Il Forum per la Sanità scrive ad Arcuri, commissario per l’emergenza Covid

“Sentiamo il dovere di denunziare e farLe conoscere, anche a nome di alcuni Comitati di cittadini molisani, – ha scritto il presidente del Forum per la Sanità pubblica Italo Testa al commissario per l’emergenza Covid Domenico Arcuri – la gravissima situazione in cui si trova la Sanità pubblica molisana così come viene vissuta dalla cittadinanza. Probabilmente Ella già la conosce in una versione edulcorata dalla classe dirigente, sia politica che amministrativa, responsabile di fatto dello sfascio attuale. L’avvento della pandemia covid 19 ha trovato una Sanità pubblica già molto inefficace a causa di una serie di eventi legati a 12 anni consecutivi di gestione commissariale per il rientro da un debito sanitario che non è stato mai attuato. Soltanto la scarsa densità abitativa ed il rispetto delle norme previste dal lockdown hanno evitato problemi più seri nel corso della pandemia. Le decisioni strutturali prese con la chiusura di ospedali e servizi per uscire dal debito, non ha avuto alcun effetto in quanto le risorse risparmiate dalla chiusura di strutture pubbliche sono state riversate, con diverse modalità, sulle strutture private convenzionate.

Poteva essere l’occasione per una vera trasformazione da una sanità ospedalocentrica ad una essenzialmente territoriale per rispondere meglio alle esigenze dei cittadini.
Così non è stato ed il debito permane per poter assicurare profitto alle pletoriche strutture private convenzionate che non danno risposte ai reali bisogni della popolazione se non in maniera del tutto marginale.
Tutto ciò è avvenuto con la partecipazione di Funzionari ministeriale al fianco di Commissari-Governatori.
Abbiamo avuto la chiusura di due ospedali generali a Larino e Venafro, la precarizzazione di quello di Agnone in area di confine, la drastica riduzione degli Ospedali di Campobasso, Isernia e Termoli, lasciati senza manutenzione ordinaria e senza il rinnovo delle apparecchiature medicali. Il problema più grave, però, è la drastica riduzione del personale a tutti i livelli a causa del blocco del turnover sempre in conseguenza del debito sanitario. Il 90% dei dirigenti medici ha più di 50 anni e gran parte sta per andare in pensione. Le nostre strutture così martoriate non sono attrattive per i giovani medici. Si aspetta solo che vadano via gli ultimi medici anziani per far morire per consunzione, senza capitale umano, gli ospedali Da questa situazione è derivato il fatto che nel Molise non sono stati garantiti neanche i Livelli Essenziali di Assistenza.
In questa precarietà sanitaria è sopraggiunta la pandemia che ha completamente azzerato tutte le altre patologie che non hanno trovato spazi di cura, essendo i tre Ospedali rimasti impegnati per il covid, in particolare i reparti di malattie infettive e le rianimazioni. L’assenza di ricoveri per patologie ordinarie anche dopo la fine del blocco dei ricoveri è derivata, oltre che dalle difficoltà oggettive narrate, anche, come del resto in altre parti d’Italia, dalla paura del contagio da parte della nostra popolazione per lo più anziana (siamo una delle regioni con il maggior numero di anziani). Come altrove molti decessi non covid 19 sono da attribuire a questa mancanza di cure.
Cessata l’emergenza covid, in base alle disposizioni del Governo, nel timore di una ripresa autunnale della pandemia e facendo tesoro dei problemi che si erano affrontati in urgenza, si dovevano creare centri covid dedicati per non inquinare gli Ospedali generali.
Speravamo , in questo modo,in un rilancio della Sanità pubblica regionale.
Tuttavia, nella nostra Regione, per il dualismo conflittuale derivato dalla presenza di un Commissario ad acta per il rientro dal debito sanitario, esterno alla Regione, e del Commissario Straordinario Regionale per l’emergenza covid 19, nelle vesti del Governatore della Regione, portatori di due diversi progetti anticovid, non si è realizzato nulla in proposito, ed oggi, con una ripresa dei casi di positività al corona virus siamo tornati nella situazione della primavera passata, con la rianimazione dell’Ospedale Hub occupata da pochi pazienti covid e interdetta per altre patologie.
La situazione al momento , nel silenzio della politica ma anche di tutte le altre istituzioni, è enormemente peggiorata perché con la riapertura delle scuole cominciano a verificati casi di positività anche fra i bambini delle materne, senza che il Molise abbia reparti pediatrici attrezzati per far fronte a questa patologia. Ha fatto scalpore e creato paura il caso di un bimbo di 5 anni di Larino che positivo e sintomatico è stato ricoverato all’Ospedale Bambin Gesù di Roma in assenza dei genitori e con la scia di positività familiari.
La situazione di stallo che si è venuta a determinare viene percepita dalla gente molisana come la volontà di distruggere la Sanità pubblica per favorire quella privata accreditata che potrà gestire le patologie non covid essendo impegnati con la patologia covid gli Ospedali pubblici. Anche il silenzio del Governo nazionale sulla questione viene interpretato come un favore alla Sanità privata accreditata.
Le chiediamo, pertanto, Signor Commissario straordinario Nazionale un suo intervento, fattivo e, soprattutto, chiarificatore della volontà di affrontare la grave situazione sanitaria di questa Regione che, piccola di dimensione e anziana per popolazione, è disposta ancora a lottare per evitare di perdere definitivamente un servizio pubblico efficiente e di trasformare il diritto alla salute in merce..
Le chiediamo, pertanto, Signor Commissario straordinario Nazionale un suo intervento, fattivo e, soprattutto, chiarificatore della volontà di affrontare la grave situazione sanitaria di questa Regione che, piccola di dimensione e anziana per popolazione, è disposta ancora a lottare per evitare di perdere definitivamente un servizio pubblico efficiente e di trasformare il diritto alla salute in merce..Le chiediamo, pertanto, Signor Commissario straordinario Nazionale un suo intervento, fattivo e, soprattutto, chiarificatore della volontà di affrontare la grave situazione sanitaria di questa Regione che, piccola di dimensione e anziana per popolazione, è disposta ancora a lottare per evitare di perdere definitivamente un servizio pubblico efficiente e di trasformare il diritto alla salute in merce”.