Il Covid che uccide (anche) il lavoro. Antonio costretto a chiudere

Il proprietario dello Sfizietto: “Chiedo solo di lavorare. I ristori non servono a nulla. Abbiamo sostenuto, capito, compreso, accettato. Ma non possiamo sopravvivere all’ennesima richiesta di stringere i denti”

Marito e padre di 4 figli. Antonio Frate, titolare della braceria ‘Lo Sfizietto 2.0” a Campomarino Lido è giunto al limite. In questi giorni ha dovuto abbassare le serrande del suo locale affiggendo un cartello chiarissimo all’esterno: “Io chiudo. Vi preghiamo di scusarci, non riusciamo a produrre, quanto voi riuscite a rubare”. Una protesta forte e chiara quella di Antonio che da titolare di partita iva si è ritrovato a dover fare i conti con mesi di chiusure forzate e “prese in giro dal Governo”. Stufo ed esasperato Antonio ha dovuto rinunciare al suo lavoro. “I ristori non servono a nulla, vogliamo solo lavorare. Permetteteci questo. Fateci lavorare in sicurezza”. Antonio è una persona dal cuore grande. Lui, sempre pronto ad aiutare gli altri, così come avvenuto a Natale del 2019, quando organizzò una cena per i senza tetto e le persone bisognose, ora si ritrova a dover elemosinare di poter lavorare. La sua voce si unisce al coro di tutti i ristoratori italiani che stanno per entrare in rivolta. “In tanti qui abbiamo sempre compreso, sostenuto, giustificato, capito, accettato. E perdonato gli errori. Ma questa totale mancanza di certezze e programmazione non è più accettabile. E’ già successo a ottobre, poi a novembre, poi il 19 dicembre con le attività che avevano comprato tonnellate di cibo e organizzato cenoni, salvo sentirsi dire a pochi giorni dal Natale che no: si chiude tutto. Adesso ci risiamo. Stessa incertezza, stessa mancanza di programmazione. Stessi errori. Capiamo tutto, ma sfibrare così un paese già provato e sfiancato, non è possibile. E’ frustrante. E personalmente mi sento stanco”. 

Abbiamo raccolto il suo sfogo e quello del suo chef Savino in una intervista.