Il Molise deve esistere oltre l’orgoglio

di Sergio Genovese

Da quando qualcuno pose il problema di mettere in dubbio la identità del Molise e della sua consistenza esistenziale, con una comprensibile veemenza ed una percettibile istintività, in tanti si sono dimenati per dimostrare il contrario. Reazioni d’emblée  che però meriterebbero più profondità e meno sciovinismo d’impatto. Esiste una Regione che tra qualche anno conterà duecentosettantamila abitanti? Esiste una Regione aggredita dalle frane e da una rete stradale da terzo mondo? Esiste una Regione che ha messo i lucchetti ai nuclei industriali? Esiste una regione  che ha i suoi piccoli paesi ormai vissuti solo dai nonni  che d’inverno si ammutinano a qualsiasi anelito di socialità attiva? Esiste una Regione con una rete ferroviaria disastrata che impiega tanti anni per dotarsi di una linea elettrica che appare sempre di più una chimera? Esiste una Regione con una classe politica che ha pensato sempre e solo a consolidare i propri luoghi di potere mentre si affastellavano retrocessioni su ogni forma di vita sociale ed economica dei molisani? Esiste una regione con un sistema scolastico anarchico dove da anni si appalesano disfunzioni e  mancati coordinamenti  senza un piano di razionalizzazione?A questi simbolici interrogativi non si può rispondere solo con l’orgoglio dimostrando la bellezza del nostro territorio e la esclusività della sagra dei Misteri di Campobasso. Sarebbe utile attendersi da tutti coloro che si stanno sforzando, a volte con un surplus di egocentrismo di ritorno, di mostrare il nostro connotato di esistenza in vita, pretendendo risposte, anzi fatti, sugli interrogativi posti in precedenza. Immolare i nostri castelli e restare sordi e ciechi al fatto che la realizzazione della  linea elettrica per Roma ha subito un ennesimo rinvio è un esercizio sterile utile alla letteratura poetica. Tutti sappiamo che la poesia è una compagna dell’anima che non risolve il disagio di chi per andare a Roma dovrà ancora  cambiare tre mezzi di trasporto conoscendo l’orario di partenza ma non quello di arrivo. Dunque si abbandonino certe forme di protesta per certi versi scontate e si entri con mani e piedi all’interno delle tante criticità mai sanate anzi aggravate. Quello che si nota è che i Molisani sembrano disposti, inermi, all’epilogo di un destino mortifero. Ho chiesto a tanti amici di raccontarmi se sui social ci fosse stata una insurrezione per la notizia dell’ennesimo rinvio delle consegne dei lavori per la vicenda della rete ferroviaria su Roma. Pochissimi commenti e inesistenti reazioni di repulsa. Osservando questa realtà è ovvio che non favorisce  l’effetto auspicato il comportamento di chi, orgoglioso, continua ad urlare che il Molise esiste.