Il Campobasso vola, la C nel mirino: può essere davvero l’anno dei Lupi

CAMPOBASSO. Nel girone F di Serie D è ressa: il Campobasso, lanciatissimo dopo le due vittorie nelle ultime due uscite, è pronto per il rush finale. Basterà, ai molisani? Una stagione da protagonista, per il Campobasso, che si trova in piena lotta per la promozione in Serie C, fermo com’è a quota 49 punti. In totale i risultati utili consecutivi sono 17, frutto di 12 vittorie e 5 pareggi che hanno messo i molisani all’inseguimento di Matelica e dal Sani Nicolò. Quel che è certo è che il Campobasso ha dalla sua le potenzialità per tirare fino alla fine: qualità, senza dubbio alcuno, ma anche e soprattutto quantità, che in certi campionati, duri e rognosi in termini di impegno fisico-mentale, fa la differenza. Il Campobasso, che ora vola sulle ali dell’entusiasmo, deve crederci. Alla fine l’impresa Serie C, priorità dichiarata da parte della società e del patron Gesuè, è lì ad un passo per essere compiuta.
Avrebbe, una promozione, il sapore di quello storico quinquennio in Serie B: in cadetteria, il Campobasso 1982-87 fu la vera rivelazione, anche a discapito della Juve, sconfitta per 1-0 in Coppa Italia ai tempi.
Imperativo crederci, assolutamente, per tornare nel gotha del calcio e proseguire un progetto che, dal 2014, ha prodotto solo risultati positivi: una città intera, dopo 4 fallimenti in 23 anni, è pronta a sognare. Anche perché la Serie D, per una società che ha ambizioni, è una categoria che in Italia sta stretta e anche troppo. Una categoria, dicevamo, spesso bistrattata e relegata ai margini del calcio che conta. E questo lo si comprende da una serie di fattori. Il primo e più importante è chiaramente economico: stando alle indicazioni della Lega Nazionale Dilettanti, che regola i campionati di D, un calciatore in categoria non può guadagnare oltre una certa cifra, che è pari a circa 30.000 euro.
Nemmeno una piccola porzione di una fetta che, salendo di categoria, è molto più grossa. C’è un abisso già con la sola Serie C, figurarsi con la Serie B, meno competitiva delle altre “colleghe straniere” ma comunque ben assestata. E con la Serie A? Il distacco a livello di stipendi diventa siderale: la sola Juve, che ha la punta dell’iceberg in Cristiano Ronaldo (che guadagna 31 milioni netti a stagione), ha un tetto ingaggi di 276 milioni di euro, con ben 7 giocatori nella top 10 degli stipendi più alti della Serie A. Il Napoli tocca quota 100, pagando il solo Kalidou Koulibaly circa 6 milioni a stagione. L’Inter paga Lukaku quasi 8 milioni mentre il Milan lascia a Donnarumma sei milioni annui, bonus esclusi. Juve, Milan, Inter, Napoli e Roma, da sole, totalizzano per monte ingaggi 726 milioni di euro. Basterebbe un quarto di questa cifra per rendere gli altri campionati, alla mercé di quello maggiore, veramente competitivi e soprattutto attraenti. Cifre e mondi diametralmente opposti.

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