Il Cielo si è aperto e non si chiuderà mai più

Battesimo di nostro Signore Gesù Cristo

Commento a Mc 1, 7-15

Con il Battesimo del Signore termina il tempo di Natale e inizia quello ordinario. Questi giorni di festa, con il loro messaggio di speranza e salvezza, dovranno darci la forza per affrontare il cammino che ci separa dalla Pasqua. Questa solennità in particolare, ci fa riflettere sul grande dono del Battesimo, che ci rende figli di Dio e coeredi di Cristo. Gesù è il Figlio, l’amato, colui che dona al padre il suo compiacimento.  Allo stesso modo anche noi con il battesimo siamo figli ed amati, ma daremo gioia a Dio nella misura in cui ci conformeremo alla Parola fatta carne.

+”In quel tempo, Giovanni proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».
Ed ecco, in quei giorni, Gesù venne da Nàzaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. E, subito, uscendo dall’acqua, vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere verso di lui come una colomba. E venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento»+

L’evangelista Marco narra, con il suo tipico stile asciutto ed essenziale, un evento che manterrebbe la sua forza dirompente, anche se gli elementi soprannaturali di questo celebre racconto fossero omessi. Gesù, colui che si dichiarerà  Messia e Cristo, va da Giovanni a farsi battezzare. Curioso notare come il Giordano sia il luogo più basso, non solo di Israele, ma dell’intero Pianeta. La vita pubblica di Gesù parte proprio qui, dalla valle del mondo; Dio pone in questo scenario il primo vessillo, dichiarando suo il luogo più lontano dal cielo. Eppure quel posto era diventato già un santuario; lì Israele aveva attraversato il fiume per entrare nella Terra Promessa, ma un millennio dopo si ritrovava ancora dall’altra parte, sentendosi  esule. Il passaggio che Giovanni incoraggiava a fare ai suoi discepoli era verso una meta spirituale, un paese che sarebbe stato conquistato non con la spada ed il sangue, ma con la santità di vita, lui sì che aveva capito. Sappiamo bene come il Battista avesse braccia aperte ed accoglienti, a lui si avvicinavano ogni genere di peccatori che  intendevano ricominciare una vita nuova attraverso “rito” pubblico di penitenza, ma venivano a lui anche tutti i delusi, coloro che aspettavano di essere riscattati, desiderosi di vedere compiuta la promessa fatta ai padri. Ecco perché Gesù va proprio da Giovanni, che tremante e confuso lo battezza, il Creatore si umilia davanti alla creatura: i cieli non potevano che  “spezzarsi irreversibilmente” (schizomai). Facendosi battezzare nella valle più profonda, Gesù s’addossa il peccato del mondo e libera l’uomo; allo stesso tempo inaugura il Regno, passa il Giordano, entra finalmente nella Terra promessa per primo (la resurrezione), così che anche noi, seguendolo, possiamo. Nessuno si senta escluso le porte sono aperte, chi vuole può varcarle. Da quel momento il battesimo diventa il passaggio verso la Terra Promessa, ed è proprio questo: una grazia invincibile che teme solo la nostra libertà.

Il millenario silenzio di Dio si interrompe quando “una voce venne dal cielo”: Gesù è l’Amato, che ci è stato dato; è la gioia del Padre, che sè ne è privato per noi. Da quel momento la storia di Dio e quella dell’uomo sono indissolubili.

Proprio il Battesimo, amministratoci nel fuoco dello Spirito Santo, imprime il sigillo indelebile di questo amore abissale. Facciamo memoria di questo grande evento, che spalanchi per sempre non solo i cieli, ma anche i nostri cuori.

Felice Domenica

Fra Umberto Panipucci