Il grido che aprì il cielo

XXX Domenica del tempo ordinario (b)

Mc 10, 46-52

Forse il più grande esordio di Dio nella storia della Salvezza, non si è avuto con Abramo, ma attraverso Mosè ed il suo intervento in Egitto per liberare il popolo di Israele dalla schiavitù e dall’oppressione. Nell’episodio di Bartimeo, il mendicante cieco di Gerico, ritroviamo questo Dio salvatore in Gesù, che restituisce dignità e onore a un uomo a cui la sorte avversa e la superficialità della gente li avevano rubati. Anche noi, con il grido di Bartimeo, possiamo aprire le porte del cielo e ritrovare dignità e salvezza.

+”In quel tempo, mentre Gesù partiva da Gèrico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timèo, Bartimèo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!».”+

Chi era Bartimeo? Cerchiamo di rispondere a questa domanda partendo dal suo nome. Il prefisso “bar”, nei nomi di origine semita, sta per “figlio”. Timeo era invece un nome proprio di persone greco, Τιμαιος (Timaios);  basato sul verbo τιμάω timao, “onorare”, interpretabile, nel caso in questione, come “onorabile”. In breve: Bartimeo voleva dire semplicemento il figlio di Timeo. Curioso consatatare come, la feroce ironia della sorte, avesse fatto sì che un uomo a cui non veniva concesso nemmeno la possibilità di chiedere udienza a Gesù si chiamasse letteralmente “ figlio dell’onore”. Un disabile, ai tempi di Gesù, non aveva nessuna garanzia o sostegno da parte delle istituzioni, per la famiglia restava solo una bocca da sfamare che non produceva reddito e, a quei tempi, non era facile mantenere una persona economicamente improduttiva. A un cieco non restava che affidarsi alla pietà della sua comunità, diventando così un mendicante. Per immergerci nella commovente storia narrata da questo brano evangelico, proviamo ad immaginare, anche solo per un attimo, quest’uomo messo ai margini dai suoi e costretto a mendicare; la sua comunità non aveva saputo offrirgli altro che un posto ai margini della strada, abbandonato alla speranza di incontrare la pietà della gente e che nessuno gli rubasse quel poco che riusciva a racimolare per sfamarsi. Proviamo a calarci nei suoi panni quando all’udire una folla di persone imploranti che inseguiva il falegname di Nazareth, colui che il Battista aveva indicato come Messia,chiedendo una guarigione, giustizia, una risposta alle loro domande. Facciamo un altro sforzo: cerchiamo di riprodurre in noi tutta la forza del suo profondo bisogno di riscatto tramutarsi, proprio in quel momento, in inaudita Speranza,  Gesù stava passando proprio lì, lungo quella strada, non distante dal suo posticino a terra, la sua casa. Una grande occasione finalmente era giunta per lui! Si era detto: “Se lui è il Cristo, colui che libera gli oppressi e li guida alla salvezza; non potrà restare indifferente a tutto il dolore e l’umiliazione a cui sono stato sottoposto nel corso della mia vita; nessun uomo, e tanto più, un figlio di Abramo, merita di vivere così.”  Ed ecco come il grido di Bartimeo si era alzato sulla folla fra cento altre grida: “Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!”.*

+Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!».+

Quel grido doveva aver scosso tutti i presenti, fino ad infastidirli. Bartimeo stava dando il meglio di sé, mettendo a frutto tutto quello che aveva imparato con il suo mestiere di mendicante: inchiodare il passante con la sua voce facendo vibrare in essa il timbro del dolore e della disperazione, colpendo dritto alla coscienza, costringendo così chi gli passava davanti ad accorgersi della sua miseria. Sapeva anche che, se voleva ottenere qualcosa, doveva saper essere insistente, fastidioso, consapevole di dover accettare il rischio di, insulti, calci e spintoni. Ma Bartimeo non aveva paura di essere picchiato da qualche spietato vigliacco, anzi, il suo grido divenne ancora più vigoroso, pieno di quella forza che solo la sua “debolezza” poteva dargli.

+Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». Chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio! Àlzati, ti chiama!». Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù. +

Tra le cento voci, Gesù aveva ascoltato proprio la sua. L’orecchio di Dio è teso verso il grido dei suoi figli più bisognosi, proprio come l’attenzione di una madre premurosa si rivolge sopratutto verso i suoi figli più fragili e deboli. Bartimeo, per liberarsi da ogni impedimento che potesse ostacolarlo nella sua corsa verso Gesù, aveva gettato tutto quello che aveva: un mantello logoro e le poche monete racimolate, tutto ciò che poteva rappresentare la sua sicurezza. Questa scena fa di Bartimeo il paradigma di coloro che accolgono la chiamata: essi sanno che niente può essere considerato sicurezza al di fuori di Cristo, così ogni altra cosa può essere sacrificata per meglio seguirlo, questa è la povertà in Spirito, l’unica ricchezza è Dio. Il cieco di Gerico, in quella folla, era l’unico consapevole della sua cecità, sapeva anche che aveva bisogno di Gesù, luce del mondo, per poter tornare a vedere il mondo con occhi grati e speranzosi, dopo che la cattiveria della gente gli aveva strappato via ogni sogno e speranza.

+Allora Gesù gli disse: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». E il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Va’, la tua fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada.+

Fino a quel momento Gesù era sembrato sordo a tutte le suppliche che gli rivolgevano. Ma le grazie che Egli concedeva dovevano essere soprattuto un “in-segnare”, esse non sono una prestazione, ne una manifestazione di potere. Il Cristo, ascoltando Bartimeo, e ammirando come la sua disperazione tramutava in sfrontata Speranza e notando, infine, come “molti” cercavano inutilmente di farlo tacere, permise a qualcosa della sua dolorosa esistenza di arrivargli al cuore. La fede di Bartimeo era diventata per Gesù l’opportunità di parlare al suo popolo, e mostrare a chi lo seguiva quanta dignità avesse quell’uomo a cui la sua gente non aveva saputo dare che un posto ai margini. Colui che è venuto per servire manifestava  tutto il suo desiderio di farlo attraverso queste parole: “Che cosa vuoi che io faccia per te?”, la stessa risposta aveva dato ai due figli di Zebedeo, ma con esito diverso (cfr. Mc 10,36), se il primo chiedeva che gli fosse riconosciuta la dignità di figlio, i secondi cercavano gloria e onore. Probabilmente Gesù già sapeva cosa il cieco volesse chiedergli, ed era in fondo evidente, ma proprio attraverso quella domanda egli manifestava al suo gregge quella che era la sua essenza e la sua missione. Bartimeo aveva riconosciuto Gesù come il messia che doveva venire, si era appellato al suo amore e alla sua misericordia, aveva lasciato le sue sicurezze e lo aveva chiamato con il titolo messianico di Figlio di Davide. Il figlio di Timeo aveva dimostrato così di non essere solo pronto ad essere guarito, ma anche a seguire, il Maestro, ed essere uno de suoi più ferventi discepoli. Ed è così che Bartimeo fece del suo “essere nessuno”, della solitudine e della miseria, la sua più grande forza e ricchezza. Potessimo anche noi trasformare le nostre miserie in forza spirituale per innalzare ferventi preghiere e ottenere ciò che è bene per noi e per il mondo; sì, è quando siamo deboli che diventiamo forti (cfr. 2Cor 12,10).

Felice Domenica

Fra Umberto Panipucci

*Il titolo che il cieco di Gerico attribuisce al Mastro Nazareno è ancora legato all’attesa di un Messia regale, il concetto “Gesù Figlio di Dio” farà fatica a farsi strada nella mentalità ebraica, molto meno in quella pagana dove l’idea che le divinità fossero in grado di generare altre divinità era diffusa.