Il potere trasformativo della narrazione

Le aziende, le organizzazioni, le comunità, i partiti politici, le associazioni, persino i carismi (ossia le iniziative di carattere spirituale, ed ecclesiale, che nascono da un fondatore) devono fare sempre i conti con il tempo. Affinché un’organizzazione continui a vivere deve evolvere con le radici ben piantate nella sua origine e al contempo deve avere il coraggio di cambiare, a volte anche molto, per riproporsi nei tempi e nella società attuali con il linguaggio più adatto.

Luigino Bruni, economista e saggista, ordinario di economia politica alla LUMSA, ha dedicato a questi temi diversi libri (tutti pubblicati di recente da Città Nuova) con titoli molto eloquenti: Elogio dell’auto-sovversione (la fioritura umana nelle organizzazioni a movente ideale); La distruzione creatrice (come affrontare le crisi nelle organizzazioni a movente ideale); Il capitale narrativo (le parole che faranno il domani nelle organizzazioni e nelle comunità); La comunità fragile (perché occorre cambiare molto per non perdere troppo).

I testi di Bruni sono molto stimolanti perché in essi si trova un contenuto che mette insieme la storia dell’economia e delle organizzazioni con la filosofia e la teologia – tema rilevante per realtà e comunità che hanno a che fare con la religione -, oltre che l’osservazione della realtà e l’esperienza. 

Logo della Fondazione

Il Caso della Maffi

In questo articolo mi voglio soffermare sul tema del Capitale narrativo, ossia sull’esigenza di saper raccontare le storie giuste alle persone giuste. Compito che sembra facile ma che nasconde molte insidie soprattutto quando la storia dell’organizzazione affonda in un passato più o meno remoto e quindi in presenza di narrazioni che ebbero successo all’origine ma che ora sono quasi incomprensibili.

 La capacità di narrare poi è qualcosa di essenziale, che costa poco e può rendere molto. Mi concentro su un caso concreto: In Toscana, lungo la costa tirrenica, esiste una realtà che ha 75 anni di vita e che si chiama Casa Cardinale Maffi Onlus. Si tratta di una realtà assistenziale, espressione della chiesa di Pisa, che gestisce 8 centri che si prendono cura di circa 500 persone fragili (anziani, disabili, psichiatrici, persone in stato vegetativo). In essa lavorano circa 500 persone che gestiscono Rsa, Rsd, Residenze psichiatriche, centri diurni. C’è anche un centro a Collesalvetti (Livorno) di riabilitazione aperto al pubblico che offre 20.000 prestazioni l’anno. Dal momento della nascita ad oggi la fondazione è cambiata molto.

Nel 1947 un sacerdote intraprendente e carismatico aveva messo in piedi una realtà assistenziale che in pochi anni arriverà a prendersi cura di più di mille persone in una sola sede. Se guardiamo le foto o i filmati dell’epoca si capisce che eravamo in un altro mondo. La Maffi, come altre realtà analoghe, nel tempo si professionalizza, cambiano le esigenze e cambia la società. Nascono nuove figure professionali (gli educatori, i musico terapisti, i logopedisti, i fisiatri, i terapisti occupazionali, gli operatori socio sanitari e socio assistenziali, gli assistenti sociali, gli psicologi solo per citarne alcune) e altre si definiscono meglio (per esempio gli infermieri diventano laureati con compiti sempre più allineati all’evolversi delle terapie farmacologiche). E anche le strutture socio sanitarie pubbliche cambiano, aggiornando regole e criteri per validare o meno il lavoro di cura che le strutture pubbliche e private offrono. Quattro anni fa a presiedere la Fondazione viene chiamato Franco Falorni, un commercialista non convenzionale, che ha una notevole esperienza di gestione economica delle farmacie ma che soprattutto interpreta il suo ruolo con un piglio creativo e dinamico.

La Maffi, che si era adeguata con successo ai cambiamenti sociali e organizzativi, aveva però bisogno di essere rilanciata attingendo alle sue radici cristiane e al contempo producendo nuove narrazioni, che fossero significative per l’oggi. Il nome stesso della fondazione non aiutava: Fondazione Casa Cardinale Maffi Onlus. Scritto con un carattere classico, in blu scuro: il nome e la sua immagine trasudano passato, perfino antecedente alla nascita dell’iniziativa. Nasce allora un nuovo marchio FCCM, Noi – il nome ovviamente non può cambiare – ma il modo di scriverlo, i colori, il carattere tipografico, l’aspetto, diventano attuali. Soprattutto c’è il Noi, che indica sia chi si prende cura che chi cura, e perfino gli altri, quelli di fuori. Da questa parola comincia una “rivoluzione” che edifica un’identità rinnovata. Gli assistiti si cominciano a chiamare “Sorelle e Fratelli Preziosi”, non più ospiti (perché non si può chiamare ospite una persona che passa quasi tutta la vita in una delle case, come accade spesso per i casi più gravi di disabilità mentale e fisica).

