Il comunicato

di Leonardo Lavacchi

Dal comandante dell’incrociatore Yussino al Comando Generale della V Flotta Intergalattica: Nel corso della ricognizione nella settima galassia si è rilevato un segnale proveniente da una capsula alla deriva. La capsula, recuperata, conteneva un messaggio il cui testo, decifrato dal traslatore, riporto qui sotto. Chiedo l’autorizzazione ad ispezionare il pianeta in questione, identificabile grazie ai dati astronomici esposti nel messaggio.

Da Arturo III, consigliere aggiunto del vice assistente al quarto dicastero, in nome e per conto del Governo Mondiale. Il presente comunicato è diretto a chiunque lo rintracci, lo legga e lo decifri.

Tutti i problemi erano risolti: clima, inquinamento, salute, risorse, equilibrio demografico. La genetica fu la carta vincente, dopo che si era rinunciato alla sperimentazione su piante, animali e uomo per concentrare le ricerche sui microorganismi. Possiamo affermare di aver addomesticato virus e batteri, modificando il loro DNA ed eliminando quelli più restii, in modo da indurli a dei comportamenti virtuosi. Bastino come esempi il virus che iniettato nell’uomo distrugge tutte le eventuali cellule tumorali e il batteri che trasformano i rifiuti in energia pulita. Così furono debellate le malattie e si decuplicò la produzione agricola; i deserti sono adesso bonificati, fertili e popolati. Il lavoro è equamente distribuito e non gravoso, la pace regna sovrana. In tutto il globo la speranza di vita è incredibilmente alta e la popolazione ha raggiunto il massimo livello sostenibile. Quando fu il momento di dire basta venne diffuso il virus della sterilità. Le nascite, che avvengono in laboratorio a seguito di fecondazione artificiale operata con incroci casuali di spermatozoi e ovuli sani, sono regolate a numero chiuso, come in un parcheggio completo dove una macchina poteva entrare solo se un’altra ne usciva. Ora non ci sono più parcheggi. Fu dura la rinuncia ai figli e ancor più dura la rinuncia ai mezzi di trasporto privati, ma erano entrambe necessarie.

Però a un certo momento, con tanto benessere, si diffuse un disagio strisciante che provocò anche numerosi casi di suicidio. Un’analisi scrupolosa operata dalle migliori menti del globo portò a evidenziarne la causa nel dilagare della noia. L’analisi precisava che a provocare la noia era l’assenza di problemi reali unita a un ristagno di miseria interiore: il trionfale progresso economico e sociale non era accompagnato da un equivalente progresso spirituale. Il problema era serio perché se un malessere dilaga e le persone sono disorientate, anche una sciagurata regressione può diventare attraente. Sorsero delle sette che auspicavano la decrescita, il che avrebbe significato il ritorno alle malattie, alla fame, alle guerre. Il Governo Mondiale dispose immediatamente delle riforme educative, privilegiando gli studi umanistici che erano rimasti in sottordine rispetto agli studi tecnici, ma era evidente che a breve termine non si sarebbero ottenuti dei risultati e che soltanto le generazioni future ne avrebbero beneficiato. Bisognava adottare urgentemente delle misure provvisorie di effetto immediato.

Come fecero in passato i governanti di ogni epoca nei momenti di difficoltà, si decise di inventare un nemico. Regnava la pace sociale e il nemico non poteva essere interno. La terra era unita sotto un governo globale, e una minaccia esterna poteva provenire soltanto dallo spazio. Presentare come probabile e imminente un’invasione di extraterrestri avrebbe stimolato delle iniziative coinvolgenti e smosso la popolazione dalla nefasta apatia. Non mancavano certo gli strumenti per essere convincenti. In un mondo globalizzato dove tutta l’informazione è veicolata tramite la rete dei social, chi possiede il software più potente – il governo, ovviamente – ha il controllo della verità, perché rende estremamente virali le notizie che vuole diffondere, e se una notizia è tanto condivisa da entrare negli schermi di tutte le case diventa necessariamente vera. Funzionò, e fu una corsa agli armamenti più vari, spuntarono ovunque postazioni di osservazione con dei turni di guardia regolari, proliferarono i campi di addestramento, e in tutto il globo il fervore scacciò completamente la noia. Era risolto anche quel problema.

Tutto ci saremmo aspettati, tranne che gli extraterrestri arrivassero davvero. Invece è accaduto: un’astronave è atterrata nel bel mezzo della Padania, una regione del continente europeo che si affaccia sul Mediterraneo. Gli abitanti della Padania erano brava gente: operosi, decisi, di un’innocente ingenuità, in definitiva i più agguerriti e meglio preparati a contrastare un’invasione aliena. Dalle riprese satellitari abbiamo potuto ricostruire l’accaduto. Era il 3.2.6.218 d.c.m. (il nuovo calendario è un emblema del progresso, per il superamento di antiche e irrazionali suddivisioni del tempo: si contano gli anni a partire dalla coesione mondiale e l’anno, che inizia dopo i 15 giorni  – 16 ogni 4 anni – delle festività che comprendono solstizio e perielio, è diviso in 10 mesi di 5 settimane; quindi era il terzo giorno della seconda settimana del sesto mese dell’anno 218 dopo la coesione mondiale).

Ore 11.45 GMT: atterra un’astronave nei pressi della confluenza del fiume Mincio nel fiume Po.

Ore 12.17: sbarca un gruppo di alieni che a giudicare dalle immagini sembrano avere intenzioni pacifiche: forse dei turisti o dei commercianti.

Ore 12.28: le truppe padane muovono all’attacco; degli alieni sbarcati, che nemmeno pensano a difendersi, nessuno resta in vita.

Ore 12.36: l’astronave decolla.

Ore 12.43: la Padania non esiste più; o meglio, la regione padana esiste ancora, ma per un raggio di circa cento chilometri dal punto dello scontro è una vasta distesa di cenere; non esistono più gli edifici, le piante, gli animali e gli uomini.

Adesso stiamo aspettando. Non sappiamo chi fossero gli alieni, né da dove provenissero. Soprattutto non sappiamo se si riterranno soddisfatti considerando che sia una rappresaglia adeguata la distruzione di una regione o vorranno infierire ancora sulla terra, che, lo dobbiamo confessare, non si è mostrata degna di appartenere al consesso universale. Perciò sono stato incaricato di affidare questo comunicato allo spazio, dove forse qualcuno lo potrà un giorno rintracciare e leggere, nel caso in cui più nessuno esista che possa raccontare come sono andate le cose.

Globolandia, 2.4.6.218 d.c.m.

                    Arturo III