Il compleanno dell’Eroe: Michele Montagano compie 100 anni. Auguri!

di Vittoria Todisco

A celebrare in forma istituzionale l’avvenimento – come appunto merita –provvederà questa mattina il sindaco della Città, Roberto Gravina, e nel pomeriggio l’Università della Terza Età e del Tempo Libero, a favore dei propri iscritti, ripercorrerà l’avventura militare e l’impegno civile di questo nostro Eroe . Assente la Prefettura di Campobasso.

Cento anni ben portati se non fosse che la pandemia lo ha privato della libertà di uscire, passeggiare, incontrare gli amici e salutare con quella signorilità che lo contraddistingue qualche bella signora, capace com’è di apprezzarne ancora l’avvenenza. Privazione della libertà diversa, ma non per questo meno dura da quella patita in gioventù, quando catturato dai tedeschi, all’indomani dell’8 settembre del ’43, fu internato per 17 mesi nei campi nazisti e, dal 24 febbraio al 9 aprile del 1945, deportato nel campo di sterminio di Unterluss.  Quante volte abbiamo sentito Michele Montagano raccontare della sua prigionia tuttavia il suo non è mai stato un racconto reso in prima persona. Dopo la liberazione e il ritorno nel suo Molise anche lui, come molti altri, si è chiuso nel mutismo e a chi lo sollecitava a raccontare ripeteva: “è la guerra, che volete, è la guerra capace di rendere gli uomini uguali alle bestie”. Ha cominciato a parlare nel 1995 poi, nel 2005 sollecitato dall’amico, il professor Nicolino De Rubertis che ha raccolto le testimonianze dei reduci molisani del campi di sterminio nazisti: Nicolangelo Ciamarra di Torella del Sannio e Gino Di Domenica di Gambatesa. Insieme, hanno maturato l’idea che era loro dovere farlo per rendere giustizia a coloro che non hanno più fatto ritorno e, quanto mai necessario ed urgente informare i giovani affinché facessero propria la memoria di quell’ignobile dolorosa storia per impegnarsi in modo che non succedesse mai più che il mondo venisse travolto dall’orrore di una guerra. Il loro, come il suo, non è mai stato un racconto rancoroso, pieno di livore. Non ha mai seminato odio tra gli alunni e gli studenti incontrati in Italia e in Germania, il suo è stato un raccontare con il distacco che ogni cronista dovrebbe avere, ma non per questo privo di pathos ed emozione.

 Tutto ha inizio dunque dall’8 settembre del 1943 data che alcuni indicano come “la morte della Patria”. Il giorno prima il generale Badoglio, in gran segreto, aveva firmato con gli alleati la resa che però non significò la fine della guerra, ma l’inizio di una carneficina con il Paese diviso in due: al Sud il governo degli alleati, al Nord la nascente Repubblica di Salò voluta dai fascisti, ma di fatto in mano della Germania nazista.  Si commuove Michele Montagano quando racconta il calvario degli internati italiani in Germania, le umiliazioni, i disagi provocati dalla fame e dal freddo, la paura di poter finire fucilati. E, al tempo stesso si esalta ricordando i valorosi comandanti del campo e gli eccezionali compagni di sventura che con lui rifiutarono l’offerta tedesca, estesa agli ufficiali non di carriera, di lavorare  nelle fabbriche e nelle campagne della Germania in alternativa all’adesione alle formazioni di combattimento della Repubblica Sociale Italiana. “ Negli Oflager Sandbostel e Wietzendorf –  racconta Montagano –  i comandanti sono riusciti a creare  una comunità in grado di vivere profondamente i più alti valori spirituali in un’atmosfera esaltante e solidale. Sono stati capaci di incoraggiare e sostenere le debolezze individuali  moltiplicando le forze morali. Si sono dimostrati compagni di alta statura umana, culturale e religiosa con la parola, l’esempio e il contegno”.

Il 16 febbraio del 1945 i 214 ufficiali italiani internati nell’Oflag 83 di Wietzendorf si rifiutarono, in blocco, di lavorare per i nazisti, operando un vero e proprio atto di sabotaggio. Dal “gruppo” furono prelevati  21 ribelli destinati a passare per armi . Fu allora che 44 ufficiali uscirono dal gruppo dei 214 – compreso lo stesso Montagano – offrendosi volontari al posto dei decimati. Il Comando della Gestapo dopo un lungo consiglio riformulò la pena decidendo di condannare i 44 ufficiali che si erano offerti come volontari alla pena di rieducazione al lavoro traferendoli nel campo di sterminio di Unterluss.

Michele Montagano è oggi un uomo soddisfatto, sereno. L’ambasciatore  di Germania in Italia, Viktor Embling, nel momento in cui gli appuntava sul petto la Croce di Verdienstkreuz 1 Klasse Ordine della Repubblica Federale della Germania, onorificena conferitogli direttamente da Frannk-Walter Steinmeier presidente della Repubblica Federale Tedesca lo ha definito “monumento vivente“. La Città, l’intero Molise, deve sentire l’orgoglio di vivere una terra capace di esprimere uomini di  sentimenti così alti e nobili pur rimanendo persone qualunque. Tutti dobbiamo condividere con Michele Montagano la gioia di un così alto traguardo di longevità, la nostra sarà una gioia intima, espressa non con la leggerezza della festa ma con il pensiero rivolto a quelle centinaia e centinaia di camion che trasportavano le spoglie di una generazione che, insieme a Michele Montagano, hanno costruito, ciascun a proprio modo, la storia democratica del nostro Paese.