre la sua Volontà, ma piuttosto per manifestare l’amore e solidarietà divina con l’uomo ed il cosmo; una testimonianza che colmava e “autenticava” l’accorato appello: “convertitevi e credete nel Vangelo”.

Con Gesù il tempio si compie, Lui è la porta dell’Eternità. Chi si fa suo discepolo percorrerà la via dell’elezione e come lui, accogliendo la Croce, avrà come destino la resurrezione.

Felice Domenica

Fra Umberto Panipucci