Le case – in questo caso usando una metafora cara a papa Francesco – devono trasformarsi da fortini in tende, ossia in luoghi in cui è facile entrare anche dall’esterno, per uno scambio proficuo tra il riscoperto valore della fragilità (che ha una sua preziosità e che insegna a vivere le difficoltà) e la società civile. Per facilitare questa salutare osmosi (salutare sia per la Fondazione che per la società civile) nasce la Palestra di Gabriele, ossia un per-corso teorico pratico in cui le persone (studenti, professionisti, semplici cittadini, lavoratori) possono apprendere ad allenare i muscoli della prossimità e della relazione all’interno della fondazione, grazie ad attività e lezioni teoriche con un impianto didattico esperienziale attraente ed efficace.

La costruzione della rinnovata narrazione include una bandiera con 5 colori che rappresentano le dimensioni ideali di tutto il lavoro della Maffi (i fratelli preziosi con l’oro giallo, il verde dei parenti, il rosso degli operatori, il blu della ricerca e dell’evoluzione, e il bianco che forma una croce al centro – come riferimento all’identità cristiana) e di un inno, che preso in prestito da una canzone di Roberto Vecchioni. “Ti insegnerò a volare” è stato re-interpretato dalle persone della Maffi, con i complimenti del suo autore.

Gli attori di “Il contenuto vince?” sul palco del Teatro Verdi di Pisa

75 anni imparando dai più fragili

Arrivati a questo punto, la fondazione si rende conto che ormai sono passati 75 anni dalla sua nascita e che queste nuove narrazioni debbono essere raccolte e riproposte in modo eloquente e chiaro. Nasce il libro “Il dito medio di Romina … cambiare è possibile” (Pacini editore 2022, 152 pagine, 12 euro) che, a cura del presidente Falorni, narra la rivoluzione in atto, sia attraverso le sue esperienze personali che con le nuove parole, ma anche con la partecipazione di molti contributi, dalle storie dei Fratelli Preziosi (alcuni di loro ovviamente) agli interventi dei componenti del consiglio di amministrazione, dei dirigenti, degli operatori, degli amici, dei politici di riferimento del settore socio sanitario, di altri intellettuali a livello locale o nazionale. Il libro diventa una sorta di manuale che presenta il cambiamento, ma lo fa in modo semplice, senza tecnicismi, con parole semplici.

 Non a caso la prima presentazione del libro, al Pisa book festival, è avvenuta di fronte a ragazzi giovani delle scuole superiori che sono stati preparati e che sono intervenuti nel dialogo con l’autore. Le narrazioni proseguono nel segno dei 75 anni per il quale viene coniata l’espressione “imparando dai più fragili”, una frase che vuole mettere al centro – di nuovo – il valore per tutti della fragilità. E nascono altri due progetti in questa stessa linea.

Una mostra d’arte e uno spettacolo teatrale. La mostra ha la sua origine nel 2020, in una strutta psichiatrica a Fivizzano nella quale, impossibilitati ad uscire, gli educatori e gli assistiti si imbarcano in un’attività di re-interpretazione fotografica di opere d’arte del passato. Dodici scatti ci rimandano ad altrettanti capolavori di Magritte, Van Gogh, Gauguin, Vermeer, Leonardo, Frida Kahlo, Grant Wood, Caravaggio, Munch, Van Eyck.

Ciascun quadro viene poi narrato con un podcast, collegando l’arte alla vita degli interpreti. La mostra viene ospitata a Palazzo Blu, il luogo pisano di maggior prestigio per le esposizioni artistiche, una radio locale (Radio Incontro) in contemporanea con la mostra trasmette i 12 podcast. Liliana dell’Osso, ordinario di psichiatria all’università di Pisa, apre la mostra con una letcio magistale su arte e malattia psichiatrica presentando i suoi studi su Edward Munch. Al teatro Verdi di Pisa va infine in scena uno spettacolo scritto e diretto da Lamberto Giannini (Rachele Casali co-regista) dal titolo “Il contenuto vince?” che porta sul palcoscenico 40 attori che sono assistiti ed operatori della Maffi con alcuni volontari dell’associazione Holtre.

Lo spettacolo ha enorme successo e verrà ripreso e trasmesso da una televisione locale (Telegranducato), mentre si pianificano alcune repliche in altri teatri e la realizzazione di un documentario per la tv. Al di là dell’esito dei singoli eventi è chiaro come il capitale narrativo sia davvero una leva importante per muovere le organizzazioni. 

La bandiera della Maffi e alcuni Fratelli Preziosi

La Maffi, come altre organizzazioni analoghe, si trova in questo momento ad affrontare un panorama tutt’altro che facile, con molte incertezze e problemi legati ai costi di energia, alla guerra in Ucraina, alla crisi post pandemica, alla necessità di riorganizzare il settore socio assistenziale, specificamente quello degli anziani, ma poter affrontare tutto questo con un buon capitale narrativo alle spalle è certamente d’aiuto. Le storie sono importanti perché possono trasformare la realtà.    

Giancarlo Polenghi