I colpi di calore non sono più (solo) roba da vecchi

di Marianna Meffe

L’estate a Campobasso è cominciata con livelli di massima allerta sin dai primi di giugno.

Ma i picchi di calore non diminuiranno affatto: già domani 28 giugno, con l’arrivo di Caronte, a Campobasso è segnalato un caldo da bollino rosso, così come a Cagliari, Civitavecchia, Firenze, Frosinone, Latina, Napoli, Palermo, Perugia, Reggio Calabria, Rieti e Roma. E la lista nei prossimi giorni si allungherà ancora. (fonte: RAI televideo)

Il bollino rosso indica il livello 3 di allerta, che significa condizioni di forte disagio bioclimatico e di emergenza (rischio di colpo di calore), con possibili effetti collaterali non solo sulle categorie più fragili.

È questione di termodinamica: raggiunti determinati livelli di temperatura e umidità, per il corpo umano la traspirazione diventa fisicamente impossibile, impedendo quindi una corretta regolazione della temperatura corporea, che si innalza fino a raggiungere limiti estremi, che possono portare alla morte anche il più sano dei soggetti.

Le condizioni perché ciò si verifichi, secondo questo recente studio, non sono neppure così improbabili: bastano un’umidità relativa del 95% e temperature sopra i 35° (temperatura che ormai per noi al sud è diventata quasi la norma in estate) perché il corpo vada in ipertermia.

E i soliti consigli del telegiornale potrebbero non essere più sufficienti: i colpi di calore avvengono anche tra le persone giovani, senza patologie pregresse e sufficientemente idratate.

Cosa fare quindi? Prevenire, sicuramente, con i mezzi che conosciamo: restare all’ombra , idratarsi, evitare di uscire nelle ore più calde.

Ma non è una reale soluzione: agire alla base contro il riscaldamento globale è a lungo andare l’unico metodo veramente efficace per salvarci.

Eppure, dovremmo rallegrarci: questa è l’estate più fresca dei prossimi trent’anni. Al contrario di noi, l’emergenza climatica non andrà di certo in vacanza.