Il flop dei navigator: su 1,5 milioni col reddito minimo solo 100mila ha trovato lavora

È vero che l’emergenza sanitaria ha sconvolto un po’ tutti i piani ma ad oggi solo 100mila persone hanno un lavoro grazie ai navigator le figure professionali volute dall’allora ministro dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, per aiutare coloro che hanno ottenuto il reddito di cittadinanza a trovare un impiego.

Il percorso dei navigator, 2846 assunti in tutta Italia, è stato costellato da imprevisti. Prima hanno dovuto assistere al braccio di ferro con le Regioni che non li volevano nei loro Centri per l’impiego. Solo a dicembre sono divenuti pienamente operativi. Poi, ecco il coronavirus: visto che per i percettori del Rdc l’obbligo di ricerca del lavoro è stato sospeso fino a luglio, i navigator sono rimasti a casa ma hanno continuato a percepire uno stipendio di 1700 euro. Ora, però, anche su di loro si allungano ombre. Ad aprile i loro contratti scadranno e, a meno di sorprese, non saranno rinnovati. Quindi saranno loro stessi a dover trovare una nuova occupazione.

Come ricorda La Stampa, dal report dell’Inps aggiornato a luglio i nuclei familiari che percepiscono il reddito di cittadinanza sono 1,132 milioni mentre sono 2,8 milioni le persone che hanno ottenuto il benefit per un importo medio mensile di 561 euro. Un bel costo per la casse dello Stato.

Il primo passo è il “patto per il lavoro” che ciascun candidato deve firmare. Fino al 7 luglio, sono stati 800mila i beneficiari del Rdc che hanno sottoscritto l’accordo. L’Inps stima che di tutti i percettori, gli occupabili sono circa 1,5 milioni. Quindi finora ne sono stati contattati circa la metà.”È un numero importante soprattutto se consideriamo i mesi di lockdown in cui è stato impossibile lavorare in presenza e i colloqui sono proseguiti solo telefonicamente”, ha sottolineato Anpal Servizi.

Il problema, in realtà è un altro. Quanti di questi patti per il lavoro si sono tramutati in vere offerte di impiego? Sempre secondo Anpal Servizi, a livello nazionale le persone che hanno avuto un contratto di lavoro dopo aver percepito il reddito di cittadinanza sono 196.046. Questi, invece, non sono dati incoraggianti. Ma c’è di più. I contratti ancora attivi al 7 luglio sono 100.779: tutti gli altri erano a termine e già scaduti. I contratti a tempo indeterminato, (inclusi gli apprendisti, sono il 20% e altrettante sono le altre tipologie contrattuali come somministrazione e collaborazione. Per rendere più chiaro il tutto: solo una persona su 8 di quelle che hanno firmato il patto per il lavoro ha trovato una occupazione. Se si considerano tutti i beneficiari del reddito di cittadinanza è del 3,5%.