Il caso Molise su ‘La Stampa’: “Qui si muore a 38 anni e dopo un anno ancora a decidere sul centro Covid”

Tutto a discapito della salute dei molisani. Sembra essere questo il fine ultimo di una vicenda fatta di passaggi, rimpalli, ripensamenti e decisioni mancate che stanno mettendo la nostra regione in ginocchio. L’emergenza sanitaria è ai massimi livelli, soprattutto in basso Molise, dove morire a 38 anni è possibile. Una situazione che ha richiamato anche l’attenzione della stampa nazionale. In un articolo di oggi, 19 febbraio, apparso su “lastampa.it” il giornalista Giacomo Galeazzi ha approfondito la questione. “Una battaglia lunga un anno per decidere la sede del Centro Covid in Molise, dove  la sanità è commissariata e i malati vengono trasportati in elicottero fuori regione-si legge- o, come accaduto a un 38enne, si muore in attesa di un ricovero per la mancanza di posti in terapia intensiva”. Una catena di ritardi, l’ha definita il giornalista, che pesa come un macigno. «Lo abbiamo detto e chiesto per un anno: l’ospedale Vietri di Larino era e resta per noi la soluzione più logica e rapida per dare un Covid Hospital al Molise. Lo potevamo chiamare “Centro Covid” o “Covid hospital”, o anche presidio Covid “a bassa intensità”, ma serviva ad evitare la paralisi totale della nostra già precaria sanità. Dopo un anno trascorso all’insegna dell’assurdo, quanto irresponsabile, braccio di ferro sulla pelle dei cittadini, non ci resta che un’amara, magra consolazione: avevamo ragione fin dall’inizio», affermano i portavoce M5S in Consiglio regionale del Molise sull’approvazione del progetto per un “Covid Hospital” presso il Vietri di Larino. 

«Regione e Asrem (Azienda sanitaria del Molise), che rispondono entrambe alle indicazioni del governatore, a fasi alterne hanno appoggiato o osteggiato la soluzione. E proposto alternative futuribili, pur di ostacolare quanto suggerito da noi, dalla maggioranza in Consiglio, da circa 100 sindaci e dal ‘commissario ad acta’ Angelo Giustini. – continua la nota – L’unico dato di fatto è che hanno gestito malissimo l’emergenza sanitaria. I loro risultati? Hanno paralizzato la sanità in tutta la regione, portando al collasso il Cardarelli, poi il San Timoteo e tutte le altre strutture pubbliche. Non sono stati in grado di curare né i pazienti Covid né quelli ordinari. Hanno spedito fuori regione i politraumi e impedito di curare tantissime altre patologie. Hanno, in sostanza, perso tempo per un capriccio”. E poi ancora: «Ci sono voluti altri due giorni di riunioni al Tavolo di crisi regionale e l’ennesimo viaggio a Roma, ma alla fine il risultato è stato ottenuto: il ministro Speranza ha accettato il Piano emergenziale misteriosamente ritirato l’anno scorso. Un anno di lotta, in cui abbiamo sentito l’affetto dei molisani, che ci esortavano a tenere duro- continuano i portavoce del M5S nel Consiglio Regionale del Molise – Li abbiamo portati simbolicamente all’interno della struttura ospedaliera, per dimostrare l’assurdità di attendere la costruzione ex novo dell’ormai famosa torre Covid presso l’ex hospice del Cardarelli. Una struttura che, secondo le previsioni di Toma, avrebbe visto la luce in 4 mesi. Era metà giugno e siamo quasi a marzo: dopo otto mesi, il doppio, la torre è ancora un cantiere aperto». Nell’articolo è riportato anche l’sos sulla sanità raccontato da Luca Colella, direttore di Primo Piano Molise: «Il Molise per Roma, purtroppo, non esiste. Altrimenti i conflitti tra Regione e struttura commissariale sarebbero stati risolti in un secondo. In Molise la sanità è commissariata dal 2007. Da allora fino al 21 aprile del 2018, il commissario è stato sempre il governatore della regione (dal 2007 al 2013 Michele Iorio del centrodestra e del 2013 al 2018 Paolo di Laura Frattura del centrosinistra). Da aprile a dicembre del 2018 la struttura commissariale è rimasta vacante, il governo non ha nominato nessuno. Sono stati otto mesi di alta tensione tra il governatore, supportato dalla maggioranza, che pretendeva di assumere il ruolo di commissario della sanità, e Palazzo Chigi, fomentato dal Movimento 5 stelle, che imbastiva una serie di misure per estromettere la Regione dalla gestione sanitaria. Il 7 dicembre 2018 sono arrivate la nomine: il generale della Guardia di Finanza, medico, Angelo Giustini commissario, Ida Grossi, dirigente di Azienda sanitaria con una lunga carriera in Piemonte, vicecommissario. Da quel giorno ad oggi è in atto un deprimente braccio di ferro tra la Regione e la struttura commissariale. Non c’è accordo su nulla, o quasi. A discapito della salute dei molisani».