Il calcio sprofonda

di Sergio Genovese

Ci sono amici miei che continuano ad accostare il calcio ai sogni infantili per rappresentarne la purezza e la leggerezza  che riconduce il cervello a sviluppare endorfine come se si divorassero decine e decine di tavolette di cioccolato. Insomma il calcio ancora domina i piaceri e i dispiaceri degli amici con il capello grigio. Dispiace onestamente che tutti si fermano al primo piano senza arrivare in mansarda con tanto di ascensore. Seguendo le partite domenicali in TV con la complicità del maltempo, ho ancora una volta fatto riscontro di ciò che gli altri non notano per arrivare a disgustarmi.  Decine di professionisti, lautamente pagati, hanno data vita allo spettacolo folcloristico della simulazione finita in una centrifuga. Allo spettacolo dei viziati si aggiunge puntualmente la irascibilità di tutti gli allenatori, salvo qualche eccezione. Ad ogni inversione anche di un fallo laterale succede il putiferio, Mourinho, di nuovo espulso,  è l’intollerabile per eccellenza ma Gasperini, Allegri e tutta la ludica compagnia non sono da meno. Uno scenario simile a quando ventenne con la Petacciatese di Di Mascio e Bruscino partecipai all’eccellenza campana dove ad ogni partita davvero si rischiava  la propria incolumità.  Era il 1976. Su quei campi infuocati, pieni di gente,  gli allenatori protestavano  stuzzicati dal pubblico di casa perché se il risultato non si sbloccava a loro favore  bisognava  fare ammuina per creare tensione attorno all’arbitro. Sui campi lussuosi della nostra serie A succede tutto questo! Al corollario aggiungiamo che non c’è uno dei fenomeni che per darsi arie da uomini che usano il dopo barba giusto, sputano di continuo, si crogiolano di farsi inquadrare in mutande nello spogliatoio perché quelle immagini se hanno un beneficio per le Società  e di conseguenza per gli stessi giocatori, non rappresentano certo una pubblicità progresso per un calcio che si vorrebbe più umanizzato e meno spettacolarizzato.  I direttori di gara non hanno precise informazioni da applicare per chi simula, molto spesso lasciano incredibilmente impuniti certi comportamenti. Come non censurare le abitudini consolidate nel momento di un intervento della VAR. Ai tatuati viene consentito di fare assembramenti nel tentativo di tirare la giacchetta (nera) di qua o di là. Gli organi direttivi dovrebbero intervenire ma in questo momento l’AIA ha molti problemi. La vicenda di Rosario D’Onofrio   che due anni fa era stato nominato  Capo della Procura  dell’AIA nonostante alcuni problemi con la giustizia che si sono ripresentati in questi giorni e  rischiano di  coinvolgere, suo malgrado,  anche il Presidente federale Gravina che in questo caso non c’entra nulla essendo Trentalange nella piena autonomia di fare certe scelte che in verità dovevano essere maggiormente valutate. La cervellotica scelta di fare il mondiale d’inverno che fermerà il campionato di serie A per oltre un mese è la ciliegina sulla torta per un movimento che da anni cerca di darsi un nuovo aspetto organizzativo che i continui veti ora di una lega ora dell’altra, continuano a fermare. Non so se il Presidente Gravina, ben animato, ce la farà. La prima revisione dovrà riguardare gli attori principali che vanno convinti per essere esempi positivi di fatto e non  per slogan. il gesto di fair play del fine partita al momento è solo oleografico. La prima riconversione dovrà partire da loro. Qua la faccenda si fa dura…