“Il Pianeta dei Fiori”, nasce l’ultimo libro di Roberta Muzio

Nasce a maggio Il Pianeta dei Fiori, per i tipi Lampo, il nuovo libro della scrittrice e giornalista Roberta Muzio. È il quinto libro nella carriera di autrice, il terzo della collana “Quaderni per il tè del pomeriggio”, dopo Lo zingarello della transumanza e Il rapimento di don Nicolò, entrambi editi nel 2021. Sarà presentato sabato pomeriggio, prendendo il tè, a Campobasso, a casa dell’autrice che leggerà dei brani del suo romanzo.

Anche Il Pianeta dei Fiori segue l’impostazione dei precedenti volumi della collana di cui Muzio è direttrice: canoni d’impaginazione e grafica antichi e figure tratte da stampe di inizi ‘900 che fanno parte dell’archivio conservato presso il “Piccolo museo Occhi a candela e Antica biblioteca scolastica” di Frosolone (Is).

Uno spazio etnografico, di cui la scrittrice è cofondatrice e che ha di recente ottenuto il riconoscimento dell’Associazione nazionale Piccoli musei d’Italia, che ha sede nel borgo antico e che racconta, attraverso una storia di famiglia, uno spaccato del Mezzogiorno tra ‘800 e ‘900
Con Il Pianeta dei Fiori, un racconto di duecento pagine, Roberta Muzio, da anni professionista e firma de Il Mattino, si confronta con un genere che si discosta dai precedenti libri.

Ha sempre trattato fatti realmente accaduti e ambientati tra ‘800 e ‘900 nella cosiddetta Saga dei Pentàl racchiusa nei due volumi: Occhi a candela e Il suono del ferro. Questa volta, invece, la trama è fantastica e contemporanea, ma già, dai primi capitoli, devia verso un genere psicologico. È la storia di un bambino, diventato poi uomo, talentuoso.

Decine sono i personaggi tratteggiati e, proprio quando la storia sembra chiudersi con un epilogo drammatico, ecco che la trama riprende vigore con un risvolto inatteso. Torna, così, la dimensione fantastica e fanciullesca, il lettore viene proiettato di nuovo in una realtà apparente, fiabesca, onirica. Dietro ogni personaggio si nascondono i pensieri comuni, talvolta discriminanti e ipocriti, di un’umanità varia. Sebbene, nelle pieghe delle pagine, traspaia la speranza della comprensione, l’apertura mentale, i sentimenti veri, l’entusiasmo e l’incanto verso la bellezza dell’arte, i doni naturali e originali, mai forzati o costruiti, dei bambini che diventano adulti in un mondo che, talvolta, li marginalizza.

Emerge un’idea progressista ed è così che l’arte diventa qualunque inclinazione dell’animo umano che si discosta dalle convenzioni della società fondata sulla normalità apparente. Il “chi sono io per giudicare” di Papa Francesco ritorna come pensiero sottostante a una lettura attenta del testo: uno spartiacque che ha distrutto le mura di ipocrite convenzioni che, ancora, minano la felicità di uomini e donne. La felicità e il sogno rimangono i motivi ricorrenti di un’opera che l’autrice spiega con queste parole: “Era un testo che avevo nel cassetto almeno dal 2017 ma che doveva in qualche modo sedimentare e beneficiare, al tempo stesso, del lavoro svolto con le precedenti opere. È stato difficile per tre motivi: il primo è che per una penna femminile scrivere facendo narrare la storia da un personaggio maschile implica un cambiamento di registro che deve essere evidente e credibile; il secondo è stato unire una dimensione fantastica ad una reale facendo compiere al lettore un salto nel tempo e nello spazio; infine, dovevo mantenere l’idea di lettura come intrattenimento e come spazio da ritagliare per sé stessi e per riflettere, quale è appunto lo scopo per il quale nasce la collana. Non a caso in appendice tornano le consuete ricette delle nonne di Occhi a candeladedicate, questa volta, a coccolare i bambini. Insomma – conclude – è stata un’operazione svolta su più piani. Spero di esserci riuscita, spero piaccia ai miei lettori”.
I Quaderni per il tè del pomeriggio, oltre ad essere in edizione limitata, sono tutti dedicati ai bambini sebbene siano letture per adulti: “Ai bambini dei fiori, affinché ai bivi della vita sappiano quale segnale seguire” è la dedica che introduce la storia e che fa già presagire il motivo per cui nasce. E che l’arte sia al centro della storia è dimostrato anche dalla scelta di accompagnare la presentazione del libro con una collettiva pittorica. In occasione dell’evento, che si svolgerà eccezionalmente nella casa di Campobasso dell’autrice, saranno esposte opere di artisti molisani (Carozza, Ciccone, Belnudo, Petrò) in una cornice insolita: “I quadri, tutti olio su tela della nostra collezione, tra cui alcune grandi tele, saranno esposti in giardino solo ed esclusivamente in occasione della presentazione del libro. La scelta della location è dovuta, in primo luogo, alla voglia di stabilire un clima intimo e privato in un periodo dell’anno in cui il luogo si trasforma in un giardino botanico con tante varietà che esplodono. In secondo luogo, Il Pianeta dei fiori ha come argomento ricorrente i colori e il connubio con la natura, dunque doveva avere una cornice adeguata e i quadri rispecchiano la centralità dei colori che contraddistingue la storia. Infine è un ritorno al passato: Charles Dickens, ad esempio, uno dei più rappresentativi scrittori dell’età vittoriana, amava leggere i suoi lavori agli ospiti, come lo facevano altri autori dell’800, epoca che spesso mi ha ispirato”. Per l’appuntamento, che si svolgerà sabato 14 maggio, è già tutto sold out.