Il calcio ed il Covid: è stato giusto ripartire?

«Non credo sia una domanda peregrina chiedersi se è stato giusto ripartire con il calcio, peraltro a porte chiuse ,e con la curva epidemiologica decisamente in calo, ma non del tutto eliminata. Il partito dello stop a tutto lo sport, calcio compreso, in tempi di pandemia era cresciuto a vista d’occhio, annoverando tra le sue fila esponenti illustri,tra cui spiccava il massimo esponente dello Sport Italiano (Malagò),che, seppur parlando diplomaticamente sempre di piano” B” che il calcio doveva prevedere, probabilmente non era così favorevole alla ripartenza, considerato lo stop di tutti gli altri sport professionistici italiani,e quello calcistico in ambito europeo ,di nazioni importanti come la Francia . Aldilà delle piroette dialettiche del ministro Spadafora,la cui strategia era finalizzata esclusivamente ad accrescere il suo consenso politico ( volontà di apparire come il vero salvatore della patria pallonara), l’unico che non ha mai smesso di credere nella ripartenza, è stato il Presidente della FIGC Gabriele Gravina. Ci credeva a tal punto ,da dichiarare al noto programma televisivo “Che tempo che fa” condotto dal celebre giornalista Fazio : “caro Fazio, non sarò io il becchino del calcio italiano!!”.

Ci si potrebbe domandare : ma era così importante far ripartire questa palla che rotola..?

Qualche numero ritengo sia utile per certificare quella che poi non credo sia solo una passione sportiva. Ammonta a 4,7 miliardi di euro il fatturato diretto generato dal settore, con ben 1,2 miliardi incamerati dal nostro fisco. L’Italia, produce il 12% del Pil del calcio mondiale. Ma non è finita: sono 32,4 milioni le persone che si dichiarano interessate allo sport. Numeri questi, facilmente verificabili e pubblicati dalla FIGC nel suo bilancio integrato del 2018. Così, credo, si intuiscono meglio le parole rilasciate a Fazio dal dirigente di origine Tarantina che, per distacco, è il vero vincitore della battaglia per la ripartenza del calcio ai tempi del covid. Così, han potuto tirare un sospiro di sollievo i milioni di appassionati che, seppur costretti a seguire il loro amato sport dal solo tubo catodico, l’han presa credo, come un pezzo della nostra vita che torna al proprio posto.

Perché il calcio per chi lo ama, è come l’amore, come mangiare, leggere un libro, addormentarsi la notte. Insomma, cose irrinunciabili. E, a maggior ragione in tempo di Covid, scusate se è poco».

Francesca Arbotti