Il premier venuto dal Sud ora fermi il federalismo (L’editoriale)

Il commento dopo la visita di ieri del presidente del consiglio dei ministri Giuseppe Conte

Pma

MIMMO DI IORIO

Ad accogliere il premier una città fredda, non solo da un punto di vista meteorologico. Pochi i curiosi in piazza Pepe all’arrivo del presidente del consiglio dei ministri. Molti di più all’uscita dal Palazzo di Governo. Una donna ha illustrato a Conte lo stato di disagio con il quale la sua famiglia è costretta a fare i conti da quando la Sla ha colpito il marito. Nessun sostegno per l’assistenza e allora il presidente ha ascoltato attentamente le sue rimostranze, promettendo di verificare personalmente la situazione. Un premier disponibile e dalla faccia pulita. Una persona per bene, direbbe il governatore Toma che da parte sua non le ha mandate a dire a Conte, chiedendo, nel suo intervento, “investimenti di cittadinanza” per questa terra, facendo così il verso al reddito pentastellato. Il primo ministro ha parlato, principalmente ai sindaci, di infrastrutture e strategie di crescita. Del suo contratto istituzionale di sviluppo “per quelle aree del nostro territorio – ha chiarito – che hanno maggiormente bisogno di attenzione”. Un impegno per il Mezzoggiorno che Conte, da uomo del Sud, ha avuto sin dal suo insediamento. Niente di meglio per questa ed altre terre martoriate da spopolamento, povertà, carenza infrastrutturale e disagi sociali. Accanto a queste iniziative, però, sarebbe necessaria, ora, una lotta senza quartiere per fermare il folle progetto del regionalismo differenziato. Perché mentre il Movimento 5 Stelle fa i conti con la prima debacle elettorale, Salvini fa il pieno di voti grazie alla propaganda sui migranti e sull’abolizione della giuria di qualità a Sanremo, e nel frattempo, quasi sottobanco e tra l’indifferenza generale, attua il federalismo fiscale, mascherato da regionalismo differenziato. Che se trovasse piena attuazione, significherebbe la morte per il Mezzogiorno d’Italia. Non ci saranno più fondi, per essere banali e diretti, per infrastrutture, sanità e istruzione. Il presidente non ha fatto cenno all’argomento, ma in compenso ha annunciato che il Molise farà parte del piano di investimenti, di 9 miliardi, per la messa in sicurezza del territorio e l’ammodernamento delle infrastrutture, in quanto la nostra regione fa parte di quelle sette il cui territorio è al 100% a rischio idrogeologico. Un’ottima notizia, in attesa di conoscere la dotazione per il contratto istituzionale di sviluppo che ci sarà, come è stato rimarcato tanto dal premier quanto dall’amministratore delegato di Invitalia, dopo la presentazione dei progetti.
All’uscita dalla Prefettura su Campobasso ha fatto capolino un timido sole e anche i cittadini si sono mostrati più caldi con il premier. Che non si è sottratto ai selfie e non ha lesinato strette di mano. Conte lo sa, da queste parti, che sono anche un po’ le sue parti, che l’accoglienza, la generosità, la solidarietà e il calore umano sono valori condivisi e non negoziabili. E sulla non negoziazione di certi valori siamo certi che Conte, da uomo del Sud, saprà battersi. Affermando le prerogative del suo ruolo. Sulla difesa e la sopravvivenza del Meridione, a partire dalla Salute dei cittadini, non ci sono viceministri o contratti che tengano.

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